Mistero

Cold case: l'inquietante morte di Marilyn Monroe è un giallo ancora irrisolto

Il 5 agosto 1962 moriva Marilyn Monroe, la donna più desiderata al mondo. Fu suicidio, errore o peggio? Un giallo che fa ancora discutere.

"Il successo? Ha i suoi lati positivi, ma c'è il rovescio della medaglia. Lo so per esperienza. La fama e la felicità? Sono solo momentanee, sprazzi di benessere passeggero". E ancora: "Il successo è come il caviale, è bello mangiarlo, ma se lo mangi tutti i santi giorni ti viene la nausea. E poi attira l'invidia, c'è gente che dice: ma quella Marilyn Monroe chi si crede di essere?". Parlava così Marilyn in un'intervista concessa alla rivista Life due giorni prima della morte, che la colse a Los Angeles nella notte fra il 4 e il 5 agosto 1962. Morte involontaria, suicidio o omicidio? Facciamo luce sulla vicenda attraverso l'articolo "I soliti sospetti" di Luigi Grassia, tratto dagli archivi di Focus Storia.

Causa della morte. Una morte a tutt'oggi avvolta nel mistero: l'attrice più famosa di tutti i tempi prese forse troppi farmaci per errore? O si suicidò? O invece fu uccisa? E se fu uccisa: da chi? Dalla mafia, o addirittura dal clan dei Kennedy? Il giornalista Richard Maryman, quello che la intervistò alla vigilia della tragedia, racconterà in seguito di essersi emozionato nell'incontrarla, tanto da farle le domande "in ginocchio", come si dice in gergo giornalistico quando il soggetto dell'articolo prende il sopravvento sul reporter.

A 36 anni lei era superaffascinante, però l'intervistatore ne trasse anche impressioni più complesse: "Era molto stressata. Cambiava umore all'improvviso, più volte e senza ragione apparente. Si vedeva benissimo che quella donna soffriva. Ma non avrei mai detto che fosse sul punto di uccidersi".

Troppa LETTERATURA. Sulla fine della Monroe sono stati scritti decine di libri, di cui sette o otto disponibili anche in italiano. Alcuni disturbano per la sicumera con cui spacciano per dimostrate le rispettive teorie. Quasi tutti sono soffocati da una quantità di dettagli anatomici, medici, farmacologici, di orari, di nomi, di testimonianze. Tutte cose necessarie ad accertare la verità, in teoria, ma che sembrano allontanarla sempre più man mano che ci si addentra in quella giungla.

Spesso si ha un'impressione di sciacallaggio sul povero corpo di Marilyn. D'altra parte, sarebbe farle torto se si considerasse la Monroe una fragile creatura in balìa degli eventi, come se tutti fossero responsabili di quello che le è capitato, della vita che ha fatto e della tragedia che l'ha colta, tranne lei, unica incolpevole.

La testimonianza della sorellastra. Prima di esaminare le ipotesi sulla sua morte conviene, forse, tenere presente queste parole (sorprendenti) della sorellastra Berniece Baker Miracle: "Non è vero che fosse infelice, anzi, pensava al futuro con grande entusiasmo. Forse ha ingerito per sbaglio una miscela eccessiva di alcol e farmaci. Non è vero che si sia uccisa, e nemmeno che sia stata assassinata dalla mafia, tutte fantasie inventate da gente senza scrupoli, per scrivere libri con cui fare soldi".

Attenzione: neanche questa è la verità ultima, è solo l'ennesima visione di parte, visto che la stessa Berniece ha scritto tali cose (pure lei) in un libro. Ma il suo giudizio merita di essere tenuto sullo sfondo, per prudenza.

Vita disastrosa. Se la vita di Marilyn Monroe fosse il copione di un film, lo si potrebbe bollare come troppo hollywoodiano, pieno di dettagli patetici eccessivi e di successi esagerati a contrasto. Nella sua infanzia l'unica cosa regolare furono la nascita e un periodo in cui visse con una coppia affidataria che la trattò amorevolmente; per il resto, solo disastri in serie.

