Curiosità

Perché il più importante museo egizio, dopo quello del Cairo, è a Torino?

Tutto merito dell'archeologo Ernesto Schiaparelli che 200 anni fa convinse i Savoia ad acquistare i locali del Museo Egizio di Torino.

Scopriamo come mai il museo egizio più importante al mondo, dopo quello del Cairo, si trova proprio nel capoluogo piemontese attraverso l'articolo "Un egittologo a Torino" di Matteo Liberti, tratto dagli archivi di Focus Storia.

Perché Torino? Con oltre 30mila reperti, il Museo Egizio di Torino, che compie nel 2024 200 anni, è uno dei più importanti al mondo, secondo soltanto a quello del Cairo. Ma come mai un tale onore spetta proprio al capoluogo piemontese, che certo pare difficile associare alle sabbie d'Egitto? La risposta sta in un nome, quello dell'archeologo Ernesto Schiaparelli, artefice agli inizi del Novecento di una serie di scavi che portavano a molti ritrovamenti. E siccome Schiaparelli era di Torino...

La collezione. La nascita del museo risale al 1824. Fu promossa dal re di Sardegna Carlo Felice di Savoia, che l'anno precedente aveva acquisito più di 5mila reperti egizi dal collezionista d'arte Bernardino Drovetti. Prestando servizio per l'esercito napoleonico in Egitto, Drovetti, aveva accumulato statue, sarcofagi, papiri, mummie e altri oggetti di gran valore. Questo materiale, sommato ad alcuni reperti già in possesso dei Savoia, permise di inaugurare il primo vero museo egizio della Storia.

Direttore "sul campo". Il decisivo salto di qualità si ebbe però con l'intraprendente Schiaparelli. Classe 1856, aveva studiato a Torino ed era poi stato allievo del grande egittologo francese Gaston Maspero, all'École pratique des hautes études di Parigi. Il suo talento gli valse nel 1880 l'incarico di direttore della sezione egizia del Museo Archeologico di Firenze e nel 1894 la direzione del museo torinese. A partire dal 1903, sotto l'egida della neonata Missione Archeologica Italiana in Egitto e, grazie ai suoi valenti collaboratori, Schiaparelli organizzò una serie di campagne di scavo introducendo molteplici novità, come l'uso sistematico delle fotografie per documentare gli scavi, al posto dei semplici disegni a cui ci si limitava in passato.

Scoperte da urlo. Le prime grandi scoperte di Schiaparelli – che dovette tra l'altro districarsi tra i numerosi falsi in circolazione all'epoca – avvennero nella Valle delle Regine, presso Luxor (l'antica Tebe). Qui vennero alla luce numerose tombe, tra cui il sepolcro del principe Khaemwaset, figlio di Ramses III, contenente sarcofagi di eccezionale bellezza, mummie e centinaia di frammenti di corredo. La scoperta più importante fu però quella della grandiosa tomba della regina Nefertari, la "grande sposa reale" di Ramses II. La sepoltura, rinvenuta nel 1904, era stata depredata, ma vi furono comunque trovati alcuni preziosi cofanetti, varie statuette funerarie (gli ushabti), un grande frammento del coperchio del sarcofago, le ginocchia di una mummia non meglio identificata e un paio di sandali appartenuti alla stessa Nefertari.

Una tomba integra. A questo ritrovamento ne seguì uno altrettanto stupefacente, nel 1906, sempre vicino a Luxor. Dopo aver individuato il villaggio operaio di Deir el Medina (importante per conoscere la vita quotidiana degli antichi Egizi), Schiaparelli trovò la tomba di Kha, architetto al servizio del faraone Amenofi III, sepolto assieme alla moglie Merit. Finalmente una tomba integra, piena di oggetti d'uso quotidiano e importantissima per gli studiosi. Negli anni seguenti le scoperte proseguirono senza sosta, e numerosi reperti continuarono a prendere la via di Torino.

Filantropo. Schiaparelli, però, fu un uomo poliedrico. Fu docente, soprintendente e persino senatore del Regno. Ma tra le sue tante attività una lo coinvolse fin da giovane, e nulla c'entrava con l'egittologia: la filantropia. Tutto iniziò quando, ancora direttore del museo fiorentino, si recò in Egitto ospite dei frati di una missione francescana. Schiaparelli era un profondo credente e, colpito dalle difficoltà dei frati, decise di aiutarli raccogliendo fondi per dar vita all'Associazione nazionale per soccorrere i missionari cattolici italiani (Ansmi). Poi si prodigò per aiutare i tanti orfani e bambini poveri che aveva incontrato in Egitto. Incentivò la costruzione di scuole, orfanotrofi e ospedali, e in pochi anni le missioni sponsorizzate da Schiaparelli si diffusero dal Nordafrica al Medio Oriente, e persino in Cina, a Pechino. La gestione di questa enorme macchina della beneficenza accompagnò il grande egittologo fino al 1928, quando morì, nel giorno di san Valentino. Una lapide nel cimitero del suo paese natale, Occhieppo Inferiore (Biella), lo ricorda proprio con questa sua doppia veste: "scienziato di fama mondiale" e "filantropo".

28 gennaio 2024 Focus.it
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