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Nobel per la Letteratura 2020 a Louise Glück

Il Nobel per la Letteratura 2020 consegnato alla poetessa statunitense Louise Glück: qualche curiosità sulle sue opere e la motivazione del Premio.

Louise Glück, Premio Nobel per la Letteratura 2020.
Louise Glück, Premio Nobel per la Letteratura 2020. | Niklas Elmehed

Il Premio Nobel per la Letteratura 2020 è stato conferito alla poetessa statunitense Louise Glück "per la sua inconfondibile voce poetica, che con bellezza austera rende l'esistenza individuale, universale". Louise Glück è da molti considerata una delle più talentuose voci poetiche dell'America contemporanea, con 12 antologie di poesie all'attivo oltre ad alcuni saggi sulla poesia.

 

Essenza classica. Nata a New York nel 1943 in una famiglia di immigrati ebrei ungheresi, è cresciuta a Long Island e vive a Cambridge, Massachusetts. Oltre all'attività di scrittura, è anche Professoressa di Inglese all'Università di Yale. Dal suo debutto - nel 1968, con Firstborn - si è subito fatta notare per la precisione e la sensibilità con cui affronta temi legati alle relazioni familiari, alla solitudine, all'infanzia e alla morte. Qualunque spunto autobiografico nei suoi lavori è reso sentimento universale attraverso l'uso di figure tratte dal mito e dalla tragedia greco-romani, spesso presenti nei suoi componimenti. Le voci di Didone, Persefone, Euridice (eroine abbandonate, punite, tradite) diventano maschere che rendono universalmente valide le esperienze personali.

Dolori universali. Le poesie di Louise Glück esplorano l'illusione del sé, che prende atto di quello che rimane dei suoi sogni e delle sue illusioni e si confronta duramente con essi. Secondo un'altra poetessa americana, Rosanna Warren, la forza della Glück sta «nel prendere le distanza dall'Io lirico come soggetto e oggetto delle attenzioni e imporrre una disciplina di distacco da materiale urgentemente soggettivo» come disastrosi incontri familiari, disperazione esistenziale, storie fallite. Nel suo linguaggio sincero, incalzante, ridotto all'essenziale, povero di aggettivi, non ci sono tracce di orpelli poetici. Nelle motivazioni del Nobel si legge che «nella sua austerità e nella non volontà di accettare semplici dogmi di fede somiglia, più che a ogni altro poeta, ad Emily Dickinson».

 

Tra i lavori più notevoli della poetessa Premio Nobel ricordiamo la raccolta L'iris selvatico ("The Wild Iris", 1992), vincitrice del Premio Pulitzer nel 1994, Vita Nova (1999: il titolo allude a La Vita Nuova di Dante, opera giovanile che ripercorre la storia d'amore con Beatrice), Averno (2006), una raccolta di poesie che rivisita il mito della discesa agli inferi di Persefone: il lago d'Averno è un lago vulcanico a Pozzuoli che secondo la religione greca era un punto d'accesso all'Oltretomba, perché dalle sue acque esalavano gas velenosi per gli uccelli.

 

8 ottobre 2020 | Elisabetta Intini