Che fine hanno fatto i bambini di Chernobyl?

A 27 anni dall’incidente di Chernobyl molte famiglie vivono ancora nelle terre contaminate. In attesa di cure che soltanto la solidarietà internazionale garantisce. Come quella del Progetto Rugiada di Legambiente.

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Foto: cortesia Legambiente

Il più grave disastro nucleare della storia è avvenuto ne 1986 nella centrale nucleare di Chernobyl. E sono ancora più di 5 milioni gli abitanti di Russia, Ucraina e Bielorussia che vivono in zone contaminate dal fallout radioattivo. Secondo i dati riportati da Legambiente, la nazione più colpita dagli effetti della contaminazione è stata la Bielorussia, con il 70% del fallout radioattivo ricaduto sul proprio territorio e con oltre il 20% del proprio territorio contaminato da Cesio137 con livelli che variano da 1 a oltre 40 Curie per chilometro quadrato.

Una situazione, a 27 anni di distanza, molto grave, poiché si vive mangiando e bevendo cibo e acqua radioattivi che provocano l'abbassamento delle difese immunitarie nonché patologie tumorali. Soprattutto nei bambini.

Per curarli ed aiutarli, Legambiente (in collaborazione con Weleda) organizza e sostiene da anni il Progetto Rugiada presso il Centro "Speranza", una struttura ecosostenibile (pannelli solari, biomasse, risparmio energetico, produzioni biologiche, raccolta differenziata e compostaggio, etc.) che si trova fra i boschi di Vileijka, a 80 Km a nord di Minsk, in una zona non contaminata.

In questo paradiso sotto la neve, ogni anno, più di 100 bambini che arrivano da situazioni di estrema difficoltà tornano, per un periodo, a vivere una vita normale: mangiano finalmente del cibo sano, giocano liberi, frequentano laboratori didattici. Soprattutto, sono monitorati a livello sanitario e, nel caso, seguenti con trattamenti medici adeguati.

Per altre info: www.solidarietalegamebiente.org

16 Ottobre 2013