Segreti e origini delle maglie delle squadre di calcio di serie A

Le storie delle divise delle squadre di calcio rivelano spesso aneddoti curiosi e divertenti: c'è chi ha "copiato" dall'Inghilterra e chi ha imitato la Grecia olimpica, qualcuno addirittura si è ispirato ai Salesiani di Don Bosco. Ecco la storie delle maglie delle squadre della serie A, una per una.

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La Juventus e la biancheria Vale anche per chi non è appassionato di calcio: dici Juventus e pensi subito alle strisce bianconere. Eppure la divisa originale (1897) era ben diversa. Le prime casacche erano rosa, perché per realizzarle fu impiegato il tessuto rimasto nel magazzino del padre di uno dei fondatori della squadra, che commerciava biancheria femminile. E forse per dare un tono più “maschile” al tutto, fu aggiunto un cravattino nero. Nel 1903, per rinnovare il look, si chiese aiuto a un socio inglese del club, residente a Nottingham: questi inviò una partita di maglie della locale squadra del Notts County e da allora le due squadre hanno divise uguali. Il rosa, invece, è rimasto come colore dominante per la maglia di riserva, ma solo in alcune stagioni.

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Il Napoli e i Borbone Il club campano (fondato nel 1926) è frutto della fusione di due squadre: l’Internazionale (nata nel 1911), che giocava con maglie azzurre in onore dei Borbone e degli Angioini, e il Naples (attivo fin dal 1903), per il quale i fondatori avevano scelto strisce di colore celeste e azzurro, come il cielo e il mare che si potevano ammirare guardando il Golfo. Nonostante proprio il Naples, per ragioni d’età, sia da considerare la vera antenata del Napoli, per la scelta dei colori sociali ha prevalso l’azzurro dell’Internazionale che da allora, ininterrottamente (salvo qualche variazione sulla tonalità e sui motivi decorativi), caratterizza le divise del club partenopeo.

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La Fiorentina e il fascino ungherese Oggi i suoi tifosi la chiamano affettuosamente “la viola”, per via del colore della maglia. Eppure agli esordi (1926) la Fiorentina aveva una maglia bianca e rossa (col giglio comunale sul petto) per mantenere vivo il ricordo del Club Sportivo Firenze (che aveva divise rosse) e della Palestra Ginnastica Libertas (maglia bianca) dalla cui fusione la squadra toscana era nata. Questo fino a quando, nel 1928, si giocò una partita contro l’Uijpest di Budapest: il presidente Luigi Ridolfi, folgorato dal viola delle divise avversarie, decise che, da quel momento, anche la Fiorentina avrebbe usato quel colore per distinguersi dalle altre squadre. Dal 1928 la maglia della Fiorentina è rimasta pressoché uguale, a parte qualche variante sui dettagli, come polsini, colletto ecc., che talvolta sono bianchi.

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La Roma, l'oca e il bue La Roma nacque nel 1927 dalla fusione di tre squadre all’epoca già attive nella Capitale: Alba, Fortitudo e Roman Football Club. Proprio i colori di quest’ultima, tratti dallo stemma municipale, furono mantenuti per le divise della nuova squadra. Da allora la maglia restò pressoché invariata (con l’eccezione di un modello usato negli anni Ottanta, che aveva stravaganti fasce giallo-arancione sulle spalle) e solo la “definizione” dei colori, dopo la caduta del fascismo, fu riveduta: il rosso porpora e il giallo oro, che evocavano i fasti di Roma imperiale, cedettero il passo ai più bonari “giallo becco d’oca” e “rosso sangue di bue”.

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Sampdoria = Sampierdarenese + Andrea Doria Tra le squadre italiane nate da una fusione, la Sampdoria è quella che ha mantenuto più evidenti le tracce dei club “genitori”, Sampierdarenese e Andrea Doria. Nel nome, ma anche nella maglia, che dalla prima ha tratto il bianco e la fascia rossonera, mentre dalla seconda il blu e lo stemma di Genova con la croce di San Giorgio. L’originale divisa, da cui deriva il soprannome “blucerchiati” riservato a calciatori e tifosi del club, è stata eletta qualche anno fa “la più bella del mondo” in un sondaggio indetto dalla rivista Guerin Sportivo.

