L'origine dei nomi dei cibi

Dietro i nomi di molti piatti e alimenti ci sono personaggi famosi,  aneddoti curiosi e tradizioni popolari.

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Perché la focaccia si chiama così? La focaccia è un pane di forma circolare e appiattita, condito con olio o altri grassi, che si cuoce nel forno o, originariamente, sotto la brace. Il suo nome deriva dal latino volgare focacea o focacia, femminile sostantivato dell’aggettivo focacius a sua volta derivato da focus “focolare”. Il panis (pane) focacius era quello “cotto sotto la cenere”, in contrapposizione con il (panis) furnaceus, cioè “cotto nel forno”.

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Perché l’hot dog si chiama così? L’angloamericano hot dog (alla lettera “cane caldo”) indica il panino caldo farcito con senape e una salsiccia tipo würstel.
L’hot dog nacque a New York verso il 1860, ma il termine si diffuse agli inizi del ’900. Gli hot dog erano venduti col nome di “dachshund sausages”, cioè salsicce-bassotto, forse perché la forma ricordava quella razza di cane.
Fu il vignettista Tad Dorgan che nel 1901 coniò il termine hot dog per illustrare un suo disegno realizzato in occasione di una partita di baseball a New York. Non sapendo come si scrivesse la parola “dachshund”, scrisse semplicemente hot dog, traendo ispirazione dal fatto che i venditori facevano bollire le salsicce in grandi pentoloni e richiamavano i passanti urlando “get your dachshund sausages while they’re red hot!”, cioè “prendi la tua salsiccia mentre è ancora calda!”.

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Perché la vaniglia si chiama così? Il nome della vaniglia viene dallo spagnolo vainilla, diminutivo di vaìna, a sua volta traduzione dal latino di vagina, che significa guaina, capsula ma indica anche l’organo sessuale femminile, che richiama la forma del frutto della Vanilla planifolia (nella foto). Il nome fu dato nel XVI secolo dai conquistatori spagnoli dell’America centrale, si dice, dopo che l’imperatore azteco Montezuma aveva offerto allo spagnolo Cortéz una tazza di cioccolata alla vaniglia, senza svelarne la ricetta.
La pianta, un’orchidea, è coltivata anche in Madagascar e in alcune isole dell’oceano Indiano. I frutti sono inodori: acquistano il loro profumo maturando sulla pianta. Ma il sapore di vaniglia usato nei cibi deriva da un sostituto chimico: la vanillina.Leggi anche: 10 "stranezze" su vagina e clitoride

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Perché la pasta alla Norma si chiama così? Fu chiamata così in onore di Vincenzo Bellini (1801-1835), il noto compositore catanese. Il nome si rifà a una delle sue più celebri opere, la Norma, in scena per la prima volta al Teatro alla Scala di Milano il 26 dicembre del 1831. Il ruolo di Norma era interpretato da Giuditta Pasta, e forse proprio dall’accostamento col suo cognome nacque il nome.
Altri attribuiscono l’origine all’esclamazione fatta da una tavolata di artisti dopo l’assaggio: “Ma questa è Norma!” per dire “è una cosa fatta bene”. In ogni caso, la pasta con melanzane fritte, pomodori e ricotta salata esisteva in Sicilia già prima che fosse denominata “alla Norma”.

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Perché la pasta all’amatriciana si chiama così? Il nome viene da Amatrice, località in provincia di Rieti dove la ricetta è nata e dove ancora oggi, in agosto, viene celebrata con una grande festa in piazza. Amatrice oggi si trova nel Lazio ma fino al 1927, prima che Rieti diventasse capoluogo, si trovava in Abruzzo.
Pare che la pasta all’amatriciana (o matriciana), fosse il piatto dei pastori della zona già prima del Cinquecento. La ricetta originale consisteva in spaghetti (ma anche bucatini, vermicelli o rigatoni) conditi con guanciale di maiale, pecorino romano e peperoncino. Solo in seguito si aggiunse il pomodoro, importato dalle Americhe.

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Perché la pasta alla carbonara si chiama così? Pare fosse il piatto dei boscaioli del centro Italia che si avventuravano sulle montagne dell’Appennino a fare carbone da legna. E da ciò deriverebbe il nome di questo popolare piatto. Secondo la tradizione, gli ingredienti base sono uova, guanciale di maiale, parmigiano, pecorino, strutto (oggi olio d’oliva), aglio, pepe nero e naturalmente pasta: spaghetti o penne. Questa però è solo una – la più accreditata – tra le ipotesi sulle origini della “carbonara”.
Per alcuni, il vero “papà” fu un oste romano che, una cinquantina d’anni fa, diede al piatto il nome del suo precedente lavoro. Altri ancora fanno coincidere la nascita con la presenza degli Alleati nel secondo dopoguerra e con l’arrivo sulle tavole degli italiani di uova e bacon in quantità. Infine, c’è chi attribuisce la ricetta a una nobildonna del Polesine, che nell’Ottocento ospitava le riunioni segrete degli affiliati alla Carboneria.

