Prometheus: intervista con l'androide

Un video esclusivo dalla Prometheus: l'androide David alle prese con la propria non-umanità - L'intervista: Michael Fassbender (David) racconta la sua esperienza col regista di Alien e Blade Runner.

alieno

Alla scoperta di Prometheus: dalla Star Map dell'astronave ogni settimana siete proiettati in una nuova tappa del viaggio, con foto e filmati inediti per uno dei film più attesi dell'anno.
 
Su Focus.it: intervista a Ridley Scott, le foto dalla Prometheus.

Michael Fassbender, spartano in 300  e giovane Magneto in un episodio della saga cinematografica degli X-Men, ora è l'androide David nel film di Ridley Scott. In questa intervista parla a ruota libera della sua esperienza col regista di Alien e Blade Runner e nel video qui sotto lo vediamo nei panni di David a bordo dell'astronave Prometheus, alle prese con la sua non-umanità.
 
«Prometheus è un viaggio, una missione scientifica», racconta Fassbender. «Cerchiamo di scoprire se c'è stato un intervento nella storia del pianeta Terra da parte di esseri non di questo pianeta. La Prometheus parte per rispondere a queste domande: da chi siamo stati creati, perché siamo qui e qual è il nostro scopo.»

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Questo genere di pensieri è sempre nella nostra testa. Probabilmente è la filosofia che c'è dietro la storia. Non influiscono direttamente sulla nostra esistenza, ma ci sono. È una cosa veramente importante per il mio personaggio, David, perché anche lui è stato creato e quindi pensa, "qualcuno ha creato voi, quindi anche voi siete programmati". La risposta degli umani è "non siamo programmati, noi abbiamo il libero arbitrio". E lui risponde "Oh, veramente?".

Sì, ma in più non ha amici. Nessuno gli dà retta sulla nave. Lui cerca di avere un contatto ma c'è sempre del disagio verso i robot, non c'è mai fiducia nei loro confronti, come nei dei film di Alien. Nella sua testa tutti sono stati creati allo stesso modo. È la sua insicurezza, la sua difesa, il che ci riporta all'idea che lui provi emozioni umane. Pensate a qualcosa di programmato che dopo un po' modifica la propria personalità e i suoi tratti. È una cosa molto interessante.

L'approccio non cambia ma devi riuscire a capire che cosa potrebbe passargli per la testa. È una creatura estremamente logica quindi ogni cosa è processata e conservata. Per esempio la camminata, ho cercato di imitare quella di Greg Louganis. Era un tuffatore degli anni '80. Mi ricordo che lo vedevo da bambino e mi ha sempre impressionato la sua particolare camminata sul bordo della piattaforma. Piccole sfumature come quelle posso servire. Il mio personaggio è molto "yoga": sembra avere sempre una posizione neutrale. Non ha l'attitudine a parteggiare degli esseri umani: la sua posizione è neutrale. Allo stesso tempo ho cercato di non essere troppo rigido perché ho voluto mettere un po' di ambiguità per rappresentare quanto David possa essere umano e robotico allo stesso tempo.

C'è sempre qualcosa di politico in ogni gruppo ed è questo il perché c'è un cast così eclettico. Per merito di Ridley ma anche del copione di Damon Lindelof. Deriva molto dal tempo, dal passo, dall'intelligenza del copione: ogni persona ha un ruolo sulla nave. Ognuno è lì perché ha un suo obiettivo, diverso da quello di tutti gli altri. Alcuni sono lì per i soldi, altri per le risposte. Altri ancora perché sperano di impadronirsi dei segreti. Alcuni sono lì per scopi malvagi. Ci sono tutte queste relazioni e motivazioni, e anche molti intrighi.

La costruzione aliena (vedi le altre foto dal set di Prometheus).

È stato come recitare in X-Men - L'Inizio e come qualsiasi altro lavoro che affronto. Senti la responsabilità perché c'è gente che ha puntato su di te e, in questo caso, gente del calibro di Ridley Scott. Non vuoi deluderlo. Ti ha dato la sua fiducia. Quindi faccio molta preparazione e arrivo sul set con più idee possibili, dopodiché le butto semplicemente sul tavolo. A quel punto si tratta solo di fiducia. Ti affidi a lui e non ti rimane altro che divertirti e far tesoro di quell'esperienza. Se invece porti la pressione con te sul set, sei nei guai. C'è sempre un elemento di paura - credo faccia bene. Io ce l'ho sempre, ti tiene vigile e non ti fa mai adagiare sugli allori. Ma se porti quel genere di pressione sul set può andare solo a discapito della performance. Devi essere rilassato e a tuo agio per provare tutte le idee.

È impossibile. Voglio dire: ho pensato quello che avrebbero pensato tutti, mi sono detto... "non fare casini!". Lui è una leggenda, ha lavorato con alcuni dei migliori attori al mondo, e quindi pensi solo... "spero di essere all'altezza. Sono pronto". Poi arrivi sul set realizzi che lui è rilassato. Ama il suo lavoro. L'energia che porta sul set, l'entusiasmo, l'amore per il suo lavoro - è stata una piacevole sorpresa. Sono entrato subito in sintonia con Ridley e abbiamo lavorato molto bene e velocemente.

Dentro il mistero (vedi le altre foto dal set di Prometheus).

Non so se vedrò mai qualcosa di altrettanto impressionante. Mi ricordo che camminavo nella nave uno dei primi giorni e pensavo, "... è questa... sono qui!". Non c'era bisogno di recitare. E mentre premevo tutti quei pulsanti, pensavo, wow, l'art department ha pensato a tutto questo. Il ponte è il cuore della nave, mostra tutti i segni vitali. Tutto è stato accuratamente pensato. Avere tutto questo intorno ti aiuta sicuramente, è come fare un film in costume. Essere circondato dagli oggetti tipici dell'epoca in cui devi muoverti ti aiuta molto nel dare profondità al tuo personaggio.

08 Agosto 2012