Matrimoni nel mondo

In chiesa, davanti all'altare oppure in spiaggia, di fronte al mare; in bianco, come in quasi tutto il mondo occidentale, o in rosso, come è tradizione in Turchia. Focus.it vi invita a nozze. In giro per il mondo.

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L'usanza del matrimonio è presente in tutte le società, anche le più primitive. Si può dunque dire che è un'istituzione universale, comune a tutti i popoli per sancire l'unione tra un uomo e una donna. E la nascita di una nuova famiglia. Ma il rito del matrimonio cambia da Paese a Paese, da cultura a cultura. Ecco un breve viaggio intorno al Mondo per scoprire le cerimonie più affascinanti, curiose e affascinanti.

Un velo d'oro non riesce a nascondere la bellezza della figlia di un sultano di Gibuti, in Africa. Anche per le famiglie africane meno abbienti, il matrimonio è una cerimonia importante per la quale non si bada a spese. Una festa che può essere molto elaborata, lunga (in molte popolazioni non dura meno di 3 giorni) e costosa.

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Nell'inospitale steppa del Sahel, nel Niger centrale, vivono i nomadi Wodaabe, un popolo di esteti, amanti del fascino e della bellezza, qualità che costituiscono il fondamento di uno dei più originali riti di corteggiamento del mondo: la cerimonia del Geerewol. Una settimana all'anno, i giovani della tribù partecipano a una specie di "concorso di bellezza" per essere scelti dalle donne come mariti (o amanti). I volti cosparsi di polvere gialla, il contorno di occhi e denti evidenziati con antimonio e un profumo nascosto sotto la tunica, danzano per ammaliare le future spose. Spalla a spalla, avanzano in punta di piedi per sembrare più alti e si esibiscono in espressioni caricaturali. Chi riesce a muovere un occhio e tenere fermo l'altro è particolarmente apprezzato. I Wodaabe affermano che è la forza degli occhi a creare il matrimonio.

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Sono le donne berbere, soprattutto quelle della tribù Ait Hadiddou, a scegliere il proprio marito, evento rarissimo nelle società islamiche, dove i matrimoni sono quasi sempre combinati. Le Berbere, a differenza delle altre donne arabe, non si coprono mai il volto col velo, tranne che per lo sposalizio. Prima della cerimonia, la mamma della sposa prepara la figlia vergine, velandole il volto, baciandole teneramente le gambe prima di massaggiarle con l'henné, simbolo di purezza e difesa contro i pericoli della vita coniugale. La sposa viene poi condotta dal fidanzato, anch'egli velato, e a cui sono state legate le dita della mano per renderlo inerme. Per 7 giorni verrà accudito dalla fidanzata, per creare la giusta intimità prima del matrimonio vero e proprio, quando finalmente la sposa si toglierà il velo.

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Nella società Swahili i matrimoni sono combinati dalle famiglie in base allo status sociale ed economico dei pretendenti. La sposa spesso non conosce nemmeno il suo fidanzato. Prima del matrimonio viene sottoposta a speciali trattamenti di bellezza sotto la guida di una donna esperta detta somo che ha il compito di iniziarla alla vita coniugale. Il suo corpo viene cosparso con olio di cocco e profumato con legno di sandalo per segnare il passaggio all'età adulta. Mani e gambe vengono decorati con l'henné. I disegni possono essere geometrici, floreali o arabeschi e vengono applicati con numerose e lunghe sedute. In passato la somo, accompagnava la sposa anche nella prima notte di matrimonio. Distesa sotto il letto, interveniva in caso di resistenze o "imbranamenti".

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In tutta l'Africa il matrimonio è uno degli eventi più importanti nella vita di una donna. La bellezza dei gioielli indossati e la raffinatezza delle decorazioni sul corpo lo testimoniano. Tanto che gli uomini Turkana del Kenya settentrionale sono soliti dire di una sposa: "È ciò che indossa che la rende bella". I numerosi fili di perline al collo e i tre pendenti sulla schiena indicano che la ragazza è libera e disponibile per il matrimonio. Ovviamente dopo un congruo periodo di fidanzamento. Anche nelle società dove i matrimoni sono combinati non mancano lunghi periodi di fidanzamento. Nei popoli di cultura Swahili che vivono nell'Africa orientale (Kenya e Tanzania) il fidanzamento tra due perfetti sconosciuti non dura meno di un anno.

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Il tradizionale viaggio degli sposini è diffuso soprattutto nelle culture occidentali. Ma la sua origine ed etimologia è controversa. Secondo alcuni il termine deriva dal norvegese antico "hjunottsmanathr" che indicava il rapimento della sposa, un'antica e frequente usanza del Nord Europa. Le donne venivano rapite dai villaggi vicini e tenute nascoste fino a che non concepivano un figlio o la famiglia d'origine rinunciava a cercarla. La lune di miele era dunque il periodo in cui la coppia si nascondeva. E aveva poco di romantico. Secondo altri studiosi il termine viene dalla Germania, dove tradizionalmente i giovani sposi nel primo mese di vita di coppia bevevano idromele, una bevanda a base di miele. Nella foto, due sposi tedeschi in abiti tradizionali.

