The World in Faces, un mondo di ritratti

Un mosaico di volti dal pianeta Terra, in un bel progetto fotografico che celebra la diversità.

Un giro del mondo segnato dai volti delle persone incontrate. Gente qualunque e insieme speciale, che fa parte dei gruppi etnici più remoti e minacciati del pianeta, la cui cultura rischia di svanire insieme agli ultimi anziani. The World in Faces è il progetto di Alexander Khimushin, avventuriero e fotografo (in quest'ordine) di origini siberiane da tempo residente in Australia, che negli ultimi 8 anni ha vissuto viaggiando per i luoghi più isolati della Terra, dove ha fotografato i soggetti dei suoi ritratti. Ci ha parlato del suo lavoro, attraverso gli scatti più belli.

Un uomo della tribù dei Bodi, in Etiopia.

«Scoprire il mondo e fotografare sono sempre state due cose inscindibili nella mia vita» racconta. «Due anni fa mi sono imbattuto in una serie di ritratti fatti in luoghi diversi. Pensai: "E se li mettessi tutti insieme?". Qualche ora dopo, ne avevo raccolti a centinaia. Erano le persone che avevo incontrato a costituire la parte più interessante di ogni mio viaggio. Una conclusione così ovvia, eppure ci ho messo anni a vederla con chiarezza».

Nello scatto, un giovane monaco buddista del monastero di Diskit, nella valle di Nubra, Himalaya.

In questi otto anni a zonzo per le regioni di mondo non coperte dalle guide turistiche, Khimushin ha visitato 84 diversi paesi, dalle regioni più interne dell'Asia alle Filippine, dal Centro America al Corno d'Africa. In genere si ferma a lungo nelle zone in cui le tradizioni culturali più antiche sono ancora vive e non sono state intaccate.

I Ladakhi vivono nella regione più settentrionale dell'India, nell'Himalaya. Sono per cultura e religione molto vicini al popolo tibetano. La donna qui ritratta si è imbattuta nel fotografo mentre si recava in abiti tradizionali al festival religioso buddista di Gustor.

«In genere visito villaggi remoti con una popolazione ridotta, e fotografo molte persone. Tutti sono ugualmente interessanti per me. Ogni persona è unica e bellissima e sta al fotografo rivelarne la personalità. Molti dicono di non essere fotogenici, ma questa cosa non esiste».

Un ragazzo dell'isola di Savaii, Samoa.

«L'idea del progetto è nata da una mia personale trasformazione, dal consumismo di viaggio all'esigenza di restituire alle comunità» racconta il fotografo, qui insieme a un gruppo di ragazzi etiopi. Raccontando la diversità etnica attraverso le sue foto spera di sollevare l'attenzione sui problemi della tutela delle identità culturali, contribuendo a educare al rispetto e alla tolleranza.

«Spesso fotografo persone anziane che sono gli ultimi parlanti in vita della loro lingua indigena, e gli ultimi a saper cucire o a indossare gli abiti tradizionali. Molti di questi gruppi etnici potrebbero non esistere più tra 10 o 20 anni».

Gli Ifugao (nella foto) sono un gruppo etnico delle Filippine. La foto è stata scattata sull'isola di Luzon.

Questo bambino appartiene alla popolazione dei Tofalar, che abita le montagne Sayan, nella Siberia orientale. Proprio in Siberia, la terra d'origine del fotografo, si è svolto uno dei momenti più intensi e avventurosi per Alexander.

