Mummie: la scienza ci svela il segreto delle 3mila naturali italiane

Nel nostro Paese abbiamo il maggior numero di mummie d'Europa (3mila), e sono perlopiù naturali, ovvero i cadaveri si sono mummificati spontaneamente. Vi spieghiamo come e perché è accaduto.

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Le mummie della Cripta dei Cappuccini di Palermo.|Wikimedia

Le mummie in Italia sono quasi 3.000. Nessun altro Paese europeo ne ha così tante. Per la loro perfetta conservazione sono di grande interesse scientifico perché sono perlopiù naturali, ovvero i corpi dei defunti si sono mummificati spontaneamente, senza l'intervento dell’uomo (come invece nell'arte della mummificazione degli Egizi).

 

Sottoterra. Sono mummie del tutto naturali, per esempio, quelle ritrovate a Ferentillo, in Umbria, o a Venzone, in Friuli.  In questi luoghi le salme venivano sepolte sottoterra nelle casse oppure in sudari, e quell’ambiente favoriva la conservazione dei corpi. «Il terreno assorbe naturalmente i liquami cadaverici. Inoltre, sostanze chimiche come mercurio, piombo, arsenico, possono inibire o quasi il processo di decomposizione», spiega Dario Piombino-Mascali, antropologo dell’Università di Vilnius (Lituania).

È in edicola il nuovo Focus da cui è tratta questa anteprima. E dove potete trovare 10 luoghi da visitare per vedere le mummie della nostra Penisola.

 

Doppia sepoltura. La maggioranza delle mummie naturali italiane, scoperte e studiate ancora oggi soprattutto in Sicilia, Campania e Puglia, sono le cosiddette mummie naturali indotte, e sono la conseguenza del rituale funerario della doppia sepoltura, in uso soprattutto nei conventi dei Cappuccini.

 

I religiosi, infatti, non mettevano i fratelli defunti nei cimiteri ma nelle cripte delle chiese. E quando, alla fine del Cinquecento, si accorsero casualmente che i corpi di 45 confratelli sepolti nella Cripta del Convento di Palermo si erano mummificati naturalmente grazie all’ambiente che essiccava i corpi invece di decomporli, cominciarono a sfruttare questo processo naturale di mummificazione per altri cadaveri.

 

Frate Bernardo da Limina (1693-1777) nella chiesa dei Cappuccini di Savoca (ME). | Wikimedia

I colatoi. Innanzitutto, mettevano i cadaveri nei cosiddetti colatoi, strutture architettoniche che servivano a far defluire spontaneamente i liquami del corpo. In seguito, posavano queste salme in stanze dove correnti d’aria, assenza di umidità e temperatura costante consentivano una conservazione a lungo termine.

 

Quindi, dopo otto mesi o un anno «le mummie venivano lavate, e i buchi della pelle tappati con sostanze vegetali per garantire la conservazione. Infine, venivano vestite e sistemate in posizione eretta, appese al muro o sdraiate nelle casse, e disposte per categorie: frati con frati, medici con medici, donne con donne», aggiunge Piombino-Mascali, anche conservatore scientifico delle Catacombe dei Cappuccini di Palermo.

 

Oggi, nelle Catacombe di Palermo, sono custodite circa 2mila mummie. Ma nelle chiese e nei conventi della nostra Penisola ce ne sono almeno ancora mille, come spiega l'articolo sul nuovo Focus in edicola che offre una cartina con 10 luoghi da visitare per vedere altre mummie in giro per l'Italia.

 

Santa Zita (1218 –1278) riposa nella Basilica di San Frediano a Lucca. | Wikimedia

tutti i santi. Inoltre, altri esempi di defunti che si sono conservati naturalmente sono i corpi incorrotti dei Santi. Sono più di 100 e sono molto cari alla devozione popolare.

 

«Tra i tanti che riposano nelle Chiese d'Italia, citiamo ad esempio Santa Zita a Lucca, il Beato Antonio Patrizi da Monticiano (Siena), il Beato Antonio Franco di Napoli, San Benedetto il Moro a Palermo e Santa Eustochia da Messina, accompagnata dalla sua amica Suor Jacopa Pollicino», conclude Piombino-Mascali.

 


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08 Giugno 2018 | Fabrizia Sacchetti

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