Focus

Nobel per la Pace 2020 al Programma Alimentare Mondiale

Premio Nobel per la Pace 2020 al World Food Programme delle Nazioni Unite, per gli sforzi nel combattere la fame soprattutto nelle aree di conflitto.

Il World Food Programme è la più grande agenzia umanitaria impegnata nella lotta alla fame.
Il World Food Programme è la più grande agenzia umanitaria impegnata nella lotta alla fame. | Shutterstock

Il Nobel per la Pace 2020 è stato assegnato al World Food Programme (WFP), il Programma Alimentare Mondiale, l'agenzia delle Nazioni Unite impegnata nella lotta alla fame nelle situazioni di emergenza, e che lavora con le comunità locali per migliorare la nutrizione e costruire la resilienza alimentare. In particolare, si è voluto premiare il contributo del Programma "nel migliorare le condizioni per la pace nelle aree interessate da conflitti e l'aver agito da forza propulsiva nell'impedire che la fame divenga un'arma di guerra".

 

gli effetti della pandemia. Una persona su nove nel mondo non ha cibo a sufficienza, e migliorare la nutrizione è un passo fondamentale per interrompere il circolo vizioso e intergenerazionale della povertà. Il World Food Programme è la principale organizzazione umanitaria che si occupa di garantire la sicurezza alimentare, uno dei 17 Obiettivi di Sviluppo Sostenibile dell'Agenda 2030. Nel 2019, il WFP ha fornito cibo e assistenza a quasi 100 milioni di persone in 88 Paesi. Negli ultimi mesi, il numero di persone che soffrono di fame acuta è cresciuto a causa di conflitti e - più recentemente - per le restrizioni imposte dalla lotta alla covid. Nel 2019 erano 135 milioni, il numero più alto degli ultimi anni.

 

La situazione è destinata a peggiorare a causa della pandemia: di recente, nel rapporto Global Report on Food Crises 2020, proprio il World Food Programme ha denunciato che il numero di persone senza cibo a sufficienza o senza cibo sicuro nei Paesi a medio e basso reddito potrebbe raddoppiare entro la fine del 2020, arrivando a 265 milioni (per approfondire).

Un circolo vizioso. In Paesi già segnati dalla guerra civile, come lo Yemen, la Repubblica Democratica del Congo, la Nigeria, il Sudan meridionale e il Burkina Faso, le conseguenze economiche della pandemia hanno causato un'impennata del numero di persone che non hanno cibo a sufficienza. Il Programma Alimentare Mondiale ha saputo intensificare gli sforzi perché, come dicono i rappresentanti dell'organizzazione, «finché non ci sarà un vaccino, il cibo è il migliore vaccino contro il caos».

 

La guerra causa incertezza alimentare, e la fame alimenta i conflitti latenti e incoraggia il ricorso alla violenza. Non riusciremo mai a raggiungere l'obiettivo di porre fine alla fame nel mondo se non proveremo a mettere fine ai conflitti armati, e allo stesso tempo, offrire assistenza per aumentare la sicurezza alimentare pone basi concrete per aprire prospettive di pace e di stabilità.

 

Una catena da spezzare. Il World Food Programme ha partecipato attivamente ai processi diplomatici che hanno portato ad adottare, nel maggio 2018, la Risoluzione 2417 del Consiglio di Sicurezza dell'ONU, che per la prima volta ha reso esplicito il collegamento tra la fame e i conflitti e obbligato gli Stati membri delle Nazioni Unite a offrire assistenza alimentare a chi si trovi in condizioni di necessità, condannando l'utilizzo della fame come arma di guerra.

 

Il Nobel per la Pace nell'anno della covid vuole sottolineare questo sforzo dell'utilizzo della lotta alla fame come strumento di cooperazione internazionale e di pace.

 

curiosità storiche sul nobel per la pace. Dal 1901 ad oggi sono stati assegnati 100 Nobel per la Pace. Questo riconoscimento è il Nobel che più spesso ha saltato assegnazioni: per ben 19 anni si è scelto di non premiare nessuno, negli anni 1914-1916, 1918, 1923, 1924, 1928, 1932, 1939-1943, 1948, 1955-1956, 1966-1967 e 1972. In totale sono stati premiati 134 candidati, di cui 107 individui e 27 organizzazioni. La Croce Rossa Internazionale e l'Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati sono stati premiati rispettivamente tre e due volte.

 

La persona più giovane a vincere il Nobel per la Pace è stata l'attivista Pakistana Malala Yousafzai: aveva 17 anni quando è stata premiata nel 2014, insieme all'indiano Kailash Satyarthi, "per la lotta contro la soppraffazione dei bambini e dei giovani e per il diritto di tutti i bambini all'istruzione". Il più anziano vincitore è stato invece il fisico polacco naturalizzato britannico Józef Rotblat, premiato a 87 anni, nel 1995, insieme all'Ong Pugwash Conferences on Science and World Affairs, per aver lavorato per "ridurre il ruolo delle armi nucleari nella politica internazionale e, nel lungo periodo, per eliminare tali armi".

 

9 ottobre 2020 | Elisabetta Intini