11 cose che (forse) non sai sulle sirene

Esseri mostruosi o belle fanciulle in cerca di un’anima. Il mito delle sirene tra falsi e misteri.

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Donne con le pinne. Le leggende sulle sirene risalgono agli Assiri e ai Babilonesi (intorno al 1000 a. C.), e alle loro divinità. La dea-luna Atargatis, mezza donna e mezza pesce, nella leggenda madre della regina assira Semiramide, è la prima sirena di cui si abbia notizia. Gli Assiri credevano che il sole e la luna si tuffassero nel mare alla fine dei loro viaggi attraverso il cielo e, dunque, era più che normale che avessero un corpo che permettesse loro di vivere sia fuori sia dentro l’acqua.

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Metà uccelli, metà donne per i Greci. Nella antica tradizione greca, invece, prima di essere note come creature marine le sirene erano immaginate come metà donne e metà uccelli; attiravano i marinai con il loro canto per farli naufragare sugli scogli, pronte a rapirli e a divorarli. Solo Ulisse fu più furbo di loro: per poterne ascoltare il canto senza subirne le conseguenze, ordinò ai suoi uomini di tapparsi le orecchie con la cera e si fece legare all’albero maestro della nave.

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Lacrime di pietra. Con l’avvento del cristianesimo la leggenda delle sirene si adeguò ai tempi. Nacque la versione della sirena che desiderava avere un’anima ma che, per conquistarsela, doveva promettere di vivere sulla terra rinunciando al mare. La promessa, impossibile da mantenere, condannava le sirene a una perpetua e infelice lotta con se stesse. Secondo una storia del VI secolo d. C., una bella sirena si recava tutti i giorni da un monaco di Iona, un’isoletta scozzese. Pregava con lui perché Dio le concedesse un’anima e la forza di lasciare il mare. Nonostante la sincerità del suo desiderio e il suo amore per il monaco, la sirena fu incapace di rinunciare al mare. Le lacrime che pianse abbandonando l’isola si trasformarono in sassi e, ancora oggi, le pietre verdi della costa di Iona si chiamano “lacrime di sirena”.
Nell'immagine Sirene e Tritoni in un bestiario del 1491.

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Belle foche. Nei mari del nord, le leggende sulle sirene si confondevano spesso con gli avvistamenti di foche. Alcuni pensavano che questi animali fossero angeli cacciati dal paradiso, o anime di persone annegate, o donne vittime di incantesimi. Foche e sirene erano accomunate anche da alcune caratteristiche: si diceva che a entrambe piacesse ballare e cantare e che le une e le altre possedessero il dono della profezia. Secondo alcune narrazioni, inoltre, sia le foche sia le sirene potevano assumere un aspetto umano, vivere sulla terra e sposarsi con gli uomini.
Il religioso inglese John Swan racconta nel suo Speculum Mundi (1635) di una sirena entrata 2 secoli prima nelle acque di Edam, in Olanda, e lì imprigionata. Imparò a inginocchiarsi di fronte al crocifisso, a filare e a compiere altri lavori femminili, vivendo per 15 anni.

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Voglio una donna. Naturalmente, per la maggior parte, erano i marinai a raccontare di aver visto le sirene. Lo stesso Cristoforo Colombo, che non credeva alla loro esistenza, raccontò agli uomini del suo equipaggio di aver visto 3 sirene al largo della costa della Guyana. Nel 1752, il marinaio John Robinson raccontò di essere stato messo in salvo da una tempesta nel mare d’Irlanda da una sirena, «una bellissima ragazza vestita di verde», che diresse la sua barca fin verso la riva e poi si rituffò in mare. Da un punto di vista psicologico, queste belle dee del mare erano probabilmente la risposta fantastica all’istinto sessuale dei marinai, frustrato dalla solitudine della navigazione. Desideri repressi o meno, le leggende sulle sirene sopravvissero a lungo.

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Al mercato. Verso la fine dell’800 gli abitanti di Milford Haven, un porto gallese, erano convinti che le sirene si recassero una volta la settimana in città a fare la spesa al mercato. Arrivavano da una strada segreta, acquistavano pettini di tartaruga e specchi e poi sparivano. Nel 1902, William Munro, un insegnante di Caithness, in Scozia, raccontò sul Times di Londra che 12 anni prima, sulla spiaggia, aveva visto una donna nuda seduta su uno scoglio. Aveva le gambe nell’acqua e si pettinava i capelli: quando lo vide si tuffò in acqua e scomparve. Non poteva che essere una sirena.
Gli ultimi avvistamenti risalgono al 1957, quando un marinaio, nei pressi di Tahiti, si avvicinò per toccare una creatura uscita dall’acqua e si prese uno schiaffo. E al 1961, quando qualcuno disse di avere visto 4 creature dai capelli rossi giocare tra le onde intorno all’isola di Man. Allora fu offerto un premio per chi avesse catturato una sirena.

