Vincent Van Gogh a Milano

1_dsc_4891_8000041dsc_2817dsc_2906dsc_2930dsc_2991girasoliApprofondimenti
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Chi ha detto che alle mostre ci si annoia? Un luogo comune facile da smentire alla Fabbrica del Vapore di Milano, che fino al 16 marzo espone Van Gogh in un modo tutto particolare, "alive". Nell'area dove un tempo si lavoravano traversine e meccanismi per le ferrovie, oggi recuperata all'arte, si può passeggiare tra i girasoli del pittore olandese, sedere nella sua camera ad Arles, guardare da vicino la sua notte stellata.
 
Grazie alla tecnologia di proiezione non si perde alcun dettaglio e si assiste al racconto dei processi creativi di Van Gogh, con le idee, i tormenti e i fatti della sua vita - grazie anche all'esposizione di brani tratti dalle sue lettere. L'esposizione parte dagli inizi della carriera di pittore, nei Paesi Bassi, attraversa il suo soggiorno nella Parigi degli Impressionisti, racconta la sua vita ad Arles, Saint Rémy e Auvers-Sur-Oise, dove ha dipinto molti dei suoi capolavori. Tutto ciò grazie a oltre 3.000 immagini proiettate in alta definizione.
 
«È una mostra che ho visto a Tel Aviv. Mi ha colpito molto per l'effetto avvolgente e per l'esplosione di colore», spiega il curatore, Fabio Di Gioia, che ha portato alla Fabbrica del Vapore lo scorso anno un'altra mostra di grande impatto, Body Worlds (vedi). «È un altro modo di avvicinarsi all'arte, un linguaggio divulgativo nuovo. Non può essere utilizzato con ogni artista: i dipinti di Vincent Van Gogh si prestano per la forza del colore e della pennellata.» Uno stile che ha incuriosito: sono arrivati ben 80 mila visitatori da dicembre a oggi. Che cosa avrebbe detto l'artista nel vedere le sue opere in dimensione gigante? «È vero che Van Gogh le ha dipinte di una determinata grandezza. Ma io credo che come noi le presentiamo qui sia come lui le abbia pensate prima della tela. Una sorta di bellissima allucinazione e, più che una dimensione fisica, è mentale.»

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Sulla prima colonna: La pastorella (dopo Millet) (1889); sullo sfondo Contadini in siesta (1890); sulla seconda colonna: Contadini al lavoro (1890); sulla terza colonna: Contadina che raccoglie il frumento (1889); ultima immagine: Contadini con bambina (I Primi passi) (1890)

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Chi ha detto che alle mostre ci si annoia? Un luogo comune facile da smentire alla Fabbrica del Vapore di Milano, che fino al 16 marzo espone Van Gogh in un modo tutto particolare, "alive". Nell'area dove un tempo si lavoravano traversine e meccanismi per le ferrovie, oggi recuperata all'arte, si può passeggiare tra i girasoli del pittore olandese, sedere nella sua camera ad Arles, guardare da vicino la sua notte stellata.
 
Grazie alla tecnologia di proiezione non si perde alcun dettaglio e si assiste al racconto dei processi creativi di Van Gogh, con le idee, i tormenti e i fatti della sua vita - grazie anche all'esposizione di brani tratti dalle sue lettere. L'esposizione parte dagli inizi della carriera di pittore, nei Paesi Bassi, attraversa il suo soggiorno nella Parigi degli Impressionisti, racconta la sua vita ad Arles, Saint Rémy e Auvers-Sur-Oise, dove ha dipinto molti dei suoi capolavori. Tutto ciò grazie a oltre 3.000 immagini proiettate in alta definizione.
 
«È una mostra che ho visto a Tel Aviv. Mi ha colpito molto per l'effetto avvolgente e per l'esplosione di colore», spiega il curatore, Fabio Di Gioia, che ha portato alla Fabbrica del Vapore lo scorso anno un'altra mostra di grande impatto, Body Worlds (vedi). «È un altro modo di avvicinarsi all'arte, un linguaggio divulgativo nuovo. Non può essere utilizzato con ogni artista: i dipinti di Vincent Van Gogh si prestano per la forza del colore e della pennellata.» Uno stile che ha incuriosito: sono arrivati ben 80 mila visitatori da dicembre a oggi. Che cosa avrebbe detto l'artista nel vedere le sue opere in dimensione gigante? «È vero che Van Gogh le ha dipinte di una determinata grandezza. Ma io credo che come noi le presentiamo qui sia come lui le abbia pensate prima della tela. Una sorta di bellissima allucinazione e, più che una dimensione fisica, è mentale.»