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Il Milan, il fuoco e la paura “I nostri colori saranno il rosso come il fuoco e il nero come la paura che incuteremo agli avversari”: così parlava la sera del 16 dicembre 1899 (il 13 secondo altre fonti), Herbert Kiplin, fondatore del Milan Cricket and Football Club, durante la presentazione della nascente squadra di calcio. La divisa prescelta, rimasta da allora inalterata o quasi, fu una camicia di seta a strisce con lo stemma di Milano sul petto. Quest’ultimo fu eliminato, negli Anni ’40, e poi reintrodotto: una prima volta nel 1999 per il centenario del club, poi per un paio di stagioni a partire dal 2014. Successivamente lo stemma comunale è tornato in soffitta per lasciare spazio a quello del club.

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La Lazio e la Grecia olimpica Prima ancora di dedicarsi anche al gioco del pallone, la Lazio era una “Società Podistica” (fondata nel 1900) i cui colori sociali, bianco e celeste, vennero scelti in omaggio alla bandiera della Grecia, Paese che appena 4 anni prima aveva ospitato la prima edizione delle Olimpiadi moderne. Nel 1901 nacque la squadra di calcio, che all’inizio adottò una semplice maglia bianca. La prima vera divisa arrivò l’anno dopo: una camicia di flanella a scacchi bianchi e celesti, cucita dai familiari degli stessi calciatori. Nel 1910 fu sostituita dalla maglia celeste, adottata fino allo scorso anno. Per questa stagione è stata scelta una versione già adottata negli anni Ottanta, la "maglia bandiera", caratterizzata dal logo di un'aquila (simbolo della società).

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L'Inter e la matita Il 9 marzo 1908 un gruppo di soci del Milan decide di abbandonare il sodalizio e di fondare una nuova squadra, il Football Club Internazionale Milano: l’Inter. La scelta dei colori fu affidata a uno dei transfughi, Giorgio Muggiani, di mestiere illustratore e cartellonista. Questi, osservando una delle matite bicolori (metà rossa, metà blu) che erano sulla sua scrivania, decise che le maglie interiste sarebbero state... “contrarie” a quelle del Milan: così, al posto delle strisce rosse dei “cugini”, disegnò quelle azzurre. Che insieme a quelle nere, da allora, formano la divisa dell’Inter.

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Il Bologna e il collegio svizzero Nei primi anni del ’900 un gruppo di giovani appassionati bolognesi si riuniva nella locale Piazza d’Armi per praticare il gioco del calcio, disciplina che contava già un discreto numero di seguaci. Uno di loro, tale Arrigo Gradi, si presentava agli allenamenti indossando la bella casacca rossa e blu della squadra di calcio dell’Istituto che qualche anno prima aveva frequentato in Svizzera, il collegio Wiget di Rorschach. La maglia piacque al punto che, quando nel 1909 Gradi e compagni fondarono il Bologna Football Club, per la divisa adottarono gli stessi colori.

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Il Torino e la brigata Savoia Nella prima partita della sua storia (dicembre 1906) il Torino sfoggiò la divisa a strisce nere e giallo oro del Football Club Torinese, la squadra con cui, qualche giorno prima, un gruppo di “separatisti” della Juventus aveva stretto un accordo per formare un nuovo club. I colori, che potevano ricordare gli Asburgo, nemici dei Savoia, furono abbandonati a favore del rosso granata che – secondo alcune fonti – fu scelto per ricordare la cravatta dei soldati di quella Brigata Savoia che, duecento anni prima (quando si chiamava ancora III Reggimento “Savoia Cavalleria”), aveva contribuito a liberare Torino dall'assedio franco-spagnolo. Secondo altre fonti il colore granata fu voluto da un dirigente di origine svizzera, per imitare la squadra elvetica del Servette.