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I riti matrimoniali nello Yemen non sono molto diversi da quelli di altri Paesi della penisola arabica: costosi, ricchi e soprattutto lunghi. Nella capitale Sana'a la cerimonia diventa un'occasione per gareggiare in ostentazione. Innanzitutto la moglie viene acquistata a caro prezzo dalla famiglia dello sposo; il rito dura dai 3 ai 4 giorni e culmina con il matrimonio vero e proprio, celebrato abitualmente di venerdì (giorno di preghiera nelle comunità islamiche) e al quale è invitata tutta la comunità. Anche per le famiglie più povere non è inconsueto organizzare ricevimenti con 400 persone. Alla festa partecipano anche musicisti professionisti con il compito di allietare gli sposi. Ma il ruolo della musica è così importante e rituale che tutti gli invitati si alternano agli strumenti.

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Ogni anno, a maggio, in diversi Stati indiani vengono celebrati più di 30 mila matrimoni tra bambini. Tutti nello stesso giorno, chiamato Akshay Tritya e scelto dai sacerdoti Hindu in base agli auspici dell'oroscopo. La pratica affonda le sue radici in tradizioni centenarie, quando la vita media era molto più corta. Oggi è illegale, sebbene tollerata dai governanti per paura di perdere voti. Le bambine, come quella della foto, vengono date in spose a partire dai 3 anni. Soltanto quando raggiungeranno la pubertà (intorno ai 12 anni) lasceranno il proprio villaggio per trasferirsi nella casa del marito (a destra).
Il subcontinente indiano è anche lacerato dall'HIV. Secondo soltanto al Sudafrica, conta il 10 per cento dei contagi di tutto il mondo. Per le donne la principale via di trasmissione è il matrimonio.

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Il popolo dei Sami (o Lapponi) ha una curiosa (e scomoda) tradizione per augurare prosperità agli sposi. Prima di andare alla cerimonia, la madre della sposa lascia una moneta d'oro nella scarpa destra della figlia, mentre il padre fa altrettanto con una moneta d'argento in quella sinistra.
Anche il lancio del riso in Italia ha lo stesso significato. Deriva da un'antica leggenda cinese: un giorno un genio buono vide i contadini affamati e si impietosì. Si strappò i denti e li lanciò in una palude da cui nacquero molte piantine i cui frutti, tolta la buccia, ricordavano il biancore dei denti. Da allora ovunque ci sia una pianta di riso non può esserci fame.
Nel rito sami, inoltre, la sposa indossa tre anelli: uno per il fidanzamento, il secondo per il matrimonio e l'ultimo per la maternità.

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Las Vegas è la capitale mondiale dei matrimoni. Si celebrano circa 8400 nozze al mese, cioè 280 al giorno o uno ogni 5 minuti e 17 secondi. Sposarsi nella capitale del Nevada non richiede esami del sangue, come in altri Stati degli USA. Basta presentarsi al Marriage Licence Bureau, aperto dalle 8 a mezzanotte (nei fine settimana 24 ore su 24). 50 dollari, 30 minuti di attesa e 18 anni di vita sulle spalle e la licenza è pronta e ci si può sposare in una delle oltre 100 cappelle della città. Ognuna con i suoi riti e i suoi ministri, come questo sosia di Elvis Presley.
Un'altra possibilità è recarsi direttamente da un pastore o da un giudice, sposarsi e aspettare che siano loro a informare le autorità. E in 10 giorni il certificato di matrimonio è pronto per essere ritirato.

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La città dove vengono celebrati più matrimoni non è Las Vegas. Il primato spetta ad Istanbul con i suoi 166 mila sposalizi all'anno. In Turchia le celebrazioni durano tre giorni. Durante il primo gli sposi si preparano, aiutati dai parenti; il giorno successivo la sposa viene portata in braccio dal padre e dallo zio fino alla casa del futuro marito: per tradizione i suoi piedi non devono toccare terra (consuetudine comune anche ad altre popolazioni, come quelle berbere del nord Africa). Nel frattempo i genitori dello sposo hanno offerto in sacrificio una pecora. L'ultimo giorno, l'Iman celebra il matrimonio vero e proprio. La sposa veste in bianco, ma il volto è coperto da un velo rosso, simbolo della verginità.

L'usanza del matrimonio è presente in tutte le società, anche le più primitive. Si può dunque dire che è un'istituzione universale, comune a tutti i popoli per sancire l'unione tra un uomo e una donna. E la nascita di una nuova famiglia. Ma il rito del matrimonio cambia da Paese a Paese, da cultura a cultura. Ecco un breve viaggio intorno al Mondo per scoprire le cerimonie più affascinanti, curiose e affascinanti.

Un velo d'oro non riesce a nascondere la bellezza della figlia di un sultano di Gibuti, in Africa. Anche per le famiglie africane meno abbienti, il matrimonio è una cerimonia importante per la quale non si bada a spese. Una festa che può essere molto elaborata, lunga (in molte popolazioni non dura meno di 3 giorni) e costosa.