Mistero

Il giallo (irrisolto) di Olof Palme: omicidio politico o gesto di uno squilibrato?

Chi era l'assassino senza volto di Olof Palme? Dopo mille congetture, mitomani e false confessioni la morte del premier della sinistra svedese resta un mistero.

Dietro l'assassinio nel 1986 del premier svedese Olof Palme, icona della sinistra mondiale, la pista politica sembra la più ovvia. Forse però non è così: indaghiamo la vicenda attraverso l'articolo "Omicidio politico" di Marco Ventura, tratto dagli archivi di Focus Storia.

Una serata qualsiasi. Un uomo e una donna, marito e moglie, indugiano dopo essere usciti dal cinema nel gelo di fine febbraio a Stoccolma. Sono stati al Grand, hanno visto I fratelli Mozart (di Suzanne Osten) insieme al figlio e alla fidanzata, si sono appena dati la buonanotte. Si incamminano verso la fermata della metropolitana per tornare a casa. Attraversano la strada, si fermano davanti alla vetrina di un negozio di colori. Pochi secondi, e proseguono.

Il delitto. È a quel punto che alle spalle dell'uomo si materializza l'ombra che li seguiva; ha una pistola in mano, una Smith & Wesson 357 Magnum, la punta alla schiena dell'uomo e a bruciapelo, a non più di dieci centimetri, fa fuoco. Un attimo e la canna è rivolta contro la donna. L'ombra spara ancora. Erano le 23:21 e 30 secondi del 28 febbraio 1986. A terra, in una pozza di sangue, agonizzava il premier svedese Olof Palme. La moglie, accanto, quasi non si rese conto di essere stata ferita pure lei, di striscio. Urlava e invocava aiuto. Non si staccò dal marito fino alle 6 del mattino, quando l'uomo venne dichiarato morto.

ICONA DELLA SINISTRA. Sveavägen è la strada che Palme percorreva abitualmente per raggiungere la sede del Partito socialdemocratico. Ma a quell'ora pochi erano i passanti, inconsapevoli di essere inciampati nella Storia. Controverso, carismatico, Palme era famoso per le posizioni contro la guerra in Vietnam, per il dialogo con l'Urss in piena Guerra fredda e in rapporti con la Cuba di Castro. Era un'icona della sinistra mondiale, anche grazie al supporto alla lotta all'apartheid in Sudafrica e alla strategia fiscale in patria, il welfare "dalla culla alla tomba".

Killer senza volto. L'ombra, che si dileguò, restò invece un killer senza volto. Un condannato in primo grado, a un certo punto reo confesso, venne assolto. Resta un sospettato, non perseguibile perché nel frattempo si è suicidato (nel 2000).

INDAGINI DA RECORD. L'assassinio di Palme è un mistero, a cui l'autore Thomas Pettersson ha dedicato il libro The Unlikely Murderer ("L'improbabile assassino"). Il libro è in sintonia con quanto dichiarò il procuratore Krister Petersson nell'ultima conferenza stampa di giugno 2020.

«Il primo sospettato è Stig Engström, ma essendo morto non posso incriminarlo. Perciò ho deciso di interrompere le indagini. Dopo 34 anni, è difficile immaginare di ottenere nuovi elementi. Abbiamo fatto il possibile. Molte circostanze indicano Engström. Se fosse vivo, non sarebbe in grado di darci spiegazioni soddisfacenti delle sue azioni. Avremmo avuto prove bastanti per arrestarlo».

Dispiegamento di forze. L'inchiesta fu più corposa di quelle dell'omicidio Kennedy e di Lockerbie messe insieme: 10.225 soggetti interrogati, 87.318 documenti su singole persone, un archivio di 250 metri quadrati, un costo di 41 milioni di dollari (più 5 promessi per una soffiata sull'assassino). La Svezia ha prorogato la legge sulla prescrizione dell'omicidio oltre i 25 anni, apposta per Palme. Le indagini riguardarono 90mila persone, 40mila con nome e cognome. Schedati oltre 4mila veicoli. Arrivarono, puntuali, anche 134 confessioni, di cui 29 davanti alla polizia.

IL GIALLO. Il giallista Stieg Larsson (autore della trilogia Millennium), meno di un mese dopo l'agguato scrisse a Searchlight, periodico britannico. "Quest'omicidio è sconvolgente per come la storia si avvita di continuo su sé stessa, cambia bruscamente direzione e origina nuove sconcertanti scoperte, per poi mutare ancora". Possibile che un capo di governo venga ucciso, si chiedeva Larsson, senza che si avesse una minima idea del colpevole? Si era ritrovato lui stesso in lacrime, per lo shock. "La posizione della vittima, l'incidenza politica, l'assassino senza volto, le congetture, le piste che non portano a nulla, le dicerie, i pazzoidi, quelli che 'io l'ho sempre saputo', le telefonate e le soffiate anonime, gli arresti, la sensazione che si ha quando si crede che i conti stiamo per quadrare e invece si approda solo al nulla".

