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Perché Agatha Christie viaggiava sempre?

Agatha Christie, la regina del giallo, è stata anche grande viaggiatrice, e dai viaggi ha tratto ispirazione per scrivere i suoi romanzi.

Agatha Christie (1890 - 1976), la giallista più famosa di ogni tempo, l'autrice di libri che (quasi) ognuno di noi ha letto almeno una volta, è stata anche una donna decisamente avventurosa. Una grande viaggiatrice che proprio dai suoi viaggi ha tratto ispirazione per scrivere i suoi piccoli capolavori della letteratura mondiale. «Molti e molti anni fa, quando andavo in Riviera o a Parigi, rimanevo affascinata alla vista dell'Orient Express e desideravo ardentemente poterci salire. Adesso è diventato un vecchio amico di famiglia, ma l'emozione non è mai del tutto scomparsa. Ci sto viaggiando! Ci sono a bordo!».

Agatha Christie: sì, viaggiare! Questo ricordo del treno che dal 1883 collegava Parigi a Istanbul, è tratto dal libro Viaggiare è il mio peccato (1946) dell'indiscussa regina del giallo, Agatha Christie. Il saggio, però, nulla ha a che fare con le detective stories del suo leggendario investigatore Hercule Poirot. Qui la protagonista è la Christie stessa che, a dispetto della sua figura placida, affabile e con i capelli sempre in ordine, è stata un'irrequieta viaggiatrice con la passione dell'archeologia e... del surf.

Focus Storia 179 - settembre 2021
Questo articolo è tratto da Focus Storia 179 (settembre 2021) dedicato ai più grandi viaggiatori della Storia. © focus

Nata il 15 settembre 1890 a Torquay, in Inghilterra, Agatha Mary Clarissa Miller iniziò a viaggiare insieme al suo primo marito Archibald "Archie" Christie (cognome con cui è conosciuta), sposato nel 1914. Dopo la fine della Prima guerra mondiale, la coppia prese parte a un tour coloniale di promozione, il British Empire Exhibition, viaggiando per dieci mesi tra Sudafrica, Australia, Nuova Zelanda, Canada e isole Hawaii. Fino a quel momento, la vita di Agatha era stata tutto sommato ordinaria, priva di particolari emozioni, ma adesso la giovane aveva finalmente l'opportunità di maturare esperienze fuori dall'ordinario.

Surfista scatenata. Sulla spiaggia di Muizenberg, a Città del Capo, fu introdotta al bodyboarding, una variante del surf che si pratica stando sdraiati sulla tavola (in seguito nell'isola di Waikiki, alle Hawaii, imparò a surfare anche in piedi). Agatha fu tra i primi europei a cimentarsi in questo sport (preceduta solo dal principe Edoardo, futuro sovrano del Regno Unito). Nonostante le esotiche avventure dei coniugi, il matrimonio però entrò in crisi poco dopo, e nel 1926 Archie, che si era innamorato di un'altra donna, chiese il divorzio. Agatha, disperata, sparì per un po' (si parlò di un discusso stato di amnesia).  Tuttavia, come si suol dire, non tutto il male viene per nuocere.

Gli anni Trenta erano alle porte e il mitico Orient Express stava vivendo la sua epoca d'oro, la scrittrice decise così che era giunto il momento di dimenticare il sofferto divorzio. Lasciata a casa la figlia Rosalind Margaret (nata nel 1919), salì a bordo del convoglio più ambito d'Europa, raggiungendo il capolinea, Istanbul. Da questa esperienza nacque il romanzo Assassinio sull'Orient Express (1934). Ma non è finita qui: da Istanbul proseguì verso l'Iraq, dove conobbe l'archeologo britannico Max Mallowan, più giovane di lei di 13 anni. I due si innamorarono e nel 1930 si sposarono. Agatha trascorse i successivi 20 anni al seguito del marito nelle sue spedizioni in Mesopotamia, Siria ed Egitto, aiutandolo nel suo lavoro.

L'Oriente misterioso. In quegli anni l'Oriente rappresentava ancora qualcosa di molto misterioso, e per questo la scrittrice volle raccontare la sua esperienza in quelle terre lontane nel libro Viaggiare è il mio peccato, che fu per lei una specie di diario di viaggio. Nel libro dove annotò tutti i suoi spostamenti non poteva certo mancare il suo viaggio sull'Orient Express. «Mi piace il suo tempo, attacca con un allegro furore ondeggiante e sferragliante per poi gradualmente diminuire in un rallentando, mentre viaggia verso Oriente», scriveva come se parlasse di una sinfonia (Agatha aveva studiato musica da ragazzina). E poi raccontò le missioni archeologiche del marito, a cui si deve il primo scavo del sito di Chagar Bazar (da 1934 al 1937), nel nord della Siria.

In quell'occasione, narra Agatha, la coppia dovette fare i conti con una squadra piuttosto esuberante. «Tutti i nostri operai sono di sangue bollente e portano con sé i mezzi per farsi intendere: grandi coltelli, randelli e una sorta di mazza o grosso bastone!». Il libro descrive inoltre località oggi purtroppo gravemente danneggiate, come l'antica città di Palmira in Siria (presa d'assalto dai miliziani dell'Isis nel 2015). «Io credo che il fascino di Palmira consista in questo: la sua snella, vellutata bellezza si eleva fantastica nel mezzo del bollore della sabbia. È leggiadra, favolosa e incredibile come le artificiose impossibilità dei sogni. Corti e templi e rovinate colonne...».

la passione delle scarpe. Ma Agatha non si limitò a descrivere luoghi, siti archeologici, treni e paesaggi. Con inaspettata ironia raccontò anche i disagi di una donna in viaggio con il suo irrinunciabile armamentario femminile. Ovunque andasse era seguita da molte paia di scarpe, contenute in grandi e pesanti bagagli, che spesso destavano sospetti nei doganieri. Ecco come superò l'imbarazzo una volta mentre si trovava al confine con la Turchia: «Perché, mi domandano i doganieri turchi, ha con sé così tante paia di scarpe? Sono troppe. Ma, rispondo, visto che non fumo e non ho sigarette, allora perché non qualche paio di scarpe in più?». Dopo tanto girare, la scrittrice si spense il 12 gennaio 1976, a 85 anni, nella casa di Winterbrook dove si era ritirata. Il marito archeologo (che nel 1977 si risposò), morì nel '78 e fu sepolto vicino alla prima moglie, nonché compagna di molti viaggi avventurosi.

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27 agosto 2021 Federica Campanelli
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