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Il Genoa e l'Inghilterra È il 1893, un gruppo di inglesi trapiantati a Genova fonda la società sportiva Genoa Cricket and Athletic Club, che, qualche anno più tardi, inizia a praticare anche il football. All’inizio i giocatori usano le casacche bianche del team di cricket; poi, nel 1900, la prima “vera” maglia: a strisce bianche e azzurre, come quelle dello Sheffield Wednesday, tra i più importanti club dell’Inghilterra, culla del calcio. L’anno seguente, la scelta definitiva: dopo un referendum tra i soci, si adotta la maglia a quarti rosso granata e blu, forse per onorare i colori della bandiera britannica.

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La SPAL e Don Bosco La squadra di calcio di Ferrara, il cui acronimo sta per Società Polisportiva Ars et Labor ha adottato fin dal principio i colori che la rappresentano ancora oggi, il bianco e l'azzurro. Questo si deve alla circostanza che la fondazione della squadra, nel 1907, avvenne per iniziativa di un sacerdote salesiano, Pietro Acerbis, che nella scelta dei colori sociali si ispirò a quelli dello stemma della congregazione fondata da Don Bosco. Inizialmente la divisa era completamente azzurra con le maniche bianche, successivamente sono comparse le attuali strisce, la cui larghezza è un po' variabile a seconda delle stagioni. Solo per una breve parentesi negli anni Quaranta, i calciatori della SPAL hanno indossato divise bianconere.

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Atalanta, niente bianco Non tutti sanno che il nome completo della squadra che oggi rappresenta la città di Bergamo è Atalanta Bergamasca, questo perché il team nacque nel 1920 dall’unione di due club: l’Atalanta (che usava una maglia a strisce bianche e nere) e la Bergamasca (divisa a strisce biancazzurre). Gli effetti della fusione non si limitarono al nome adottato dalla nuova squadra, ma si estesero in qualche modo anche ai colori sociali: dalle divise delle squadre “genitrici”, infatti, fu eliminato il bianco e si conservarono il nero (dell'una) e l'azzurro (dell'altra) per dare vita alla tradizionale divisa a strisce nere e azzurre che da allora contraddistingue l'Atalanta.

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per tutte le altre, i colori municipali A determinare i “colori sociali” di un club non è sempre il caso, l'origine geografica dei fondatori o il desiderio di distinguersi dai rivali. Molti dei club di Serie A, per i colori della divisa, fanno riferimento alle insegne municipali: è il caso del rossoblu del Cagliari, del bianconero dell'Udinese (al centro, in basso) e del gialloblu che accomuna il Chievoverona (in alto a destra) e il Parma (in basso a sinistra). Quest'ultima adotta anche una divisa bianca con una croce nera, simbolo presente anch'esso nello stemma cittadino. L'azzurro del gonfalone comunale ha ispirato anche i colori dell'Empoli. Il Frosinone (secondo da sinistra, in alto) adotta il gialloblu del gonfalone provinciale (il rossoblu, dello stemma "comunale", era impiegato agli albori). Nessuna notizia, infine, sul Sassuolo: sull'origine dei suoi colori (nero e verde) nemmeno i dirigenti sono in grado di fare luce.

La Juventus e la biancheria Vale anche per chi non è appassionato di calcio: dici Juventus e pensi subito alle strisce bianconere. Eppure la divisa originale (1897) era ben diversa. Le prime casacche erano rosa, perché per realizzarle fu impiegato il tessuto rimasto nel magazzino del padre di uno dei fondatori della squadra, che commerciava biancheria femminile. E forse per dare un tono più “maschile” al tutto, fu aggiunto un cravattino nero. Nel 1903, per rinnovare il look, si chiese aiuto a un socio inglese del club, residente a Nottingham: questi inviò una partita di maglie della locale squadra del Notts County e da allora le due squadre hanno divise uguali. Il rosa, invece, è rimasto come colore dominante per la maglia di riserva, ma solo in alcune stagioni.