Alieni: se la vita c'è, non sopravvive a lungo

Per svilupparsi e consolidarsi, la vita ha bisogno di condizioni molto particolari. E improbabili.

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I pianeti abitabili sono tanti, ma quanti hanno offerto una chance alla vita?|Nasa

È da oltre 50 anni che cerchiamo segnali di vita intelligente nelle profondità dell'Universo, puntando i nostri più potenti radiotelescopi per ascoltare eventuali messaggi Spazio profondo. Ma niente. Solamente in un'occasione, nel 1977, fu captato un segnale - oggi noto come WOW! - che faceva pensare a un tentativo di comunicazione. Ma non ci fu conferma e non c'è tutt'ora.

Allora la vita esiste solamente sulla Terra?
In fondo, potrebbe anche essere così.

Secondo un'ipotesi avanzata da astrobiologi dell'Australian National University, la vita su eventuali pianeti abitabili sarebbe assai breve e si estinguerebbe con facilità. Ecco perché ipotetiche "civiltà intelligenti" sarebbero molto, molto rare, e ancor più difficili da scovare: la causa è la fragilità della vita ai suoi primordi, facilmente distrutta dai cambiamenti climatici che interessano la maggior parte dei pianeti sul nascere.

 

Spiega Aditya Chopra, autore della ricerca: «Sappiamo che l'Universo è ricco di pianeti abitabili. Così verrebbe da pensare che vi sia un brulicare di alieni. In realtà la vita, ai suoi inizi, è molto delicata e difficilmente riesce a sopravvivere agli eventi climatici primordiali che avvengono su un pianeta da poco nato. La maggior parte degli ambienti planetari sono inizialmente instabili: perché un pianeta possa essere effettivamente abitabile, vi deve essere, per esempio, stabilità atmosferica, condizione che si raggiunge grazie a un effetto serra, con acqua e anidride carbonica che rendono le temperature di superficie adatte alla vita stessa».

Esisteranno davvero civiltà aliene intelligenti? La ricerca australiana spegne molti entusiasmi. | waterproof studio

Secondo il ricercatore, la combinazione di fattori che portano all'evoluzione e, soprattutto, al consolidamento della vita sono così tanti e interconnessi che la loro probabilità è molto bassa.

 

Batteri sì, dinosauri no. Circa quattro miliardi di anni e mezzo or sono i pianeti rocciosi del Sistema Solare quali Venere, la Terra e Marte (Mercurio era troppo caldo fin dall'inizio) potevano essere tutti abitabili. Ma nell'arco di circa un miliardo di anni dalla loro nascita, Marte è diventato molto freddo, Venere si è trasformato in una fornace, e se mai ci fu un abbozzo di vita, si è rifugiata ben sottoterra. Così, se anche Marte e Venere conobbero iniziali forme di vita, questa non ha avuto l'opportunità di consolidarsi per via delle rapide mutazioni delle condizioni ambientali.

 

 

Zero marziani. Sulla Terra, invece, la vita è riuscita ad avere un ruolo di primo piano nella stabilizzazione del clima, ecco perché si è evoluta fino all'uomo. Questo spiegerebbe, secondo Chopra, perché è così difficile trovare segnali di vita aliena intelligente.

L'insieme delle cause che portano all'estinzione di possibili alternative di vita prima che possa evolversi a livelli più alti è il collo di bottiglia di Gaia, la cui conseguenza è disarmante: potremo trovare, e probabilmente troveremo, numerose forme di vita fossile su altri pianeti, ma saranno tutte microbiche. Se l'ipotesi di Chopra è corretta potremmo persino essere unici nell'Universo.

22 Gennaio 2016 | Luigi Bignami