Paese che vai, tatuaggio che trovi: significati e tecniche alle varie latitudini

Sapete che in Giappone le decorazioni sulla pelle non sono ben viste? E che nella tradizione tailandese avrebbero poteri magici? Tra le gang americane invece indicano il grado di... criminalità di una persona. Ecco 10 curiosità su significati e origini dei tatuaggi nel mondo.

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I tatuaggi non sono tutti uguali: l’arte di dipingersi il corpo è antichissima e in ogni Paese ha assunto caratteri diversi. Dalla Cina alla Polinesia, dai tatuaggi dei marinai a quelli delle gang americane, le scuole di tatuaggi più famose sono almeno 10, ognuna col suo stile e le sue simbologie...

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In principio fu il mare. Tatuaggi e marinai sono un binomio indissolubile, come ci insegna anche... Braccio di Ferro! In realtà, è opinione comune che i marinai europei abbiano sviluppato il proprio stile di tatuaggio dopo i viaggi del celebre Capitano Cook attraverso il Pacifico durante il XVIII secolo. Lo confermerebbe anche il fatto che la parola tatuaggio deriva dal termine tahitiano e samoano “tatau”. Dopo aver incontrato i popoli polinesiani vistosamente tatuati, i marinai hanno iniziato a creare il loro stile, spesso influenzati dalle superstizioni marinaresche, con disegni che ritraevano simboli portafortuna. Primo fra tutti: l’ancora, uno dei più antichi e diffusi.

Curiosità: come fanno i tatuaggi a resistere nel tempo?

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I tatuaggi polinesiani. La Polinesia è composta da circa 1.000 isole nel Pacifico. Prima di incontrare gli europei, gli abitanti di queste isole non avevano una vera e propria lingua scritta e per esprimersi usavano anche i tatuaggi. La pratica era così comune tra i polinesiani, in particolare i samoani, i tongani e gli abitanti delle isole Marchesi, che quasi tutti nella comunità erano tatuati.
I tatuaggi avevano un significato preciso: per esempio potevano indicare lo status della persona all'interno di quella società oppure la sua abilità nella guerra. E la combinazione di diversi disegni raccontava la storia individuale di ognuno. I polinesiani usavano (e usano) simboli stilizzati di creature a loro familiari. I denti di squalo, per esempio, rappresentano protezione, forza e guida. L'oceano (spesso stilizzato in una serie di onde) significa vita, cambiamento e rinascita.

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I tatuaggi maori. Un’altra famosa scuola di tatuaggi è quella Maori. A differenza degli altri, i Maori svilupparono la loro tecnica nota come Ta moko, che è fortemente radicata nella mitologia locale e legata alle caratteristiche geologiche della regione. Come terremoti e vulcani "segnano" la terra dei Maori, il Ta moko lascia tracce permanenti sul loro corpo. A differenza degli altri polinesiani facevano uso di strumenti che perforavano più delicatamente la pelle, per poi applicavarvi l'inchiostro, i Maori adottavano piccoli scalpelli che scavavano veri solchi sul viso e sul corpo della persona. Tutti i simboli avevano un preciso significato e così anche la zona del viso in cui erano scolpiti. L’area intorno agli occhi e al naso, per esempio, si riferisce alla tribù.

Curiosità: perché i tatuaggi non si fanno in numero pari?

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I tatuaggi cinesi. Trattandosi di un Paese molto vasto, in Cina il rapporto con i tatuaggi varia a seconda delle regioni. In molte aree, soprattutto in passato, erano collegati allo stile della malavita. In altre, invece, per esempio nella parte meridionale del Paese, c'è più tollerenaza e addirittura sono riconosciuti come forma d'arte. Alcuni gruppi etnici nel corso dei secoli hanno abbracciato la pratica fino a farne una tradizione.
I Dulong, per esempio, hanno una storia di tatuaggi che risale a circa 350 anni fa: pare che quando venivano attaccati dalle tribù vicine, le donne si tatuassero il viso per imbruttirsi e sfuggire alla schiavitù. I Dai, d'altra parte, si tatuano gran parte delle mani, delle braccia e della schiena con tatuaggi che, nella loro convinzione, avrebbero poteri protettivi e “curativi”.

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I tatuaggi giapponesi. Reperti archeologici ci dicono che i tatuaggi in Giappone erano usati sin dal Paleolitico: i giapponesi li usavano come mezzo per differenziare lo status sociale. Durante il periodo Edo (1600-1868 d.C.), si sviluppò l'attuale stile di tatuaggi giapponesi con scene piuttosto grandi ed elaborate ispirate a storie filosofiche o mitologiche. Questa forma d'arte fu tuttavia messa al bando nel 1868, perché vista come “irrispettosa”.
Nel 1948, è stata nuovamente legalizzata, ma senza perdere lo stigma di un tempo. Tanto che oggi i tatuaggi in Giappone sono fortemente legati alla Yakuza (mafia giapponese), da sempre alla ricerca di un linguaggio simbolico che ne rappresenti il potere, senza bisogno di parole. Nel 2012, il sindaco di Osaka ha lanciato una campagna per impedire agli impiegati statali di avere tatuaggi visibili. E molte piscine e stabilimenti balneari vietano l’ingresso alle persone con tatuaggi o chiedono di coprirli.

