I luoghi reali che hanno ispirato Frankenstein

Che cosa c'entra l'eruzione del Tambora, in Indonesia, con Frankenstein? Perché tutto inizia a Darmstadt? Ecco la curiosa e tragica geografia della creatura di Mary Shelley.

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La sua pelle gialla a malapena copriva la trama dei muscoli e delle arterie, i suoi capelli erano fluenti e di un nero lucente, i denti di un bianco perlaceo, ma questi pregi facevano solo un più orrido contrasto con gli occhi acquosi che sembravano quasi dello stesso colore delle orbite biancastre...
 
Ecco a voi, Frankenstein! Che per noi è il mostro: ma nel romanzo di Mary Shelley, ll dottor Victor Frankenstein è l'uomo che, con i suoi esperimenti, dà vita alla creatura condannata a essere infelice e a rendere infelici gli altri.

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Prima tappa del viaggio illustrato nei luoghi di Frankenstein, raccontato in occasione di Halloween dallo Smithsonian Mag - pubblicazione del prestigioso istituto di ricerca di Washinghton, è proprio il castello Frankenstein, vicino a Darmstadt, in Germania. Dove si racconta che l'alchimista Johann Dippel, vissuto nel Seicento, abbia provato a far tornare in vita i cadaveri: questo luogo sarebbe stato tra le fonti di ispirazione per la creatura immaginata da Mary Wollstonecraft, la scrittrice inglese che poi sarebbe diventata la moglie del poeta Percy Bysshe Shelley.

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L'eruzione del vulcano Monte Tambora in Indonesia, nell'aprile del 1815, in cui morirono decine di migliaia di persone, provocò l'emissione di enormi quantità di cenere. Secondo i climatologi, quell'eruzione potrebbe anche avere giocato un ruolo nel rendere particolarmente fredda e piovosa l'estate del 1816 in tutto l'emisfero settentrionale. Fu in quell'anno definito "senza estate" che, durante una vacanza in Svizzera, Mary Wollstonecraft in compagnia dei suoi amici scrittori e poeti, lord Byron e Shelley (che poi divenne marito di Mary) ebbe (da un sogno, come racconta) l'ispirazione per Frankenstein.

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Nel corso di quell'estate sul lago di Ginevra, in cui la compagnia di letterati fu costretta per via del cattivo tempo a passare molto tempo al chiuso, uno dei passatempi era inventare storie di fantasmi. In quelle giornate, oltre al Frankenstein partorito dalla mente di Mary, Byron scrisse il poema Il prigioniero di Chillon, che racconta dell'incarcerazione di un monaco nel Cinquecento, mentre il medico John Polidori creò una storia intitolata Il vampiro, che anni dopo sarebbe stata fonte di ispirazione per il Dracula di Bram Stoker.

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La prima edizione di Frankenstein fu pubblicata a Londra nel 1818. L'ambiente culturale londinese aveva già contribuito a plasmare la curiosità della giovane Mary. Sul suo diario, nel dicembre 1814, l'aspirante scrittrice aveva annotato di aver assistito a una conferenza su elettricità, gas e phantasmagoria, ovvero sulle entità soprannaturali.

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La giovane Mary andò a trovare Percy Shelley a Oxford nel 1815, e la città è anche il luogo dove, nel romanzo, Victor Frankenstein si reca dopo aver incontrato i migliori scienziati inglesi, già in preda a tristi presentimenti e umore malinconico.

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Gli esperimenti con l'elettricità e le rane di Luigi Galvani, a Bologna, avevano impressionato Shelley: l'idea che, come sembrava, l'elettricità potesse infondere una scintilla di vita nel corpo di un animale morto è alla base della creazione della creatura di Frankenstein. Un nipote di Galvani, Giovanni Aldini, tra il 1802 e il 1803 eseguì a Londra esperimenti su cadaveri umani e animali: collegava elettrodi a teste umane mozzate e corpi decapitati ottenendo contrazioni muscolari impressionanti. È probabile che anche questi esperimenti siano stati fonte di ispirazione per Mary.

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Dopo che la creatura mostruosa gli ucciso il fratello, Victor Frankenstein si arrampica verso Chamonix. La sua descrizione della zona richiama quella fatta da Mary e Percy Shelley in un viaggio del 1816: una natura temibile, maestosa e solenne.

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Da ragazzo, Percy Shelley aveva passato due anni alle isole Orcadi, nel Mare del Nord, al largo della Scozia. È questo il luogo dove Victor Frankenstein abbandona il proposito di dar vita a una compagna per la sua creatura dopo essersi reso conto dell'orrore di ciò che ha creato.

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Victor Frankenstein insegue la sua creatura, inutilmente, fino all'azzurro del Mediterraneo. È proprio nel golfo dei Poeti (golfo della Spezia), di fronte a Lerici, che Percy Shelley annegò quattro anni dopo la pubblicazione del romanzo: il corpo fu ritrovato dieci giorni dopo a Viareggio.

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Il romanzo si conclude sui "ghiacci eterni del nord", nelle lande innevate della Russia e poi sul mare ghiacciato. Victor è morto inseguendo la sua creatura, che alla fine si getta in mare piena di rimorsi: Salirò trionfalmente il mio rogo funebre ed esulterò nell'agonia delle fiamme che mi tortureranno. La luce dell'incendio sparirà, le mie ceneri verranno disperse nel mare dal vento. Il mio spirito riposerà in pace... Addio!

La sua pelle gialla a malapena copriva la trama dei muscoli e delle arterie, i suoi capelli erano fluenti e di un nero lucente, i denti di un bianco perlaceo, ma questi pregi facevano solo un più orrido contrasto con gli occhi acquosi che sembravano quasi dello stesso colore delle orbite biancastre...
 
Ecco a voi, Frankenstein! Che per noi è il mostro: ma nel romanzo di Mary Shelley, ll dottor Victor Frankenstein è l'uomo che, con i suoi esperimenti, dà vita alla creatura condannata a essere infelice e a rendere infelici gli altri.