Zombie: che cosa dice la scienza

Gli zombie interpretano le nostre paure al cinema e il tv da più di 40 anni. Ma per la scienza non dobbiamo averne paura. Ecco perché.

zombie-usazombie3zombie7zombie4zombie2zombiezombie5Approfondimenti
zombie-usa

Qualche tempo fa al CDC di Atlanta hanno approntato un piano anti-zombie, con tanto di esercitazione pubblica: se scoppiasse un’epidemia di morti viventi, loro sarebbero pronti ad affrontarla. La trovata (in realtà) serviva a fare pubblicità al famoso centro americano per la prevenzione e il controllo delle malattie. Ma gli zombie sono possibili, scientificamente?

zombie3

Film e serie tv ci dicono che, in presenza di zombie, il minimo suono o la visione di un essere umano è sufficiente a scatenare un attacco. Tuttavia, l'elaborazione degli stimoli esterni (suoni, immagini) da parte del mostro è impossibile: le funzioni cerebrali sono le prime a venire meno, dopo la morte. Uno studio del 2011 di Anton Coenen (University of Nijmegen, Olanda) sui ratti ha verificato che l'attività cerebrale, dopo la morte, si spegne del tutto entro 17 secondi.

zombie7

Alcuni film li mostrano veloci, altri - più spesso - lenti e goffi. Ma né movimenti veloci né lenti sono concepibili, in uno zombie. Più o meno due ore dopo la morte il corpo comincia a sperimentare il rigor mortis, causato da una mancanza di ATP, la sostanza chimica che dà ai muscoli l'energia necessaria per il movimento. Dopo la morte, la rigidità si impossessa di tutto il corpo e anche il movimento delle articolazioni ne è limitato. Questa condizione ineluttabile impedirebbe agli zombie di avere una loro “mobilità” (e di inseguirci, naturalmente).

zombie4

Dopo la morte, il decadimento del tessuto è inevitabile e avviene in due modi: la putrefazione e l’auto-digestione. Questi due processi iniziano già alcuni minuti dopo il trapasso, quindi l'idea che un cadavere possa sopravvivere abbastanza a lungo per iniziare a portare scompiglio nel mondo è piuttosto fantasiosa.

zombie2

Si arrampicano e buttano giù porte, e sono anche fortissimi (gli zombie, al cinema), mostrando di avere una grande varietà di attività muscolare e il totale controllo dei movimenti. Ma queste loro imprese non sono proprio possibili, perché il sistema nervoso centrale viene completamente danneggiato, quando sopraggiunge il decesso. E con entrambe le parti del sistema nervoso centrale compromesse, gli zombie nella vita reale sarebbero paralizzati, incapaci di muoversi. Proprio come mummie!

zombie

Storie come The Walking Dead mostrano gli zombie emergere dalle viscere della terra. Ma gli sceneggiatori non tengono conto di un dettaglio: lo scheletro umano non è all'altezza dell'impresa. Le proteine ​​che si trovano all'interno delle ossa del cadavere tendono a decomporsi e da quel momento in poi le ossa, che sono per lo più inorganiche, diventano polvere. Questo avviene indipendentemente dall'ambiente: il processo può essere accelerato o rallentato dal tipo di sepoltura e dal clima, ma è inevitabile.

zombie5

E poi c’è un dettaglio tecnico che complica ulteriormente il ritorno degli zombie alla vita. Negli Usa, dove vengono girate la maggior parte degli horror con i morti viventi, le sepolture avvengono “six feet under”, cioè 2 metri (6 piedi) sotto terra in una sorta di cripta, dove il peso del terreno opera una forte pressione sul coperchio della bara, coperta - se non bastasse - da una struttura doppiamente sigillata. Quindi anche se gli aspianti zombie fossero in grado di diventarlo (zombie), non potrebbero avere la forza sovrumana per uscire dalla loro sepoltura e resterebbero imprigionati lì, morti viventi per l'eternità.

Qualche tempo fa al CDC di Atlanta hanno approntato un piano anti-zombie, con tanto di esercitazione pubblica: se scoppiasse un’epidemia di morti viventi, loro sarebbero pronti ad affrontarla. La trovata (in realtà) serviva a fare pubblicità al famoso centro americano per la prevenzione e il controllo delle malattie. Ma gli zombie sono possibili, scientificamente?