I paradisi delle diverse religioni

Cristiani, ebrei, musulmani, induisti: tutti descrivono, a modo loro, i luoghi dove i giusti si incontreranno dopo la morte. Eccoli. Per un approfondimento maggiore leggi l'articolo

Ebrei. Nei testi dei rabbini il paradiso viene descritto come un recinto di rose e mirti, in mezzo al quale si erge l’Albero della vita. Un paradiso di pura spiritualità, nel quale il massimo piacere è passeggiare in compagnia di Dio.

Cristiani. Il paradiso dei cristiani viene descritto nella Genesi e nell’Apocalisse di Giovanni dove si descrive la Gerusalemme celeste: circondata da mura solide, custodite da angeli, con al centro il trono di Dio e l’Albero della vita. Tuttavia, anche dopo la Bibbia, molti santi e teologi sono tornati sull’argomento. Si arriva con un corpo “in forma”, secondo Sant’Agostino. È un giardino fiorito presieduto da Maria, angeli a disposizione e scala che conduce alla Santissima Trinità, secondo Savonarola. Poi però la Chiesa ha preferito frenare l’immaginazione dei credenti e ricondurre la localizzazione del paradiso tra i misteri della fede: il paradiso è un luogo del cielo dove avviene la comunione con Dio. «Questa comunione beata con Dio e con tutti coloro che sono in Cristo supera ogni possibilità di comprensione e di descrizione», recita il Catechismo della Chiesa Cattolica.

Musulmani. Nel Corano i musulmani pii di entrambi i sessi entrano in un giardino di piaceri, il Gan Eden: il clima è buono, l’acqua abbonda, e così frutta, carne e miele. Ci sono vergini bellissime, le urì, per allietare le giornate ma anche tutti i propri cari.
Nell'immagine, Maometto, guidato dall'arcangelo Gabriele, sale in Paradiso.

Buddisti. La Terra Pura è il luogo dove si ritrovano i devoti del Buddha Amida: è cosparsa di laghi e fiori di loto e gli eletti hanno abiti splendidi. Non ci sono donne umane, ma solo ninfe, le apsaras.
In realtà però la concezione del buddhismo classico (600 avanti Cristo) è un po' diversa: il Buddha non parla del “dopo” perché quello che conta è la liberazione dal dolore dell’esistenza. La felicità, cioè il nirvana, è la fine delle continue rinascite, il nulla.

Induisti. Esistono diversi paradisi, tra i quali quelli di Visnu e di Shiva. Sono luoghi da dove, dopo un breve soggiorno, si torna sulla terra, in una nuova vita.
Nel Vaikhunta, il paradiso di Visnu, ci sono solo corpi perfetti, in un ambiente sfavillante di mille colori, tra fiumi di vino e laghi di burro. Si mangia di buon appetito e si fa l’amore senza stancarsi.

Pellerossa. Per i nativi americani l’aldilà è il proseguimento della vita terrena, ma senza più affanni. Quindi il paradiso è fatto di praterie, bisonti da cacciare e tante fonti d’acqua. Ma la gioia massima è che in paradiso si possono incontrare gli antenati.
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Taoisti. Secondo il taoismo cinese gli immortali vivono sulle montagne, non mangiano ma aspirano vento e bevono la rugiada. Per muoversi montano su nubi di vapore o su draghi volanti.

Vichinghi. Il paradiso vichingo si chiama Valhalla ed è un palazzo situato in cielo. Secondo la tradizione vi accede soltanto chi muore da eroe. Le anime vengono condotte dalle “valchirie” (donne a cavallo) in questa splendida residenza di Odino in attesa della battaglia finale contro il male. Per prepararsi ogni giorno combattono nelle pianure di Ásgarðr, organizzando giostre cavalleresche, e ogni sera le ferite si rimarginano, le membra si ricompongono e i guerrieri ritornano nel palazzo di Valhalla per banchettare.

Antichi Egizi. Con la barca solare si arriva al regno dei morti dove Osiride presiede 42 giudici che devono pesavare il cuore dei defunti. Se leggero, per mancanza di colpe, si è ammessi. Altrimenti si muore per sempre. Tuttavia l'aldilà è un ambiente oscuro, dal quale però si ritorna dopo un certo periodo. Per questo bisogna conservare il corpo intatto con la mummificazione.
Nell'illustrazione, un sacerdote recita l’ultima preghiera prima che la tomba del faraone venga sigillata.

Antichi Greci e Romani. Dopo la morte tutte le anime buone (quelle amate dagli dei) vanno nei Campi Elisi. Anche gli antichi romani hanno ripreso questa tradizione. Come scriveva Omero, nei Campi Elisi gli uomini vivono tranquilli, non c’è neve, pioggia o freddo e spira una brezza di zefiro costante.
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Ebrei. Nei testi dei rabbini il paradiso viene descritto come un recinto di rose e mirti, in mezzo al quale si erge l’Albero della vita. Un paradiso di pura spiritualità, nel quale il massimo piacere è passeggiare in compagnia di Dio.