Mistero

Gli Yeti? Per la scienza, non esistono. Ma la loro ricerca apre un altro mistero

Le prove che abbiamo dell'esistenza degli "abominevoli" sono inconsistenti. Ma dietro a questo mito potrebbe esserci una curiosa pagina dell'evoluzione degli orsi polari e dei loro "cugini" in Asia centrale.

Chi ha sempre sperato di leggere, un giorno, dell'esistenza dell'abominevole uomo delle nevi dovrà rassegnarsi. Le "prove" portate finora sui presunti "incontri ravvicinati" con questa creatura si sono rivelate un grande fake.

A passare in rassegna i campioni di peli di volta in volta attribuiti agli yeti è stato Bryan Sykes, autorevole professore di genetica dell'Università di Oxford che è riuscito a pubblicare uno studio a cui in molti darebbero l'IgNobel niente meno che su Proceedings of the Royal Society B. La ricerca della mitica creatura infatti, ha portato a una scoperta inaspettata che non riguarda Bigfoot, ma gli orsi himalayani.

Gli avvistamenti (clamorosamente falsi) dell'uomo delle nevi
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Una larga adesione. La scoperta ha origini lontane: nel 2012, i ricercatori dell'Università di Oxford e del Museo di Zoologia di Losanna hanno diramato alle istituzioni di tutto il mondo una richiesta di campioni di pelliccia attribuiti all'"abominevole" da poter studiare con le più moderne tecniche di analisi genetica. Hanno risposto all'appello musei e appassionati di Washington, Texas, Oregon Russia e India e gli scienziati sono riusciti a raccogliere 57 ciuffi di "pelo".

I soliti noti. Alcuni - come un mucchietto di piante e uno di fibra di vetro - sono stati esclusi a priori. I rimanenti 36 campioni provenienti da Bhutan, India, Indonesia, Nepal, Russia e Stati Uniti sono stati sequenziati e il loro DNA - una volta escluse le contaminazioni con il materiale genetico di chi li ha raccolti - è risultato coincidere con quello di altri esseri viventi un po' meno entusiasmanti degli yeti: mucche, cavalli, tapiri, procioni, pecore, istrici, e persino un essere umano molto peloso.

Orsi anomali. Due campioni però hanno attirato l'attenzione degli scienziati. Si tratta di due ciuffi di pelliccia appartenenti a due orsi bruni, il primo del Bhutan e il secondo dell'Himalaya indiano, uno di colore marrone-rossiccio e uno dai toni più dorati.

Il DNA di entrambi combacia quasi perfettamente con quello estratto dai resti fossili di un orso polare vissuto nelle isole Svalbard nel Pleistocene, 40 mila anni fa, ma nessuno dei due, invece, è risultato identico al 100% al DNA dei moderni orsi polari.

CuriOrsando
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Quello non era un orso come gli altri! Nessuno dei due orsi da cui è stato tratto il pelo si trovava, inoltre, nel range abitativo in cui vivono i moderni orsi polari. Il primo proveniva da Ladakh, India, dove fu ucciso 40 anni fa da un esperto cacciatore. L'uomo riferì che il comportamento dell'animale era del tutto diverso da quello degli altri orsi bruni che aveva incontrato nella sua vita. Il secondo campione proviene da una foresta di bambù del Bhutan a 3500 metri di quota ed è stato identificato da chi l'ha trovato come appartenente a un migyhur, l'equivalente bhutanese di uno yeti.

Una possibile spiegazione. Una delle ipotesi è che durante il Pleistocene gli orsi polari si siano accoppiati con orsi bruni e che una popolazione di orsi bruni che porta il DNA mitocondriale degli orsi polari sia ancora presente in Asia centrale.

Il loro comportamento potrebbe essere diverso da quello normalmente osservato negli orsi conosciuti - da qui forse l'origine del mito degli yeti.

5 aprile 2015 Elisabetta Intini
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