Il lavoro dei sogni? Io l'ho trovato così

Anche in tempi di crisi trovare il lavoro sognato fin da ragazzi è possibile, a patto di crederci e di non arrendersi mai, come dimostrano le esperienze di alcuni lettori di Focus: ecco le loro storie e i consigli per tenere duro in tempi di crisi.

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La Guida Lavoro di Focus, in edicola da venerdì 27 settembre - Come entrare nel mondo del lavoro in Italia e all'estero: i dati, le previsioni, i consigli dei selezionatori.

Trovare lavoro è possibile? Sì, e da lunedì 30 settembre c'è un aiuto in più e si trova in edicola. È la Guida Lavoro di Focus con i dati generali dal mercato del lavoro, le previsioni e i consigli dei nostri esperti su ciò che serve per fare una buona ricerca e sulle occasioni di formazione, con qualche suggerimento su come trasformare un colloquio in una concreta possibilità di lavoro. La Guida Lavoro 2013 è la più attuale fotografia di quello che è oggi il mercato del lavoro in Italia e in Europa. 

Trovare il lavoro dei sogni è possibile? Sì. È più difficile, ma è possibile. A patto di sapere che per realizzare anche in tempi di crisi i propri desideri di lavoro ci vuole una marcia in più: lucidità, spirito di sacrificio, perseveranza, coraggio, faccia tosta, pazienza... Tutto serve, anche un po' di fortuna. Ma se avete un sogno di questo tipo, dovete tentare. Per incoraggiarvi ecco le storie di alcuni lettori di Focus che hanno inseguito e realizzato i loro desideri: ora tocca a voi raccontare qual è il lavoro che da sempre sognate di fare, se ci siete arrivati e come, se avete ancora ostacoli da superare. Scrivete le vostre esperienze a redazione@focus.it o su facebook.com/focus.it.

  IL SOGNO È IL TUO?

Domande da farsi per essere certi di ciò che si vuole.
1) Il sogno è proprio mio o è frutto dell'aspettativa di altri (genitori, partner...)?
2) Quali sono le mie competenze? Quali i miei punti di forza e di debolezza, anche caratteriali? Si sposano davvero con la professione che desidero?
3) Ho una lista delle priorità guardando in prospettiva la mia vita? Lavoro, carriera, famiglia, figli? Viaggiare e lavorare all'estero? Il lavoro che voglio, si concilia con ciò che desidero per il mio futuro?
4) Quanto mi aspetto di guadagnare? Quanto tempo dovrò investire per realizzare il mio progetto? A quali sacrifici mi devo preparare?
 

Eleonora Bruno, 27 anni, barese, biologa marina. Ho sempre sognato di impegnarmi per la difesa dell'ambiente, fin da quando - avevo sei anni - i miei zii mi hanno regalato l'iscrizione al WWF. Volevo fare la biologa.

Il mio percorso. Dopo la laurea triennale in biologia ambientale all'Università di Bari ho deciso di andare all'estero per specializzarmi in biologia marina. Ho scelto l'Università di Copenaghen perché aveva un ottimo ranking. Volevo perfezionare il mio inglese, studiare in un'altra lingua e confrontarmi con metodi didattici diversi.

Per inserirmi meglio, sono anche andata a scuola di danese. Non è stato facile ricominciare da zero, a 2.500 chilometri da casa. Quando sono arrivata a Copenaghen non conoscevo nessuno e ho dovuto fare affidamento sulle mie sole forze. Al mattino seguire le lezioni in facoltà, al pomeriggio a scuola di danese e la sera a insegnare italiano per guadagnare qualcosa.

In Danimarca conta soltanto quello che sei e l'impegno che metti nello studio e nel lavoro. È una società fortemente meritocratica, a tutti i livelli. Tutti pedalano, e non è una battuta, perché ogni giorno a Copenhagen si muovono 150mila persone in bicicletta.

All'inizio è stato difficile comprendere come funziona l'università. L'ostacolo più grande è stato scegliere il progetto di tesi sperimentale: nel mio caso è stato determinante il consiglio di un professore italiano che conosce molto bene i meccanismi del mondo accademico danese. Si trattava di scegliere un percorso di ricerca con potenziali ricadute positive sull'ambiente e sull'economia.

