Quando Dario Fo scoprì di aver ricevuto il Nobel

Ci sono telefonate che cambiano la vita, come quella che annuncia all'interessato l'assegnazione del Nobel. Ma non tutti quelli che le ricevono ci credono o rispondono al telefono... E quanto successe a Dario Fo è davvero curioso.

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C'è una telefonata che ogni ricercatore, scrittore e poeta sogna di ricevere una volta nella vita, soprattutto in questo periodo dell'anno: ha il prefisso internazionale +46, quello della Svezia, e annuncia l'assegnazione del Premio Nobel. Responsabile di queste telefonate che cambiano la vita è una squadra di operatori della Royal Swedish Academy of Sciences capitanata dal professor Staffan Normark, segretario permanente della prestigiosa istituzione.

Il rituale. Il copione si ripete puntuale anno dopo anno, a partire dal lunedì della seconda settimana di ottobre quando vengono annunciati i vincitori dei premi di quell'anno: prima Medicina, poi Fisica, Chimica, Economia, Pace e infine Letteratura (vedi la storia del Nobel). Ma non sempre il vincitore è disponibile al telefono e, soprattutto una volta senza cellulari, era difficile raggiungere immediatamente l'interessato.

 

In autostrada. È quanto accadde a Dario Fo, scomparso oggi 13 ottobre all'età di 90 anni, vincitore del Nobel per la Letteratura nel 1997. Il giorno dell'annuncio si trovava su una macchina per registrare Milano/Roma con Ambra Angiolini, una trasmissione registrata direttamente in automobile.

 

A un certo punto una macchina della produzione lo ha affiancato in autostrada e ha esposto un cartello con scritto Hai vinto il Nobel. Il tutto lo si può vedere in questa registrazione della trasmissione.

 

 

LA telefonata magica. E come funziona se il vincitore del prestigioso riconoscimento si trova dall'altra parte del mondo? Probabilmente riceverà la telefonata (the magic call, la chiamano all'Accademia) nel cuore della notte, come è successo a Robert Lefkowitz, Premio Nobel per la Chimica, al quale è squillato il telefono alle 3 del mattino. L'illustre accademico stava dormendo... con i tappi nelle orecchie, e così alla chiamata più importante della sua vita di scienziato ha risposto la moglie.
 
Ma può anche succedere che il neonominato non risponda al telefono: in questo caso il rigido cerimoniale non prevede eccezioni e a mezzogiorno viene dato l'annuncio ai media. L'ignaro vincitore potrebbe perciò trovarsi assediato in piena notte da giornalisti e troupe televisive a caccia di interviste: è accaduto due anni fa a Saul Perlmutter, californiano, Premio Nobel per la Fisica, svegliato di soprassalto dagli schiamazzi di fotografi e cameramen appostati fuori da casa sua.

 

Come reagiscono gli insigniti alla notizia? Tutti sono invariabilmente colti di sorpresa, anche chi se lo aspetta. Serge Haroche, Nobel per la Fisica nel 2012, è stato raggiunto dalla magica chiamata mentre era a passeggio con la moglie. Quando ha visto sul display del cellulare il prefisso della Svezia ha capito di che cosa si trattava e ha dovuto sedersi su una panchina a bordo strada.

 


Gli increduli. Ci sono poi gli irraggiungibili, quelli che staccano il telefono. Tra questi, ricorda Normark in una recente intervista a Life, Paul Nurse, Nobel per la Medicina nel 2001, che al momento della fatidica comunicazione era impegnato in una riunione e aveva il cellulare spento. Fu avvisato da uno suoi collaboratori, che dopo averlo raggiunto gli consigliò di accendere il telefonino.

 

Oppure è il caso di Peter Higgs. Nel 2013 le voci che il Nobel per la fisica gli sarebbe stato assegnato per la previsione dell'esistenza del bosone di Brout–Englert–Higgs erano molto insistenti. Il giorno dell'annuncio il pacato fisico scozzese che ha 84 anni e non possiede il cellulare che fa? Prende e va a farsi una gita nei boschi delle Highlands. Impossibile raggiungerlo al telefono. Chi conosce bene Higgs, assicura che un tale comportamento è tipico.

 

Infine c'è anche chi non ci vuole credere, come James Mirrlees, Nobel per l'Economia nel 1996, che chiese a chi gli telefonò per comunicargli la notizia una prova di ciò che gli stava succedendo. «È una reazione piuttosto comune», conclude Normak, «per fortuna sono aiutato dal mio marcato accento svedese.»

 

13 Ottobre 2016

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