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I tatuaggi irlandesi. E in Europa? I tatuaggi entrarono in clandestinità durante il Medioevo, con l'ascesa del cristianesimo, principalmente perché legati a precedenti credenze pagane. Molte tribù europee come Celti e Vichinghi usavano tatuarsi. I disegni erano spesso ispirati alla natura che li circondava.
Gli storici ritengono che gli irlandesi potrebbero essere i principali eredi di questa antica tradizione europea, anche per affinità geografica. Del resto il simbolismo irlandese-gaelico è ricchissimo: il salmone, per esempio, è considerato un simbolo di saggezza, introspezione e profonda conoscenza. L'uccello rappresenta la libertà e la liberazione, mentre la farfalla è metafora di trasformazione e rinascita.

Attenzione: nanoparticelle di tatuaggi arrivano fino ai linfonodi

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I tatuaggi criminali russi. I tatuaggi erano molto apprezzati dalla malavita russa, fino a quando non furono banditi nel 1863: venivano usati per indicare crimini e rispettive punizioni. Negli anni '30 però hanno ripreso a diffondersi fino a dopo la Seconda guerra mondiale, quando, con la creazione del sistema carcerario dei Gulag, il numero di prigionieri politici e piccoli criminali è salito alle stelle, portando a una grande variazione nei disegni.
Il criminologo Arkady Bronnikov ha analizzato per 20 anni, dal 1960 al 1980, i simboli sulla pelle dei detenuti negli istituti penitenziari di tutta l’Unione Sovietica e ha scoperto che le stelle, per esempio, indicano un alto rango. Il simbolo del dollaro sul papillon è sinonimo di scassinatore o che il detenuto è stato condannato per il furto. Un faro o uccelli all'orizzonte denotano un desiderio di libertà. E una rosa sul petto significa che chi lo indossa ha passato almeno 18 anni in carcere.

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I tatuaggi thai. Il tatuaggio tradizionale tailandese potrebbe aver avuto origine con l'impero Khmer (IX secolo d. C.). Nota col nome di Sak Yant, la tradizione è un mix di buddismo, induismo e incantesimi, trasformati nei secoli in un rituale eseguito dai monaci nei templi.
Per realizzarli si usa una canna di bambù di 3 metri con un ago all'estremità: durante l'operazione i monaci recitano mantra e formule che dovrebbero conferire al tatuaggio poteri “magici”. I disegni tradizionali raffigurano animali come tigri, draghi, serpenti, leopardi...
Conta anche dove sono incisi: i tailandesi credono che l'anima risieda nella testa e più il tatuaggio è vicino alla testa, più diventa potente: sul cuoio capelluto sarebbero come una benedizione. Alcuni tatuaggi, come quelli che raffigurano il Buddha o il Loto, dovrebbero portare fortuna. La tigre invece di solito viene tatuata nella parte bassa della schiena perché è da lì che si prenderebbe cura della persona.

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I tatuaggi delle gang USA. Con la più alta percentuale al mondo di detenuti sul totale della popolazione, le carceri statunitensiti ospitano alcune delle gang più pericolose del pianeta, tra le quali si è diffusa una vera e propria cultura del tatuaggio “criminale”. Uno dei simboli più usati, la ragnatela, rappresenta una lunga prigionia. Tre punti, sulla mano o sul viso, rivendicano invece una condotta vita sfrenata (vida loca o crazy life, a seconda della provenienza) di chi lo sfoggia.
Cinque punti, significano che si è trascorso un periodo in prigione: quattro punti rappresentano le pareti, mentre il quinto è il prigioniero. Il numero 88, usato dalla fratellanza ariana, sta invece per "Heil Hitler" - poiché H è l'ottava lettera dell'alfabeto. La maggior parte degli altri tatuaggi sono invece disegni o abbreviazioni del nome e logo di ciascuna gang.

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I tatuaggi “moderni”. Anche nel mondo dei tatuaggi esistono le mode. I tatuaggi della vecchia scuola erano caratterizzati da contorni neri netti e pochi colori, scelti in una "raccolta" di simboli abbastanza consolidati: simboli patriottici come la bandiera americana, l'aquila, il cuore e il pugnale, così come i tatuaggi dei marinai.
Dagli anni '70 è attiva anche una nuova scuola di tatuatori, che ha cominciato a introdurre sul corpo elementi della cultura pop come ritratti di star del cinema, personaggi dei fumetti e di saghe come Star Wars, ecc. A differenza del vecchio modo di tatuare, questo stile è caratterizzato da colori vivaci, caricature e dall'incorporazione di elementi di altri stili di tatuaggi di tutto il mondo, in una sorta di mix “postmoderno”.

In principio fu il mare. Tatuaggi e marinai sono un binomio indissolubile, come ci insegna anche... Braccio di Ferro! In realtà, è opinione comune che i marinai europei abbiano sviluppato il proprio stile di tatuaggio dopo i viaggi del celebre Capitano Cook attraverso il Pacifico durante il XVIII secolo. Lo confermerebbe anche il fatto che la parola tatuaggio deriva dal termine tahitiano e samoano “tatau”. Dopo aver incontrato i popoli polinesiani vistosamente tatuati, i marinai hanno iniziato a creare il loro stile, spesso influenzati dalle superstizioni marinaresche, con disegni che ritraevano simboli portafortuna. Primo fra tutti: l’ancora, uno dei più antichi e diffusi.

Curiosità: come fanno i tatuaggi a resistere nel tempo?