Traumi e bullismo. Marilyn venne al mondo a Los Angeles il 1° giugno 1926 con il nome di Norma Jeane Mortenson; padre ignoto, la madre Gladys aveva una vita sentimentale caotica, soffriva di disturbi mentali e fu ricoverata più volte in manicomio. Fra le altre cose, Gladys accoltellò un'amica e sottopose Marilyn a percosse e punizioni assurde. Un altro choc fu per la bambina quando il suo cane venne ucciso a fucilate da un vicino di casa; quell'episodio le provocò una balbuzie nervosa durata parecchio tempo.

Molestie sessuali. Per questo e altri motivi Marilyn fu bullizzata a scuola. Sembra che abbia subìto anche molestie sessuali, ripetute nel tempo, in due differenti contesti: prima da parte di un coinquilino della mamma e poi in un istituto a cui la piccola era stata affidata. Per dirla tutta, la maggior parte di questi episodi (violenze, traumi, molestie) sono nebulosi e controversi e vengono riferiti in termini anche molto diversi dall'uno e dall'altro libro biografico; non è possibile, e forse neanche utile, fare piena chiarezza.

Matrimonio precoce. Qui basta riferire il consuntivo che ne fece da adulta la stessa Marilyn: "Non mi consideravo un'orfana ma sono cresciuta come tale. I bambini sognano la felicità, ma per me era una cosa impossibile". Per sfuggire a quella vita, a 16 anni la Monroe si sposò con un marinaio di 21 che aveva appena conosciuto, poi si mise a lavorare come operaia.

Fortuna volle che un fotografo arrivasse a fare un servizio nella sua fabbrica e la notasse; nel 1945 cominciò a comparire su varie riviste con foto pubblicitarie, si fece conoscere a livello nazionale, già l'anno dopo cominciò a recitare, e da quel momento la sua carriera esplose. In 17 anni girò 33 film, fra cui Eva contro Eva, Gli uomini preferiscono le bionde, Come sposare un milionario, La magnifica preda e A qualcuno piace caldo.

BAMBOLA SEXY. Marilyn con il suo corpo aveva un rapporto complicato: "La prima volta che mi proposero di posare nuda mi sono detta: se devo diventare un simbolo meglio essere un simbolo del sesso che di qualcos'altro!". Così raccontò una volta, ma aggiunse: "Io vorrei essere considerata una vera artista, un'attrice con una sua dignità", e invece si sentiva trattata da bambola sexy. Non solo al cinema, anche nella vita privata.

Uomini celebri. Si lamentava spesso degli uomini, forse in modo ingeneroso, visto che nei suoi tre matrimoni prese e lasciò i mariti come e quando volle lei: il giovane marinaio, poi il campione di baseball Joe Di Maggio, e poi lo scrittore e sceneggiatore Arthur Miller. Molto difficile, e forse fatale, fu invece il legame che intrecciò (in successione) con i due fratelli John e Robert Kennedy.

I KENNEDY. Bisogna essere chiari: sui rapporti con i Kennedy non c'è niente di dimostrato, benché se ne parli da sessant'anni. Alcuni biografi danno per sicuro che li abbia fatti incontrare Frank Sinatra nel 1954, altri indicano circostanze diverse; ma è certo che il 19 maggio 1962 il mondò sbalordì nel vedere e ascoltare Marilyn Monroe, terribilmente alterata, rivolgersi al presidente Kennedy in un'occasione pubblica, davanti alle telecamere, e cantargli una canzoncina di buon compleanno in tono straziato; i pettegolezzi su di loro presero forza allora. Tuttavia, se guardiamo ai fatti accertati, ci resta un pugno di mosche: su che cosa sia successo fra i due tra il '54 e il '62, per essere onesti, c'è il buio totale.

