Malati di tifo

Il 2006 è l'anno dei Campionati Mondiali di calcio che si disputano in Germania... Focus.it dedica una fotogallery al mondo dei tifosi.

Il pubblico decide le sorti delle partite? Certamente il tifo può influire sui giocatori meno esperti. Abbonarsi (o andare allo stadio) può dunque servire ad aiutare la squadra del cuore. Lo sanno bene i 108.000 abbonati del Barcellona che sono soci della società stessa e partecipano per questo all'elezione dei dirigenti.

Sono tanti i riti propiziatori legati allo sport, dal corno che allontana il malocchio al sale gettato dietro le porte del campo di calcio per proteggerle.
Curioso il rituale che si esegue presso la tribù degli Zulù il giorno prima della partita: giocatori, allenatore e tifosi si raccolgono in una sorta di veglia attorno al fuoco, in digiuno e astinenza. I guaritori liberano i giocatori dal malocchio comminato da stregoni avversari e praticano sui loro corpi incisioni per fortificarli. Il giorno della gara si compie un sacrificio scaramantico e i giocatori scendo in campo incollati l'uno all'altro, come un lungo millepiedi.
Nella foto, il tatuaggio di un tifoso argentino.

Lo stadio è sempre stato territorio prettamente maschile. Dagli anni Novanta però si è assistito ad un progressivo aumentare della presenza femminile tra gli spalti.
Nella foto, questa tifosa festeggia entusiasta la vittoria della nazionale tedesca arrivata in finale nel Campionato mondiale di calcio svoltosi in Corea nel 2002.

Una partita sancisce il paradiso per il vincitore e l'inferno per il perdente. È questa una logica tipica dello sport occidentale (estremizzata nel calcio) che difficilmente viene compresa ad altre latitudini. La tribù della Nuova Guinea dei Gahuku-Gama, per esempio, organizza tornei di calcio che durano parecchi giorni successivi: lo scopo finale non è la vittoria, ma il pareggio. Si gioca allo sfinimento, finché ogni squadra riesce a conseguire lo stesso numero di vittorie e di sconfitte.

I colori delle squadre sono diventati principi di appartenenza fortissimi, così i bianconeri, i nerazzurri, i viola, i granata e così via, si riconoscono e si identificano nei colori della loro bandiera. I blasoni di oggi a volte ricordano antichi colori ormai dimenticati, come l'arancione delle maglie della squadra olandese che non appare più nemmeno nella bandiera nazionale o l'azzurro delle maglie dell'Italia che evoca i colori di Casa Savoia.
Nella foto, centinaia di tifosi della Corea del Sud assistono ad un incontro della propria nazionale, vestiti di rosso dalla testa ai piedi...

I primi club organizzati di tifosi di calcio nascono in Inghilterra all'inizio del Ventesimo secolo. In Italia i primi gruppi di ultrà si formano a Milano alla fine degli anni '60: a poca distanza l'uno dall'altro infatti si riuniscono i Boys Nerazzurri che sostengono la squadra dell'Inter e la Fossa dei Leoni del Milan. La parola "ultrà" (autonomo) nasce per contrapporsi ai club ufficiali ed è presa in prestito dai movimenti estremisti degli anni '60 e '70.
Grande il senso di appartenenza dimostrato dai Cheeshead ("teste di formaggio") che non si separano facilmente dal tipico copricapo che caratterizza i sostenitori della squadra di football americano dei Green Bay Packers.

L'armamentario del vero tifoso è altamente diversificato visto che il tifo usa trasversalmente tutti i registri della comunicazione, da quella verbale, a quella gestuale, strumentale e grafica. Ecco quindi che per farsi sentire servono tamburi, clacson, fischietti e trombe, e per farsi notare intervengono parrucche, trucchi del viso, ma anche accessori più o meno minacciosi. Si va dalle bandiere agli striscioni più irriverenti, ma sugli spalti compaiono a colte anche bare, teschi e maschere del diavolo di cattivo auspicio per gli avversari.

Particolarmente calda è la situazione in paesi dove l'ordine pubblico è già fonte di problemi. Ecco cosa accade ai cancelli dello stadio olimpico di Kabul, in occasione di una partita tra giocatori afgani e i soldati delle forze di sicurezza internazionale disputata nel febbraio del 2002. Lo stadio, una volta sede delle esecuzioni pubbliche, fu allora letteralmente preso d'assalto e le guardie non esitarono a brandire i fucili per calmare la folla eccitata.

L'estremismo della fede porta a volte il tifoso a desiderare di dare tutto per la propria squadra. Per i più sfegatati, il prato dello stadio diventa una sorta di terra santa. Alcuni ardenti tifosi dei Reds di Liverpool fanno addirittura disperdere le loro ceneri sul prato o sulle gradinate della loro curva nello stadio di Anfield Road.
Quest'ultimo tifoso esita a lasciare lo stadio e guarda sconsolato e incredulo il campo dove si è consumata la sconfitta della sua squadra del cuore, il Celtic.

Il calcio ha avuto una diffusione mondiale incredibile, lasciando disinteressate però alcune isole in cui non ha attecchito. Tra queste, gli Stati Uniti, dove solo dopo i Mondiali svoltisi nel 1994 si è verificato un incremento dell'interesse verso uno sport considerato prima troppo lento e "per signore". C'è chi interpreta questa opposizione tra il calcio e gli altri sporti nazionali statunitensi (football americano, basket e baseball) come la contrapposizione tra due modi di intendere il tempo e l'azione: frammentaria e violenta negli Stati Uniti, lenta e continua in Europa.

Il calcio è un vero e proprio fenomeno mediatico che rompe un record dopo l'altro. 40 miliardi di spettatori ai Mondiali del 1998, ma è difficile tenere conto di un dato sempre in crecita. Gli spalti sono dunque il luogo ideale per gli esibizionisti che voglion far parlare di sé... Ecco nella curva di sostenitori scozzesi alcuni tifosi in atteggiamento provocatorio, sicuri di finire nell'obiettivo di qualche macchina fotografica o telecamera.

Il 2006 è l'anno dei Campionati Mondiali di calcio che si disputano in Germania... Focus.it dedica una fotogallery al mondo dei tifosi.

Il pubblico decide le sorti delle partite? Certamente il tifo può influire sui giocatori meno esperti. Abbonarsi (o andare allo stadio) può dunque servire ad aiutare la squadra del cuore. Lo sanno bene i 108.000 abbonati del Barcellona che sono soci della società stessa e partecipano per questo all'elezione dei dirigenti.