Congetture. E poi la confusione investigativa e le testimonianze contraddittorie. A uccidere fu un singolo o un gruppo? Si trattò del gesto di uno squilibrato o di un complotto? "Il proiettile è penetrato al centro della schiena, tranciando la spina dorsale, devastando i polmoni, lacerando la trachea e l'esofago, e ha lasciato un foro di uscita abbastanza ampio da contenere un cappello".

Retroscena politico. Al mattino, Palme aveva sconfitto a tennis un amico. Poi la scorta lo aveva accompagnato a Rosenbad, il palazzo del governo. Qui aveva incontrato l'ambasciatore iracheno sui retroscena del traffico d'armi verso Teheran e l'India (lo racconterà nel 2005 Jan Bondeson nel libro Sangue sulla neve). Commesse favorite dall'amicizia di Olof con Rajiv Gandhi. A insaputa del premier, i trafficanti avevano oliato la burocrazia indiana.

A pranzo si presentò "furioso e sconvolto". Fece un'intervista, ma rifiutò una fotografia davanti alla finestra. "Meglio di no. Non sai mai cosa ti aspetta là fuori".

Ultime ore. Rientrando a casa alle 18:30, Lisbeth gli disse dei programmi per la serata. Olof intanto aveva licenziato la scorta. La decisione di andare al cinema fu presa alle 8 di sera, nessuno poteva conoscerla. Le perquisizioni in casa Palme e dal figlio non evidenziarono cimici. Larsson suggerì la pista dell'estrema destra e tra gli indiziati il trentatreenne Victor Gunnarson sembrava un perfetto sospettato: odiava il premier, lo seguiva nei comizi e quella sera si trovava nei dintorni. Aveva un berretto grigio e un giaccone (i testimoni descrissero un uomo alto un metro e ottanta, col giaccone sotto le ginocchia, un cappello con paraorecchie e un borsello). E sapeva maneggiare le armi. Ma l'ipotesi sfumò e Victor finì, anni dopo, ammazzato in un triangolo d'amore.

Ipotesi Sudafrica. Altra pista di Larsson era il Sudafrica: "l'Apartheid non può essere riformato, va abolito", affermava Palme, mentre i finanziamenti all'African National Congress di Mandela arrivavano dalla Svezia tramite la Svizzera. Nel 1996, un ex colonnello della polizia sudafricana, Eugene de Kock identificò nel killer un agente segreto, Craig Williamson. Una missione in Sudafrica però non diede risultati.

ERRORI E LEGGEREZZE. La polizia commise errori su errori. Impiegò ore prima di transennare il luogo dell'assassinio. Non attivò piani per la caccia al killer. Diffuse l'identikit di una testimone che non aveva visto il vero assassino. A vuoto andarono anche le ricerche sulle pistole compatibili. L'arma del delitto non venne mai trovata. Emersero una pista cilena, una che rimandava alla Cia attraverso la P2 di Licio Gelli, un'altra a un tale identificato come GH, che non solo possedeva una Smith & Wesson 357 Magnum, ma aveva perso il porto d'armi dopo aver sparato nel televisore (a Palme).

dietrologie. Immancabile, la pista della cospirazione di destra interna alla stessa polizia, poi quella del Pkk curdo di Öcalan che nell'aprile 2001 accusò dell'omicidio il ramo dissidente creato dall'ex moglie. Vi fu pure un arresto: Christer Pettersson, un ubriacone che si aggirava nel centro, riconosciuto da Lisbeth in un confronto che fu determinante sia per la condanna in primo grado, sia per l'assoluzione in secondo. Lisbeth seppe dalla polizia che Christer – il quale vistosamente sbandava nel riconoscimento – beveva.

False testimonianze. Infine, Stig Engström, grafico della compagnia di assicurazioni Skandia a un passo dal Grand.

Si fece intervistare, disse di avere aiutato due ragazze a tenere in vita Olof. Era un testimone, ma non venne interrogato. Non subito, almeno. Ai media diede versioni via via diverse, anche da quelle di altri testimoni. E mentì su quando e quante volte quella sera era uscito dalla Skandia. Avrebbe potuto vedere la famiglia Palme entrare al cinema. E tornare al termine del film. Se non per i tribunali, almeno per i libri di Storia questa sembra la soluzione più verosimile per un omicidio ancora irrisolto.

Questo articolo è tratto da Focus Storia. Perché non ti abboni?

28 febbraio 2024 Focus.it
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