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Falsi storici.Le false sirene erano un elemento fisso delle Wunderkammer, camere di curiosità e oggetti straordinari, e venivano costruite unendo il busto di una scimmia alla coda di un pesce. Uno degli esemplari più celebri era la “sirena delle Fiji” esposta dal 1842 da P. T. Barnum nei suoi baracconi itineranti.
Uno di questi esemplari fu esposto nel 1961 al British Museum, in una mostra che raccoglieva falsi. Un altro è conservato al Museo di Storia Naturale di Milano. Accanto a questi falsi, nei luna park della prima metà del ’900 venivano presentate come sirene o “donne foca” persone affette da “sirenomelia”, rara malformazione che si caratterizza per una fusione delle gambe.
Nella foto, un esemplare di “sirena delle Fiji” osservato da uno studioso all’Università di Harvard.

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Prove tangibili?Il mito delle sirene, forse, non sarebbe sopravvissuto così a lungo se, accanto agli avvistamenti, non fossero state trovate anche “prove tangibili”. Un richiamo irresistibile per i falsari. Nel 1737 i pescatori di Topsham, nel Devon, raccontarono di avere pescato uno straordinario pesce umanoide. Poco più lungo di un metro, con la testa piatta, 2 protuberanze simili ad ali ma un petto umano e gambe con dita. Messa sotto spirito e spedita a Londra, la creatura fu dichiarata «un’autentica sirena» dal naturalista Richard Ware. I disegni realizzati da Ware, però, rivelano che l’animale altro non era che un esemplare di Squatina squatina, una specie di squalo ritoccato per farlo sembrare umano.

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Prendere sirene per dugonghi. È probabile, comunque, che all’origine di molti avvistamenti ci fossero in realtà mammiferi acquatici come i dugonghi o i lamantini. I dugonghi (Dugong dugon), per esempio, hanno le mammelle pronunciate. Inoltre, possono emergere in verticale dall’acqua e talvolta allattano i piccoli tenendoli tra le pinne anteriori: atteggiamento che può essere interpretato come “umano”.

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Da Omero a Starbucks. Il primo a citarle fu Omero, ma anche Le mille e una notte è popolata di sirene. E sirene sono spesso nei fregi delle chiese, a simboleggiare la varietà della creazione.
La prima opera di successo ad avere per protagonista una sirena fu la novella Undine (1811), di Friedrich de la Motte Fouqué, in cui una ninfa del mare si innamorava di un principe umano. La storia ispirò opere, balletti, musica, dipinti e soprattutto La sirenetta (1837) di Hans Christian Andersen che a sua volta ispirò il film di Walt Disney.
Nel cinema le sirene hanno avuto un ruolo rassicurante, come in Miranda (1948) e in Splash (1984). Nella pittura sono state creature eteree (Edvard ­Munch), iconiche (Gustav Klimt), paradossali (René Magritte) o, naturalmente, sensuali (Arnold Böcklin, John William Waterhouse). E, oggi, le sirene si trovano nel logo delle caffetterie Starbucks.

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Un milione per chi le avvista. Nell’agosto del 2009, Natti Zilberman, portavoce del consiglio comunale di Kiryat Yam, cittadina israeliana nei pressi di Haifa, ha promesso un premio di un milione di dollari per chi potrà dimostrare l’esistenza delle sirene, senza fare mistero delle reali intenzioni del suo piccolo comune: Kiryat Yam si affaccia sul mare e l’ovvia speranza è che l’annuncio possa attirare i turisti.

Donne con le pinne. Le leggende sulle sirene risalgono agli Assiri e ai Babilonesi (intorno al 1000 a. C.), e alle loro divinità. La dea-luna Atargatis, mezza donna e mezza pesce, nella leggenda madre della regina assira Semiramide, è la prima sirena di cui si abbia notizia. Gli Assiri credevano che il sole e la luna si tuffassero nel mare alla fine dei loro viaggi attraverso il cielo e, dunque, era più che normale che avessero un corpo che permettesse loro di vivere sia fuori sia dentro l’acqua.