Curiosità

Deuce, ace, love e le altre "parole del tennis": perché si dice così?

Durante le partite di tennis sentiamo alcune parole, pronunciate dai commentatori e dagli arbitri, che sembrano non avere alcuna attinenza col gioco. Da cosa derivano?

L'origine del gioco del tennis viene fatta risalire al primo torneo svoltosi a Wimbledon, in Inghilterra, nel 1887, ma è documentato come nel Medioevo esistessero già giochi simili in Italia (pallacorda) e in Francia (jeu de paume). E proprio dalla lingua francese traggono origine alcuni dei termini utilizzati in questo gioco e che spesso sentiamo da commentatori e arbitri.

Tanto per cominciare: da cosa deriva "tennis"?

Il nome stesso del gioco, "tennis", deriva dal francese "tenez", che significa "prendi". Questo termine veniva molto probabilmente utilizzato dai giocatori di pallacorda, l'antico antenato del tennis, per indicare il momento in cui si lanciava la palla verso l'avversario.

Perché sul punteggio di 40 pari nel tennis si dice "deuce"?

La parola "deuce" deriva dal francese "deux", che significa "due". Questo termine viene utilizzato nel tennis per indicare il momento in cui il punteggio è di 40 pari. E sottolinea il fatto che, in questa condizione, entrambi i giocatori hanno bisogno di vincere due punti consecutivi per aggiudicarsi il game.

Perché nel tennis si usa la parola "ace" per indicare un servizio vincente?

La parola "ace" deriva dal francese "as", che significa "asso". Questo termine viene utilizzato nel tennis per indicare un servizio vincente: il giocatore che effettua la battuta riesce non solo a fare il punto, ma evita persino che la pallina stessa venga toccata dal giocatore avversario.

Perché nel punteggio si usa la parola "love" come sinonimo di "zero"?

Spesso sentiamo che l'arbitro, nell'aggiornare il punteggio, usa la parola "love"per indicare chi si trova a zero punti. Per esempio, sul 40-0 si sente: "fourty, love!". In realtà l'amore (love) non c'entra, perché la parola deriva dal francese "l'oeuf", che significa "uovo". Probabilmente la scelta è dovuta alla forma stessa dell'uovo, che ricorda vagamente uno zero.

Perché quando la pallina sfiora il nastro l'arbitro grida "let!"?

Quando, dopo una battuta, la pallina finisce nella metà campo avversaria, ma nella sua fase di "volo" sfiora il nastro che tiene su la rete, il regolamento prevede che il servizio venga ripetuto. Per segnalare questa circostanza, l'arbitro chiama "let". In questo caso l'origine dell'espressione dovrebbe essere inglese: dal verbo to let (lasciare) o dal sostantivo let (ostacolo), visto che il "let" può essere chiamato dall'arbitro anche quando il gioco deve essere interrotto a causa di qualche impedimento. In Italia viene spesso chiamato, erroneamente, "net" (forse perché in inglese vuol dire "rete").

26 gennaio 2024 Focus.it
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