Ma questa è arte?

Quante volte capita di andare in un museo di arte contemporanea e non capire il senso di alcune opere, mentre ci risulta più facile riconoscere la bellezza di dipinti e sculture di epoche lontane. Eppure gran parte delle opere contemporanee nascono proprio con l'intento di coinvolgerci di più. E di avvicinare l'arte alla vita di tutti i giorni, attraverso raffigurazioni di persone comuni, di oggetti quotidiani, talvolta con l'uso di materiali poveri ed esposizioni in luoghi pubblici.
In questa galleria vi presentiamo alcune delle opere più curiose o recenti. Senza volere per forza scrivere la storia dell'arte contemporanea.

Nella foto donne iraniane camminano nel "Giardino Persiano", esposto nel museo di Tehran.

Molte delle opere in cui oggi ci imbattiamo, talvolta senza capirne bene il senso, derivano da una corrente artistica nata negli Stati Uniti, tra gli anni Sessanta e i Settanta: l'environmental sculpture (scultura ambientale). Per gli artisti di questa corrente era giunto il momento di accorciare la distanza tra l'osservatore e l'opera. E l'iniziatore fu George Segal, che cominciò a raffigurare gente comune, con statue a grandezza naturale, facendo calchi di gesso su parenti e amici.
Nella foto una fila di disoccupati durante il periodo della Grande Depressione "The Depression Breadline" presso il memoriale di F.D. Roosevelt.

Se camminando per un museo inciampate in un "uomo" seduto con un secchio in testa, non stupitevi se stavate quasi chiedendogli scusa. Sono cose che capitano soprattutto da quando artisti, come il giovane belga Noé Sendas autore di quest'opera, riproducono fedelmente la realtà visiva, in maniera che si potrebbe dire quasi "fotografica".
Ma perché riprodurre così fedelmente la realtà?
Forse per tramandare ai posteri come erano le cose ai nostri tempi o per ingannare lo sguardo dello spettatore, in modo da non fargli più distinguere il falso dal vero?
Niente di tutto questo... come scoprirete leggendo la didascalia della prossima foto.

Se a volte alcune opere realistiche ci fanno sorridere, altre sembrano fatte apposta per angosciarci. È il caso de "l'incidente motociclistico" di Duane Hanson, maestro dell'iperrealismo, che si spinge fino ai limiti del macabro. Ma non meno angoscianti, anche se meno violente nell'impatto visivo, sono altre sue opere che ritraggono casalinghe, operai e custodi in varie attività oppure obesi che mangiano. Queste figure mute, volutamente simili a tanti fantasmi, rappresentano la fragilità del presente e dovrebbero farci riflettere sulla nostra vita quotidiana. L'opera "Motorcycle Accident" nel 1967, per il suo forte realismo, fu esclusa da una mostra di Miami.

Un giorno mentre guardava un programma televisivo sulla minaccia di estinzione degli elefanti a causa dei bracconieri, l'artista inglese Anthony Heywood ha avuto l'idea di fare un elefante composto da tanti televisori. Ha usato inoltre computer, radio, ventilatori, scarpe, un wc e tanto altro materiale casalingo di scarto.
Il grande animale, che porta sulle orecchie di gomma vari accessori femminili, è una femmina che ha perso il suo compagno, ucciso per le sue zanne.
Nella foto l'artista 'scarta' la sua opera per una esposizione sulla costa di Sidney.

Nessuno prima degli anni '60 aveva mai pensato di dare una veste artistica a scatolette di cibo, lattine di Coca-cola, water closet, pezzi d'arredo e suppellettili varie. Ci pensarono gli esponenti di una nuova corrente, la pop art (popular art), che aveva l'obiettivo di rappresentare ironicamente gli oggetti di uso comune.
Qui ci troviamo di fronte a un pezzo di arredamento decisamente fuori misura creato da Robert Therrien, ma non in chiave ironica: l'artista statunitense ha voluto erigere un monumento al tavolo e alle sedie, che sia capace di rimanere nel tempo a futura memoria di ingordi commensali.

Per ricordare la storia e i suoi orrori, Marco Boggio Sella ha voluto costruire un gigantesco elmetto nazista arrugginito, a significare che anche se passa il tempo, il peso (rappresentato dal peso fisico del grande elmo) della memoria dei tragici eventi rimane. Gli abitanti del quartiere ebreo La Marat di Parigi, nel quale era stata inizialmente posizionata l'opera, non hanno però gradito. Dopo numerose polemiche e contestazioni, l'elmetto della discordia è stato portato via. L'opera del giovane artista bulgaro è stata trasportata (nella foto) in un magazzino alla periferia della città.

Quante fette di pane servono per fare un'opera d'arte? Ad Antony Gormley ne sono servite 8.000. Le due sagome 'scavate' sulla distesa di pane sono il corpo (davanti e dietro) dell'artista, che ha mangiato una quantità di pane equivalente al volume del suo corpo. Ma ci sono artisti che usano materiali più particolari. Sono i bioartisti come Marion Laval-Jeantet e Benoît Mangin, che hanno recentemente presentato un'opera fatta con i tessuti della loro pelle e di alcuni animali. A metà tra l'esperimento e l'arte, la sede naturale dell'opera non è un museo, ma un braccio o dovunque qualcuno volesse farsela impiantare.

