Sicuri di esistere?

Potremmo essere simulazioni in un computer. O essere circondati da zombie. Ma, se avete dei dubbi, esistete. Forse.

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Siamo sicuri di esistere? Stando al buon senso, sì. Ma a rigor di logica è più complicato affermarlo. Chi ci dice che tutto quanto vediamo attorno a noi non sia un'illusione? I nostri sensi, si sa, si possono ingannare. E se invece fosse solamente un sogno? Se le altre persone fossero avatar di una simulazione al computer?
 

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Dossier 5 sensi: curiosità, scienza, scherzi di ciò che ci permette di percepire il mondo.
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Un filosofo irlandese, George Berkeley (1685-1753), era giunto alla conclusione che la cosiddetta realtà fosse solo il modo in cui percepiamo le idee, immateriali, di Dio. Un'altra risposta fu avanzata, in un giorno imprecisato del 1637, dal filosofo francese Cartesio (René Descartes, 1596-1650, considerato il padre della filosofia e della matematica moderne). Cartesio rispose in latino cogito ergo sum: penso, dunque sono. Questa è la sola, incrollabile certezza possibile, secondo Cartesio, di fronte a un dubbio che il filosofo estende fino a ipotizzare l'esistenza di un genio maligno che continuamente ci inganna su tutto, dandoci la falsa impressione di esistere. Eppure, anche solo per essere ingannato, l'uomo deve pur esistere in qualche modo. E proprio perché dubita, e quindi pensa, cosa di cui non può dubitare, l'uomo è certo di esistere. Almeno come sostanza pensante.

Da quel primo cogito ergo sum gli uomini non hanno mai smesso di dubitare. In primo luogo della risposta data da Cartesio. Ma il maligno genio che spaventava il filosofo francese potrebbe impallidire davanti ai mostri tecnologici che oggi sfidano la nostra precaria consapevolezza di esistere. I computer sono ormai abbastanza potenti, sostengono gli esperti, da consentirci di creare mondi alternativi, civiltà virtuali e avanzate che, in un futuro non troppo lontano, potrebbero contenere esseri autonomi e coscienti come noi.
 
Qui sotto, i trailer di tre film che interpretano l'incertezza dell'esistenza: in Dark City l'umanità è vive un sogno creato da alieni, in Inception c'è chi può rubare segreti e costruire mondi dai sogni altrui, in Matrix il padrone dei giochi è un software e l'umanità è un virus dell'esistenza (l'articolo prosegue più avanti).
 

Sicuri di esistere? Sicuri di esistere? Sicuri di esistere?
Dark City (1998)
 
Inception (2010)
 
Matrix (1998-2003)
 

Per Nick Bostrom, filosofo dell'Università di Oxford, è plausibile che la nostra realtà sia una simulazione condotta da alieni. Come potremmo scoprirlo? Non avremmo alcuna possibilità, a meno che un messaggio ci comparisse all'improvviso davanti agli occhi: "Stai vivendo in una simulazione". O fossimo trasportati nel mondo degli alieni (che potrebbe a sua volta essere una simulazione creata da un'altra civiltà). Robin Hanson, economista della George Mason University in Virginia, ha sviluppato una teoria differente e forse ancora più inquietante. «Innanzi tutto», spiega, «anche se ce ne accorgessimo, gli operatori potrebbero fare un veloce rewind e cancellare la nostra scoperta: non potremmo capirlo». E c'è un altro problema: «A rigor di logica, le simulazioni di modeste dimensioni dovrebbero essere molto più numerose di quelle complesse, più difficili da creare. Dunque è più probabile che io stia vivendo in una simulazione nella quale sono l'unico essere senziente e tutti gli altri sono... zombie».

Gli zombie sono tra i mostri più temuti nei film horror. Ma se non si trattasse solo di un frutto della fantasia? Storia e scienza del popolo dei morti viventi.

Se penso, esisto. O no? In questo modo saremmo praticamente tornati al punto in cui ci ha lasciato Cartesio: posso essere sicuro solo della mia esistenza, in quanto dubito e penso. Tutto il resto potrebbe essere illusione-simulazione. Senonché la scienza oggi potrebbe demolire anche quest'ultimo caposaldo.

I neuroscienziati hanno infatti sempre più spesso messo in dubbio che gli uomini siano dotati di libero arbitrio, di volontà. In effetti molto spesso scegliamo senza pensare e solo a posteriori giustifichiamo con il ragionamento le nostre scelte. «Potrei anch'io essere uno zombie, senza capacità di volere e senza rendermene conto», sostiene Paul Skokowsky, filosofo dell'Università Stanford.

Il genetista italiano Edoardo Boncinelli ricaccia invece gli zombie tra i personaggi dei film horror. «Come posso dubitare di esistere? A mio giudizio non ha senso la domanda. Per Cartesio era una trovata retorica. Supponendo che un bischero mi faccia uno scherzo e mi inganni su tutto, comunque io non posso ingannarmi sulla mia esistenza. Posso dubitare di essere un uomo, ma esistere diventa certezza non appena mi pongo la domanda. Posso essere uno scherzo della natura, forse lo sono, posso essere uno zombie, ma non vuol dire che io non esista».
 
E il filosofo della scienza Giulio Giorello, che insieme a Boncinelli ha scritto un libro su questo tema (Lo scimmione intelligente, Rizzoli 2009), fa un esempio: «Già Erich Fromm (1900-1980, sociologo e psicanalista tedesco) faceva il caso di un ipnotizzatore che faceva addormentare un soggetto e gli suggeriva che al risveglio avrebbe cercato un manoscritto. E, non trovandolo, avrebbe ritenuto che un amico glielo avesse rubato. Così succede. Ma a quel punto compare un quarto personaggio, che, ignorando l'esperimento, si convince che il soggetto dice la verità. Abbiamo usato questo esempio», dice Giorello, «per sottolineare quanto conti la comprensione adeguata della situazione. In breve, l'osservatore della storiella non la possiede: non sa che il soggetto è stato ipnotizzato». Ma scoprire la verità è facile se si comprende la situazione.

E se fossimo stati ipnotizzati da qualcuno che vuol farci credere che esistiamo?

27 Dicembre 2013 | Giovanna S.