10 cose che (forse) non sai sulle legioni di Roma

La storia dell’esercito che per 1.000 anni dominò il mondo.

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Il nome. Il termine legio deriva da lego, che significa raccogliere, scegliere. La legione era dunque una selezione di uomini adatti al mestiere delle armi.

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Centurioni. Secondo alcuni studiosi, Gaio Mario è il responsabile della nascita dell’esercito professionale. Fu lui, attorno al 100 a.C., a trasformare l’organizzazione della legione, rendendola una robustissima macchina da guerra. È in questa fase che assumono sempre maggiore importanza i centurioni che formavano i quadri intermedi della gerarchia militare. Ogni centurione comandava la centuria, composta da 100 fanti fino al 350 a.C. e in seguito 60/80 fanti.

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Insegne. Sempre alla riforma mariana dobbiamo l’introduzione dell’aquila come insegna delle legioni. Ogni legione, inoltre, aveva un simbolo proprio. Per esempio, la Legio I Iitalica, costituita da Nerone nel 67 e di stanza in Gallia aveva come simbolo il cinghiale. La lupa con i gemelli, invece, era il simbolo della Legio II Italica, istituita da Marco Aurelio.

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Stipendio. Lo stipendium era piuttosto magro, ma l’assegnazione di terre a fine carriera faceva di un veterano un piccolo possidente.
Nell’illustrazione, questo Miles legionarius gravis armatura, vexillatio legionis III flaviae felicis, di epoca traianea, indossa la corazza entrata nell’immaginario collettivo.

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Maratoneti. Di norma un legionario romano era in grado di percorrere 20 miglia (30 km) in cinque ore, al passo ordinario (gradus militaris) e con equipaggiamento completo (cibo, attrezzi, corazza, elmo, scudo, gladio e pilum: in totale 35 kg!).
Aumentando la cadenza di marcia al cosiddetto passo veloce (gradus plenus) poteva arrivare a percorrere nello stesso tempo 24 miglia (35,5 km). Le cinque ore di marcia giornaliere costituivano in media il tempo necessario per compiere il cosiddetto iustum iter, ovvero la marcia di trasferimento ordinaria, senza pressione del nemico o urgenze particolari.

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Il campo di marcia. Mentre lo allestivano, i legionari lavoravano in pieno assetto da battaglia, con scudo, pilum ed elmo a portata di mano.
Gli accessi al campo, pur realizzati e presidiati con cura, erano concepiti per consentire rapide e massicce sortite. Infatti la strategia di attacco e la filosofia tattica dell’esercito romano prevedeva l’immediato impegno frontale delle forze nemiche, anche in condizioni di inferiorità. Insomma, "tutti fuori, veloci e all'attacco".

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Inarrestabili. Le legioni erano maestre nell’arte di affrontare una battaglia campale grazie alla loro disciplina, all’addestramento e all’efficace schieramento. Ma col tempo si sono dimostrate insuperabili anche nell’arte dell’assedio. Alcune macchine da assedio erano così imponenti che per manovrarle occorrevano anche 100 uomini.
Nell'immagine (che puoi ingrandire), l'Elepoli, una torre semovente costituita da tralicci di legno, ricoperta di pelli e materiali ignifughi, spinta da serventi o trainata da buoi, a più piani; vi trovavano posto macchine da lancio, arieti, e soprattutto soldati armati pronti a varcare le mura e raggiungere gli spalti tramite una passerella mobile azionata a mo’ di ponte levatoio all’altezza delle merlature. Secondo Vitruvio, la sua altezza andava dai 28 ai 50 m.

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La giornata del legionario. Fatica e rigore segnavano le attività del miles romano. Sveglia prima dell’alba, colazione ( prandium) a base di cereali e pane accompagnati da vino o birra e adunata dove venivano assegnati i compiti per ciascuna centuria. Assegnati i ruoli per la giornata, i soldati si dividevano e raggiungevano i loro incarichi. I turni di servizio erano dei più vari, dalla guardia del castrum alla scorta al prefetto, da coloro che venivano assegnati all’ospedale ai malcapitati a cui toccavano i turni ai bagni e alle latrine, dalla cura degli animali agli infiniti lavori, come la costruzione di strade e opere civili, fino alle faccende di manutenzione. Chi non aveva servizi particolari si addestrava e marciava. Quando si era in missione, finita la marcia, ci si dedicava alla costruzione del campo protetto. Era un’operazione che richiedeva due o tre ore di tempo, fondamentale per la sicurezza degli uomini.

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L’addestramento. Gli uomini della legione che non avevano servizi particolari o che li avevano completati si addestravano con un intenso programma fisico di esercizi nell’adiacente Campo di Marte. Si cominciava col ripetere esercizi con armi di legno su pali, fino a organizzare vere e proprie simulazioni di battaglie. Non mancavano le manovre per impratichirsi con le complesse formazioni d’attacco, o le assegnazioni all’artiglieria.

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Cena e riposo. Nel campo provvisorio o in una stabile fortezza, la giornata finiva all’imbrunire. Tra i propri compagni di contubernium si preparava la cena, che non era diversa dalla colazione ma a volte prevedeva un po’ di carne, solitamente suina e bovina; a seconda della latitudine poteva essere anche ovina, avicola o selvatica, se qualcuno durante la giornata si era dedicato alla caccia. Dopo cena si era liberi di giocare, di discutere e, con certi limiti, di andare a trovare “compagnia”. Poi ci si addormentava nel proprio giaciglio; sicuramente a terra quando si era in tenda, forse in letti a castello nelle guarnigioni.

Il nome. Il termine legio deriva da lego, che significa raccogliere, scegliere. La legione era dunque una selezione di uomini adatti al mestiere delle armi.