Le "Gum Blondes" (bionde gommose) di Jason Kronenwald, sono una collezione di ritratti di una decina di bionde famose, che vanno da Anna Kournikova a Britney Spears (nella foto) a Mariah Carey. Le opere sono un vero tributo alla cultura popolare e non tanto per i soggetti quanto per l'utilizzo di uno dei prodotti più popolari di tutti i tempi, la gomma da masticare. Questo materiale povero, usato solo dopo essere stato masticato, può essere trovato in tanti colori diversi, anche con toni molto accesi, permettendo all'artista di creare quadri senza l'uso di pennelli e colori.
Per un'opera servono 500 gomme ben masticate, così Kronenwald ha dovuto reclutare un vero e proprio esercito di masticatori.

Ecco cosa vuol dire mettere tutto se stesso in un'opera d'arte… L'artista Zhu Ming è rinchiuso in una bolla di plastica in mezzo al mare e rimane lì, nudo, per diverso tempo, mentre la gente che passeggia nella baia di Sidney osserva incuriosita.
Il pallone ha un diametro di quattro metri ed è gonfiato con 33 metri cubi di aria compressa, permettendo una performance di quasi un'ora. Ming, provetto nuotatore, porta con sé un coltello per bucare il pallone in caso di emergenza.
La performance si è svolta durante una mostra dedicata all'acqua organizzata dal museo di arte contemporanea di Sidney.

All'anziana artista Louise Bourgeois, oggi novantenne, questo grande ragno di sei metri ricorda la madre. Per altri è un grande insetto di acciaio, sotto cui, all'occorrenza, si può fare uno spuntino. Forse a Michelangelo non sarebbe piaciuto che qualcuno facesse delle briciole sotto il suo David o che lo osservasse nel mentre gustava un panino al prosciutto. Per l'arte c'è bisogno di concentrazione, ma forse non per tutta.
La francese Bourgeois, una delle artiste viventi più famose, creò quest'opera nel 1996, a 89 anni. Si trova al Rockefeller Center Plaza di New York.

I capolavori di Bruce Nauman, per "contemplarli", bisogna fisicamente entrarci dentro. Le sue opere infatti, altro non sono che una vera e propria esperienza per l'osservatore: spazi con luci colorate al neon, filmati, videoinstallazioni a circuito chiuso e proiezioni multiple monumentali, con l'accompagnamento di parole, suoni e musica.
Nella foto un pezzo di Nauman che fa parte della contestata collezione Flick: 2.500 opere prestate al Museo Bahnhof di Berlino dal nipote di un noto industriale nazista, produttore di armi per il Terzo Reich.

C'è chi è pronto a giurare che dopo un po' di tempo che stai fermo davanti a questo gigante addormentato potresti dire che lo stai sentendo russare. La scultura "Mask II" è un autoritratto dell'artista australiano Ron Mueck, maestro del verosimile. Figlio di produttori di giocattoli, ha cominciato la sua carriera di artista facendo modelli a grandezza naturale da utilizzare in pubblicità e film. E di mestiere ne ha messo in quest'opera, basti pensare che ogni capelli e pelo delle sopracciglia è stato modellato singolarmente e poi inserito nell'apposito spazio.

Sono le sei di un pomeriggio di maggio e tre figure impiccate a un albero in una piazza di Milano attirano esperti, studenti e incuriosiscono gli automobilisti.
È solo l'ultima delle tante provocazioni di Maurizio Cattelan, l'artista italiano più pagato nel mondo. L'opera che rappresenta tre bambini impiccati a un albero è rimasta nella città per un mese, suscitando accese polemiche: molti la definivano cinica, distruttiva e insolente. Per l'autore l'opera vuole solo raccontare la tensione che c'è nella realtà…

Senza cercare di darsi troppe spiegazioni, un addetto alle pulizie della Tate Gallery di Londra, vedendo quel sacchetto di cartacce abbandonato sotto la scrivania, ha pensato che fosse rimasto per sbaglio e lo ha buttato via. Non sapeva che era parte integrante (e neanche poco importante) di un'opera di Gustav Metzger. Il settantottenne esponente della cosiddetta "arte autodistruttiva" ha così dovuto, dietro lauto compenso, rimpiazzare il vecchio con un nuovo sacchetto dell'immondizia.
Dalla spazzatura nell'arte, all'arte-spazzatura: a New York esiste da una decina di anni, il Moba, il museo dell'arte brutta e mal riuscita: un centinaio di opere che sono costate al massimo 6 dollari l'una.

Quante volte capita di andare in un museo di arte contemporanea e non capire il senso di alcune opere, mentre ci risulta più facile riconoscere la bellezza di dipinti e sculture di epoche lontane. Eppure gran parte delle opere contemporanee nascono proprio con l'intento di coinvolgerci di più. E di avvicinare l'arte alla vita di tutti i giorni, attraverso raffigurazioni di persone comuni, di oggetti quotidiani, talvolta con l'uso di materiali poveri ed esposizioni in luoghi pubblici.
In questa galleria vi presentiamo alcune delle opere più curiose o recenti. Senza volere per forza scrivere la storia dell'arte contemporanea.

Nella foto donne iraniane camminano nel "Giardino Persiano", esposto nel museo di Tehran.
30 novembre 2004