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Perché il formaggio si chiama così? Il termine formaggio deriva dal francese fromage, che a sua volta viene dal latino formaticum, con il quale si indicava il cacio messo in forma. È proprio il fatto che venga messo in una forma, infatti, a dare al formaggio il proprio nome.
Per produrre il formaggio si parte infatti dal caglio e dal latte, che è liquido e quindi informe. I vari procedimenti di caseificazione portano a una pasta via via più densa, che viene modellata dai recipienti in cui il formaggio viene posto prima di raggiungere la consistenza finale. Molti formaggi (come grana, fontina ecc.) prendono la propria forma tipica da recipienti elastici di forma cilindrica detti “fascere”. I contenitori del formaggio determinano anche la singola unità prodotta: per esempio, le forme di grana hanno diametri e pesi che devono sottostare a precisi disciplinari.

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Perché lo yogurt si chiama così? Il suo nome deriva dal turco yogurt o yogurut, cioè latte cagliato, denso, che a sua volta deriva dal verbo yogur, cioè impastare. Da noi la voce si sarebbe diffusa dopo la Prima guerra mondiale, per il tramite del tedesco Joghurt.
Si tratta di un alimento usato da tempo immemorabile dai popoli dediti alla pastorizia e specialmente da turchi, romeni e bulgari. È fatto con latte coagulato per l’azione di bacilli o fermenti lattici, appartenenti a due principali ceppi batterici: lo Streptococcus thermophilus e il Lactobacillus bulgaricus.

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Perché il cioccolato si chiama così? Il termine deriverebbe dalla parola maya chocol – che significa caldo – e dalla radice azteca di acqua, atl. Altre civiltà del Messico, invece, usavano il termine cacahuatl. Ma furono gli spagnoli nel XVI secolo, dopo la conquista del Messico, a battezzare così la nota prelibatezza che, all’epoca, era solo una bevanda. E per molti secoli fu riservata solo alla nobiltà e all’alta borghesia.
La cioccolata veniva preparata in acqua caldissima, con il frutto tritato della pianta del cacao (Theobroma cacao) e condita con vaniglia, pepe e peperoncino. Tutte le civiltà che abitarono il Messico erano grandi consumatrici di cioccolata, sin dall’anno 1000 a. C. Era soprannominato “cibo degli dèi” per il suo effetto tonificante . Secondo una diffusa leggenda messicana, era stato portato in terra dal dio azteco Quetzalcoatl, al cui nome si fa risalire, secondo un’altra teoria, l’origine del termine cioccolato.

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Perché gli hamburger si chiamano così? Tra il 1800 e il 1900 molti poveri europei furono costretti a emigrare negli Stati Uniti. La traversata più economica partiva da Amburgo, in Germania, ed era offerta dalla compagnia Hamburg- Amerika line, i cui cuochi dovevano inventare un pasto veloce e poco costoso». La risposta ideale era un trito di carne bovina insaporito con aromi e cipolle, e cotto alla griglia. Ebbe tanto successo, anche per il prezzo contenuto, che una volta sbarcati nel Nuovo Mondo, i passeggeri cominciarono a cucinarlo anche a casa dando al piatto il nome della compagnia di navigazione. E così l’hamburger, l’unico tipo di carne che molti potevano permettersi, diventò un simbolo della cucina a stelle e strisce. Solo successivamente, verso la fine dell’Ottocento, la carne fu rinchiusa fra due fette di pane.

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Hamburger, di chi fu l’idea del pane? Di tanti: sono almeno in 3 a contendersene la paternità. Secondo alcuni fu di un ragazzino di 15 anni, Charlie Nagreen, che nel 1885, a una fiera iniziò a vendere polpette di carne rotonde. Che avevano un handicap: rotolavano fuori dal piatto. Per rimediare Charlie le infilò tra due fette di pane.
Secondo altri l’invenzione si deve a Louis Lassen, venditore ambulante di hamburger. Parsimonioso e pratico, non voleva sprecare la carne avanzata durante il giorno e così la mise nel pane. Questo panino farcito andò a ruba perché era adatto a essere consumato camminando.
Infine c'è chi sostiene che l’idea fu di Oscar Bilby durante una grigliata nel 1891. Mentre lui rigirava la carne sulla graticola, Fanny, sua moglie, provetta cuoca, preparava il pane. Ma forse gli invitati erano troppi e i piatti non bastavano: il problema fu risolto unendo pane e companatico.

Perché la focaccia si chiama così? La focaccia è un pane di forma circolare e appiattita, condito con olio o altri grassi, che si cuoce nel forno o, originariamente, sotto la brace. Il suo nome deriva dal latino volgare focacea o focacia, femminile sostantivato dell’aggettivo focacius a sua volta derivato da focus “focolare”. Il panis (pane) focacius era quello “cotto sotto la cenere”, in contrapposizione con il (panis) furnaceus, cioè “cotto nel forno”.