Riconoscete questa foto? Probabilmente l'avete vista mille volte online, pensando che fosse un abile fotomontaggio: l'ignaro canoista che pagaia nell'azzurro mare di agosto, senza far caso al grande squalo che nuota alle sue spalle... e sta per raggiungerlo.
E invece no: quell'immagine che potrebbe essere il manifesto ideale del remake dello Squalo di Steven Spielberg è vera. Photoshop stavolta non c'entra: è stata scattata dieci anni fa dal fotografo Thomas P. Peshack, che ha garantito in diverse occasioni di non aver usato alcun tipo di fotoritocco.









«Per catturare questa immagine - racconta sul suo sito - mi sono legato alla torre della nave di ricerca Lamnidae, sporgendomi nel vuoto, precariamente appeso sull'oceano, mentre aspettavo pazientemente che uno squalo bianco si facesse vivo. Volevo scattare una foto che raccontasse la storia dei nostri sforzi di ricercatori per monitorare gli squali bianchi. Quando il primo squalo si imbattè nel nostro kayak, preparai in fretta la mia macchina fotografica per cogliere quell'ombra scura che pian piano si trasforma da forma diffusa nel profilo elegante di un grande bianco. Quando la pinna dorsale dello squalo ha rotto la superficie dell'acqua, pensavo di avere fatto lo scoop, ma ho esitato una frazione di secondo di troppo e il biologo marino Trey Neve (in kayak) ha fatto in tempo a voltarsi e guardare dietro di lui (come si vede dalla foto a un attento esame). Ho premuto il pulsante di scatto e il resto è storia. Per tutto il giorno ho fatto tante foto, ma nessuna aveva la forza di quella prima immagine del grande squalo bianco che punta il kayak».
A dare forza alla versione del fotografo c'è un particolare: la foto è stata scattata nei dintorni della punta meridionale del Sudafrica, dove nuotano un gran numero di squali bianchi, per niente intimoriti dalle acque basse. Peshack e il biologo marino Michael Scholl, vi si sono recati diverse volte per un progetto di ricerca tra il 2003 e il 2005, ma i primi tentativi iniziali di fotografare gli squali nel loro habitat sono stati vani, in quanto gli animali venivano attratti o respinti dal campo elettrico del motore della barca, interrompendo di fatto il loro comportamento naturale. Da qui l'idea di usare un kayak, senza motore. E senza paura. Perché, sorprendetemente, spiega il fotografo: «Gli squali bianchi, nonostante la loro cattiva reputazione sono molto più cauti e curiosi che aggressivi e imprevedibili. E in nessun momento hanno provato ad aggredire la nostra piccola canoa gialla».
Nel 2006 Peshack e Scholl hanno pubblicato un libro intitolato South Africa's Great white Shark, dove raccontano quell'esperienza.