Oggi sono dottoranda (Ph.D. student) in biologia marina e acquacoltura al Politecnico della Danimarca e sono molto soddisfatta della mia attività di ricerca. Lavoro con un ottimo team di scienziati per sviluppare un nutrimento naturale per le larve dei pesci allevati in aquacoltura: in futuro, grazie a questo lavoro potremo mangiare pesce d'allevamento nutrito in modo naturale, come quello pescato.

Il mio consiglio. Per fare il ricercatore è importante non arrendersi mai, anche quando tutto sembra nero e impossibile. Credere nelle proprie scelte e avere fiducia in se stessi e, infine, mettere in conto tanti sacrifici. Ma ne vale la pena.

Gianluca Badjan, 27 anni, di Trieste, ricercatore presso ALSTOM Power UK, multinazionale per sistemi energetici e trasporti. Il mio sogno, da quando avevo 22 anni, era di iniziare la carriera nel settore energetico lavorando per una grossa multinazionale. Credo nell'importanza dell'energia nella società moderna, dalle applicazioni industriali alla vita di tutti i giorni, e credo che questo tema sia contemporaneamente ambientale, politico e sociale.

Il mio percorso. Mi sono iscritto a Ingegneria Meccanica all'Università di Trieste. Poi, all'inizio della laurea specialistica, ho cercato un'opportunità di studio all'estero, per confrontarmi con diverse culture e migliorare l'inglese. Così sono partito per un Erasmus e sono andato per un anno a studiare all'università di Manchester. Al ritorno, finiti gli esami ho deciso di continuare con una ulteriore esperienza all'estero.

Grazie all'indicazione di un mio docente ho fatto un colloquio telefonico con Alstom Power UK, multinazionale per sistemi energetici e trasporti: mi hanno preso per uno stage di un anno nella sede di Rugby, in Inghilterra. Durante lo stage, ho preparato la tesi di laurea in metodi di ottimizzazione per la progettazione di turbine e mi sono laureato lo scorso marzo con 110/110. Una tesi molto pratica, su metodi efficienti ed economici per la progettazione di turbine.

A ottobre presenterò la tesi a una conferenza internazionale alle Gran Canarie. Nel frattempo sto valutando come proseguire: devo capire se voglio restare all'estero o tornare in Italia. E non è facile...

Il mio consiglio. Lo studio non basta: bisogna vivere esperienze internazionali e di lavoro già durante gli studi, acquisendo capacità che possono aiutare a emergere in un mercato del lavoro altamente competitivo come quello di oggi.

Ferdinando Montemari, 31 anni, romano, ingegnere aerospaziale presso CIRA (Centro Italiano Ricerche Aerospaziali). Fin da bambino sono sempre stato appassionato di spazio... e di Formula 1. Ho sempre sognato di poter lavorare in uno di due questi ambiti.

Il mio percorso. Mi sono iscritto alla facoltà di Ingegneria aerospaziale alla Sapienza di Roma e mi sono laureato nel 2011. Ho cominciato a spedire domande di lavoro ottenendo purtroppo pochi riscontri: non mi sono scoraggiato. Tramite un compagno di studi, ho ottenuto il primo lavoro a Pomezia, vicino Roma, alla Biofly, una piccola società che progetta e costruisce apparecchi per aerei ultraleggeri, e lì ho fatto le mie prime esperienze lavorative.

Alcuni mesi dopo ho partecipato a un bando di concorso pubblicato dal Cira, il Centro Italiano Ricerche Aerospaziali di Capua: sono stato chiamato per le prove di selezione e infine sono stato assunto. Al Cira mi trovo ancora oggi e mi occupo di ricerca spaziale, in particolare di simulazioni e analisi di traiettoria per i veicoli di rientro spaziale.

Il mio consiglio. Bisogna concentrarsi sulle proprie qualità e sui punti di forza scegliendo un percorso che li possa valorizzare; solo così si può dare il meglio affrontare un lavoro con la determinazione e la passione necessari a realizzare i propri sogni.

30 Settembre 2013