Campioni di velocità: perché nel nuoto sono bianchi e nell'atletica sono neri?

Avete notato? Nelle competizioni in piscina è raro vedere atleti di colore sul podio; mentre sulle piste di atletica fanno man bassa di medaglie. Da cosa dipende?

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Al di là delle spiegazioni politiche e sociali (non ci sono molte piscine in Africa o nei “ghetti neri” di molte città Usa) si tratta di una questione genetica e fisiologica. Nel nuoto, ad esempio, un atleta nero parte svantaggiato per via della più elevata densità ossea e della minor percentuale di tessuto grasso, che lo portano ad avere maggiori difficoltà nel galleggiamento. Inoltre i neri sono dotati di più fibre muscolari “bianche”, le cosiddette fibre veloci, utili in caso di azioni brevi ed esplosive.

Cosa dicono le statistiche. Al contrario, nell'atletica leggera, in discipline veloci come i 100 metri piani, sono i bianchi a essere svantaggiati per via della maggior quantità di fibre “rosse”, meno elastiche, nei loro muscoli. La statistica conferma: tutti i record del mondo del nuoto in vasca olimpica appartengono ad atleti bianchi. Per quanto riguarda invece i migliori sprinter di sempre, nei 100 metri, con tempi sotto ai dieci secondi troviamo appena tre atleti “non neri” su 124 totali.

 

10 Agosto 2018 | Focus.it