«Questo inverno - racconta - ho dovuto guidare da solo nel mezzo del nulla della Siberia, per incontrare alcuni allevatori di renne. Prima c'era una vecchia strada costruita dai minatori, poi ho dovuto svoltare in una piccola radura e guadare una decina di fiumi ghiacciati. Il mio SUV si è trasformato in una rompighiaccio che rischiava di affondare da un momento all'altro. Non potevo chiamare aiuto. Il ghiaccio ha rotto il paraurti e le ruote non riuscivano più a girare. Fortunatamente, stanchi di aspettarmi, gli allevatori sono venuti a cercarmi su un vecchio fuoristrada militare russo. Quando anche questo si è arreso al ghiaccio, nel mezzo di un fiume congelato, sono stato portato in spalle assieme alla mia attrezzatura dai miei ospiti». In 8 mesi di permanenza in Siberia il fotografo ha ritratto persone di 41 gruppi etnici, e percorso faticosamente circa 20 mila km.

Khimushin, che si autofinanzia e non ha sponsor, sa che non basterà una vita per ritrarre le 10.000 minoranze etniche che rischiano di scomparire. Ma ne vuole documentare il più alto numero possibile.

Un giovane uomo della tribù dei Bodi, in Etiopia. Questa popolazione prevede una strana cerimonia per i maschi: l'elezione del più grasso. Per sei mesi, chi partecipa rimane praticamente immobile in un rifugio separato, nutrito a sangue di mucca e latte e servito in modo che non debba fare alcuno sforzo. Chi vince guadagna il rispetto della comunità.
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Una ragazza Oroqen, una minoranza etnica della Mongolia interna. Questa popolazione, nomade fino agli anni '50, vive principalmente di caccia e allevamento delle renne. Il nome Oroqen significa appunto, "popolo delle renne".

Un bambino della popolazione Wakhi in Afghanistan. Questo gruppo etnico vive tra le montagne, lontano da terre fertili e senza infrastrutture, in un paese lacerato da 38 anni ininterrotti di guerre civili.

Un'altra donna Wakhi, in abiti quotidiani. Quando Khimushin ha visitato l'Afghanistan nel 2015, i talebani si trovavano a circa 40 km dai villaggi di questa terrorizzata popolazione.

Una giovane giapponese in abiti tradizionali presso il tempio di Todaiji, Nara.
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Un uomo della popolazione Meitei, una popolazione del Manipur, uno stato indiano nordorientale (ma è diffusa anche in Myanmar e Bangladesh). I suoi membri si credono discendenti di una creatura mistica chiamata Pakhangba, un drago con le corna da cervo.

I Daasanach sono una minoranza etnica che vive in Etiopia, Kenya e Sud Sudan. Vivono di pastorizia, un'attività economica che ne delinea allo stesso tempo lo status sociale. Sono poligami.

Una bambina Ixil, una comunità Maya che vive tra le montagne del Guatemala.
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Un uomo di etnia Tuvan. Questa popolazione vive tra le montagne di Tavan Bogt, nella regione dell'Altai, in Mongolia.

Una giovane donna Shughnan, un gruppo etnico che vive nelle montagne del Pamir, tra le montagne più alte del mondo, a metà tra Tagikistan e Afghanistan.

Una donna Afar. Questa popolazione nomade vive principalmente nell'omonima regione dell'Etiopia.

I baffi e il turbante caratteristici della popolazione del Rajastan, India.

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Una donna Xhosa, un gruppo etnico del Sudafrica, conosciuto per la lingua "dei clic", in cui si fa scoccare in vario modo la lingua contro il palato o i denti.

Il disco labiale di una donna Mursi, un gruppo etnico dell'Etiopia. The World in Faces è anche su Facebook e Instagram.

Un giro del mondo segnato dai volti delle persone incontrate. Gente qualunque e insieme speciale, che fa parte dei gruppi etnici più remoti e minacciati del pianeta, la cui cultura rischia di svanire insieme agli ultimi anziani. The World in Faces è il progetto di Alexander Khimushin, avventuriero e fotografo (in quest'ordine) di origini siberiane da tempo residente in Australia, che negli ultimi 8 anni ha vissuto viaggiando per i luoghi più isolati della Terra, dove ha fotografato i soggetti dei suoi ritratti. Ci ha parlato del suo lavoro, attraverso gli scatti più belli.

Un uomo della tribù dei Bodi, in Etiopia.