Da quando abbiamo iniziato a sorridere davanti al fotografo?

L'abitudine di sorridere nelle foto è del 900. Prima era tabù. E secondo alcuni, il probabile inventore dell'espressione "dite cheese" fu un famoso politico.

cheese
Say cheese!|Courtesy Everett Collection/Contrasto

Dite cheese! Basta questo semplice comando per scatenare un sorriso in potenziali soggetti fotografici a tutte le latitudini, anche se la parola cheese è inglese (e, com'è noto, significa formaggio). Un semplice "cheese" diffonde un sorriso sul volto di chiunque, e con un clic quel sorriso viene catturato per l'eternità. Ovviamente è tutto merito della pronunzia ( /tʃiːz/): mentre il "ch" ci spinge a chiudere i denti, le "ee" fanno sì che le labbra formino qualcosa di simile a un sorriso.

 

Vietato sorridere. La studiosa Christina Kotchemidova ha però scoperto che ai tempi delle prime foto in studio, in Gran Bretagna, nel 1841, i fotografi chiedevano piuttosto ai soggetti dei loro fotoritratti di dire "prunes" (prugne), per far sì che tenessero le labbra serrate (provateci e vedrete). Il sorriso a bocca larga sarebbe stato più difficile da catturare sulla pellicola, visto che la tecnologia a disposizione prevedeva che le persone ritratte restassero perfettamente immobili per diversi secondi per impressionare la pellicola.

 

E poi, ai tempi della Regina Vittoria l'espressione seria era ritenuta bella e accettabile: le foto dell'epoca ci dicono infatti che il sorriso in foto era appannaggio solo di  bambini, contadini e… ubriachi.

 

Persino il grande scrittore umoristico Mark Twain (1836-1910) era contrario ai sorrisi: «Una fotografia - ha scritto - è un documento importante, e non c'è niente di peggio che lasciare ai posteri uno sciocco, stupido sorriso catturato e fissato per sempre».

 

La democrazia del sorriso. Le foto sorridenti non arrivarono prima del 1900, quando George Eastman Kodak, che aveva fondato l'azienda che avrebbe cambiato la storia della fotografia, introdusse sul mercato americano la Pocket e la Brownie, due fotocamere low cost accompagnate dallo slogan "Tu premi il pulsante, noi facciamo il resto" e da immagini pubblicitarie di persone sorridenti. Fu così che migliaia di fotografi per hobby imposero il sorriso in foto alle classi agiate, abituate a essere ritratte in studio e in pose seriose. Anche i divi del cinema fecero la loro parte, cominciando a sorridere a più non posso.

 

Secondo la Kotchemidova, insomma a permetterci di sorridere in foto furono quindi «otturatori delle fotocamere più veloci, i volti attraenti dei divi e dei politici, e l'arrivo delle cure dentistiche».

 

Fu nel 1943 che un giornale parlò per la prima volta dell'uso dell'espressione "dite cheese" davanti al fotografo. E pare che lo avesse coniato l'allora presidente degli Stati Uniti Franklin Delano Roosevelt.

 

Sorrisi presidenziali. E il cheese? La prima volta che ne parlò un giornale fu nel 1943: l'ambasciatore americano Joseph E. Davies raccontò a un reporter del The Big Spring Herald che un misterioso politico (che poi si scoprì essere il Presidente degli Stati Uniti Franklyn D. Roosevelt) gli aveva confidato usava il trucco di dire cheese per venire sorridente in tutte le foto.

 

L'episodio non fu mai confermato, e non possiamo dire con certezza che sia stato lui a dire il primo "cheese" della storia. Ma sappiamo che Roosevelt fu il primo presidente americano, e dunque uno dei primi politici in assoluto, ad affidarsi a consulenti di immagine. Nel 1934, per esempio, chiamò a sé gli esperti della la Whitaker e Baxter, un'agenzia di lobby e pubbliche relazioni). Che siano loro i misteriosi autori della formula magica del sorriso in foto?

23 Agosto 2016 | Eugenio Spagnuolo