Solo ipotesi. Fioriscono le più svariate versioni, compresa quella che Marilyn e John si siano incontrati in segreto solo due volte. Un sospetto sgradevolissimo è che a un certo punto il presidente abbia "passato" la sua amante, divenuta scomoda, al fratello. Anche questa circostanza, data per certa da molti, solleva problemi. Bob era procuratore generale degli Stati Uniti (il ministro della Giustizia): il fatto che Marilyn diventasse l'amante di lui, anziché di John, sarebbe stato meno rischioso per il clan Kennedy? E la Monroe era davvero così passiva, un oggetto che si lasciava passare di mano?

Chi sostiene la tesi di una Marilyn assassinata dice che lei, sentendosi usata e umiliata, abbia minacciato i due Kennedy di rendere pubbliche le relazioni con l'uno e con l'altro, e di rovinare così la carriera politica di entrambi.

A sostegno si cita un nastro registrato in cui la Monroe avrebbe dichiarato questa intenzione (ma il nastro è sparito) e la circostanza che un poliziotto abbia fermato e identificato Robert Kennedy su un'auto, assieme ad altre due persone, vicino alla casa dell'attrice, la sera prima della morte di lei (anche questo verbale è sparito).

Complottismo. Qualcuno si spinge a scrivere che sia stato lo stesso Robert a farle un'iniezione letale. Altri dicono che gli esecutori siano stati agenti della Cia. Un filone di teorie complottiste in parte diverso, ma sempre legato (sebbene per via indiretta) ai Kennedy, vorrebbe la Monroe assassinata da Cosa Nostra per creare imbarazzi al presidente e a suo fratello, entrambi impegnati in una crociata contro la mafia italo-americana: cinque killer sarebbero entrati in casa di Marilyn e l'avrebbero uccisa con una supposta avvelenata, idonea a non lasciare tracce.

Filone mafioso. Questa tesi è stata avvalorata persino da un familiare di Sam Giancana, il Giancana boss di Chicago e uno dei capimafia sospettati di avere organizzato l'omicidio del presidente Kennedy, il 22 novembre 1963. Pochi anni fa è spuntata anche l'ipotesi che lo stesso Giancana avesse passato con Marilyn la notte del 4 agosto 1962 e l'avesse poi uccisa. Può sembrare inverosimile, ma pare che John Kennedy e Sam Giancana avessero avuto in comune, prima della Monroe, almeno un'altra amante, di nome Judith Campbell Exner. E si sa che il clan dei Kennedy e i vertici di Cosa Nostra avevano frequentazioni condivise, come minimo attraverso Frank Sinatra e altri artisti legati in vario modo alla mafia, e come massimo per via della (non provata) collaborazione del capostipite Joseph Kennedy con Cosa Nostra al tempo del Proibizionismo.

VERITÀ UFFICIALI. Dietro a tutte queste teorie ci sono dettagliatissime inchieste giornalistiche e libri pieni zeppi di indizi persuasivi. Però le varie tesi si elidono a vicenda, e mancano tutte di prove sicure. L'unica indagine ufficiale sulla morte di Marilyn concluse che si era uccisa, volontariamente o per errore. La camera da letto in cui si trovava era chiusa dall'interno, i cassetti pieni di psicofarmaci (ne abusava abitualmente, assieme all'alcol), la Monroe aveva la cornetta del telefono in mano, e già per tre volte in passato era stata salvata in extremis da un abuso di barbiturici.

Caso risolto? Non per la Storia, perché la Storia non si fa solo con le carte ufficiali e con le sentenze, e perché le indagini storiche non si chiudono mai.

Segnaliamo comunque una debolezza comune alle ipotesi di omicidio: in casa quella notte c'era (ed era sveglia, girava per le stanze) una governante, che è rimasta viva e non ha mai raccontato nulla che avvalorasse le tesi di delitto. Ultima battuta a Marilyn Monroe, dall'intervista a Life: "Ho spesso una sensazione strana, come se stessi prendendo in giro qualcuno. O forse tutti, anche me stessa".

Questo articolo è tratto da Focus Storia. Perché non ti abboni?

5 agosto 2023 Focus.it
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