Natale: perché i baci sotto il vischio?

L'usanza di scambiarsi un bacio sotto il vischio a Natale e Capodanno affonda le radici nella mitologia norrena, che associa la pianta alla morte. In natura, invece, il vischio è un parassita a metà.

Natale: baci sotto al vischio
Magie del Natale: baci appiccicosi sotto a una pianta parassita. | Shutterstock

Il bacio sotto al vischio è uno dei passaggi irrinunciabili del Natale (e dell'ultimo dell'anno). L'origine di questa usanza è piuttosto affascinante: in primo luogo perché, nella tradizione nordica, il cespuglio sempreverde è, almeno in principio, associato alla morte; e poi perché, in natura, il vischio è una pianta dalle abitudini semiparassitarie.

 

Errore fatale. Nella mitologia norrena, il vischio è associato alla figura di Baldur, fratello minore di Thor (quello del martello). La madre di Baldur, Frigg, vide in una premonizione la morte prematura del figlio. Nel tentativo di opporsi al destino infausto, fece giurare a tutti gli elementi viventi e non, piante, animali, pietre, che non avrebbero recato alcun male al figlio. Non lasciò indietro nessuno... eccetto il vischio, dimenticato - o secondo altre versioni, ignorato perché troppo giovane. 

 

Loki, il dio dell'inganno, sfruttò questo sbaglio per creare con il vischio dardi avvelenati che consegnò con un raggiro a Hǫðr, fratello cieco di Baldur. Così equipaggiato, Hǫðr venne invitato a partecipare al gioco preferito degli dei: circondare Baldur e scagliargli addosso qualunque genere di oggetto, dato che, grazie al giuramento universale strappato dalla madre, era praticamente invulnerabile.

 

Dalla morte alla vita. Il proiettile al vischio trapassò e uccise Baldur. Le lacrime di Frigg si trasformarono nelle bacche di vischio, che da allora viene appeso sulle porte in segno di rispetto e in memoria dell'accaduto. Secondo altre tradizioni, Frigg, desiderosa di mascherare il passo falso che aveva portato alla morte del figlio, dichiarò il vischio un simbolo di amore universale, e invitò a scambiarsi baci sotto di esso.

 

I Celti raccolsero il significato benaugurante associato alla pianta: per i druidi, i loro sacerdoti, il vischio simboleggiava la fertilità. Un "ramo d'oro" (forse riconducibile al vischio) permette inoltre la discesa agli inferi da vivo di Enea nell'Eneide - anche in questo caso, il vischio sempreverde simboleggia vitalità in contrasto alla morte.

 

L'usanza di appendere il vischio in casa durante le celebrazioni del Natale e le feste di fine anno risalirebbe invece all'Inghilterra di fine Ottocento, ed è Charles Dickens nel 1836 a fare per la prima volta un riferimento scritto all'usanza del bacio.

 

Cespugli di vischio crescono sui rami di una pianta ospite. | Shutterstock

Non del tutto autonomo. Non è un caso che il vischio (Viscum album) abbia colpito l'immaginazione degli antichi. Questa è infatti una pianta sempreverde, che può fiorire anche in pieno inverno su alberi spogli: il contrasto tra il suo vigore e le piante semimorte alle quali si avvinghia non lascia indifferenti.

 

Il vischio è un emiparassita, un "parassità a metà" che colonizza i rami superiori delle latifoglie e sfrutta le loro risorse per sopravvivere. Le sue foglie verdi contengono clorofilla e sono capaci di compiere la fotosintesi. Tuttavia, questa pianta non sa produrre da sola l'azoto, e pertanto lo sottrae all'organismo ospite, insieme all'acqua e ad altri nutrienti. Tecnicamente, il vischio sa generare da solo parte delle risorse che gli occorrono per sopravvivere, ma ha bisogno di una spinta energetica per partire, che deve trarre da altri alberi (ai quali comunque non reca danni particolari).

 

Colla e cemento. I semi parassiti sono trasportati dal vento e più spesso dagli uccelli, che si nutrono delle bacche (velenose) del vischio e poi defecano sui rami. Depositati sulle fronde dell'ospite, i semi rilasciano una sostanza appiccicosa chiamata viscina, che forma una sorta di cemento naturale: protetto da questa colla, il seme può aspettare la primavera successiva per germinare. Il cespuglio di vischio crescerà seguendo una propria ostinata direzione, apparentemente incurante della gravità e della luce, condizioni che di solito influenzano lo sviluppo delle piante.

 

23 dicembre 2019 | Elisabetta Intini