Una sbirciatina su Pyongyang, dalla ISS

Una telecamera HD montata sulla ISS riprende dettagliatissime immagini di Pyongyang, la capitale blindata della Corea del Nord.

Videoriprese da IRIS, la telecamera che osserva la Terra dallo Spazio.

La tecnologia, ancora una volta, fa breccia nell’alone di mistero e segretezza che circonda la Corea del Nord e il suo originale leader, Kim Jong-un.

Una telecamera ad altissima risoluzione montata sulla ISS ha infatti ripreso un video in 4K di Pyongyang, la capitale del Paese, dove vivono 3,3 milioni di persone. Il video qui sopra è stato realizzato dalla fotocamera IRIS, lanciata da UrtheCast nel 2013 e operativa sulla Stazione Spaziale dal 2014.

 

LA ISS ti vede. IRIS riprende a ciclo continuo il nostro pianeta da più 400 km di altezza con una risoluzione di circa 1 metro quadrato per pixel, sufficiente per distinguere l’ombra di una persona che si muove o un mucchio di foglie in un parco.

Le immagini di Pyongyang sono state scattate lo scorso 30 maggio ma sono state diffuse da UrtheCast solo giovedì scorso.


Gli edifici più alti appaiono distorti e sembra che si muovano o cambino forma perché la ISS orbita attorno alla Terra a una velocità media di oltre 27.000 km/h: le foto e i video sono infatti elaborati da speciali software.

 

L'effetto "gomma" è dovuto alla correzione software apportata alle immagini.

Palazzo di gomma. L’effetto è particolarmente visibile nelle immagini ingrandite del Palazzo del Sole di Kumsusan, il mausoleo in pietra bianca dove riposano i resti del leader nord coreani: si può notare il palazzo, che sembra fatto di pongo, ma anche l’ombra di una persona che gira attorno all’angolo al centro dell’immagine.

 

Le fotografie di IRIS non possono ovviamente competere in qualità e definizione con quelle riprese dai satelliti militari: questi orbitano più vicino alla Terra e riescono a distinguere dettagli come il telefonino in mano a una persona. Queste immagini, però, almeno per ora, non sono accessibili al pubblico per ragioni di sicurezza (e privacy), anche se soprattutto negli States non mancano le pressioni sul governo perché si decida a renderle disponibili.

 

 

21 Ottobre 2016 | Rebecca Mantovani