L'androide se n'è andato

In memoria di Rutger Hauer, morto il 19 luglio scorso, e di una sua memorabile interpretazione: ecco i bastioni di Orione e le porte di Tannhäuser.

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Illustrazione: Betelgeuse e la sua fotosfera. Nel riquadro, Rutger Hauer interpreta l'androide Roy Batty in Blade Runner: la scena è quella del celebre monologo finale. | ESO/L. Calçada per Betelgeuse - Rutger Hauer in Blade Runner

Negli ultimi istanti della sua vita da androide, Roy Batty (Rutger Hauer) si aggrappa ai suoi ricordi:

 

Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.

 

Piccole cellule di memoria sintetica che, svanendo, vogliono raccontare... che cosa? Dovremmo pur saperlo, noi, che siamo in quel 2019 immaginato da Ridley Scott per il mondo scuro e cupo in cui si dipana la storia di un Blade Runner, un cacciatore di androidi, nella fattispecie Rick Deckart (Harrison Ford), chiamato a "ritirare dal servizio" un manipolo di androidi giunti sulla Terra da chissà dove per reclamare il diritto di vivere. Non finirà bene, per loro.

 

Da chissà dove. Alla fine, una traccia di ciò che hanno fatto e visto nella loro vita regolata su 4 anni l'abbiamo in quelle poche parole pronunciate da Roy Batty prima di spegnersi. I bastioni di Orione: un modo per indicare la spalla della costellazione di Orione, la mostruosamente grande stella Betelgeuse, una supergigante rossa variabile a 600-650 anni luce da noi, la seconda stella più luminosa della sua costellazione e la decima più luminosa del cielo notturno, visibile alle nostre latitudini durante l'inverno.

 

Non è la stella più grande del cosmo, ma se la mettessimo nel nostro orticello, al posto del Sole, occuperebbe tutto lo spazio fino all'orbita di Giove.

 

Questo gigante e la sua intera nebulosa hanno dunque fatto da sfondo alle guerre combattute da Roy Batty in nome della multinazionale che l'ha costruito: dalla Terra, lo sguardo si spinge fino a lì vicino solamente grazie agli strumenti dell'ESO, l'European Southern Observatory (vedi su focus.it).

 

Tannhäuser. Ecco, di Tannhäuser Roy Batty non ha fatto in tempo a dirci nulla: è morto prima, così non sappiamo dov'è, dove si affacciano le sue porte né qual è la natura di quei misteriosi raggi B che balenavano ovunque, da quelle parti. Nel nostro 2019, lì non ci siamo arrivati.

 

25 luglio 2019 | Raymond Zreick