La vera storia della donna colpita da un meteorite

È successo nel 1954, ed è l'unico caso documentato: la protagonista se la cavò con una ferita, ma quell'evento eccezionale non le portò fortuna.

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Lasciate perdere la pubblicità: un meteorite di quelle dimensioni avrebbe fatto un cratere più grande. E non sarebbe incandescente, ma gelato. Nello spazio, infatti, il blocco di roccia è freddissimo: il Sole ne riscalda solo una parte e in superficie. Quando la roccia entra nell'atmosfera terrestre, la sua superficie si riscalda per via della compressione dell'aria che le sta davanti, mentre l'interno no. Lo strato esterno della meteora fonde e viene asportato, creando una breve scia di gas ionizzato. Ma la durata del fenomeno (la stella cadente) è troppo breve per scongelare e scaldare l'interno della meteora.

Pare che sia l’unica persona, almeno in epoche documentate, a essere stata colpita direttamente da una pietra proveniente dallo spazio: Ann Hodges aveva 34 anni quando, il 30 di novembre del 1954, un meteorite di poco meno di 4 chili chili sfondò il tetto della sua casa a Sylacauga, in Alabama, Stati Uniti, rimbalzò su una grossa radio nella stanza e colpì al fianco la donna, che stava facendo un sonnellino sul divano.

 

Per la Hodges ne risultò un gigantesco ematoma, come riporta questo articolo dello Smithsonian che rievoca la storia partendo dall'articolo di Life del 13 dicembre 1954, con l’assalto di decine di giornalisti e la dura battaglia legale che seguì l'evento.

 

Ann Hodges e la ferita provocata dal meteorite (foto: Life, 13 dicembre 1954).

A colpi di avvocato. Proprio questa è la parte della storia meno nota. Subito dopo l'incidente nacque una disputa sulla proprietà del prezioso sasso.

 

Per un anno si sfidarono in tribunale il padrone di casa della Hodges, che sosteneva di essere il legittimo proprietario della pietra, appunto perché caduta nella sua proprietà, e la Hodges e il marito, gli inquilini in affitto dell’appartamento.

 

La causa si trscinò per un po' di tempo, finché il proprietario rinunciò a reclamare il possesso del meteorite. Nel frattempo, però, anche l’interesse intorno all'oggetto spaziale - spasmodico, all’inizio - era scemato quasi del tutto. E con esso il suo valore sul mercato.

 

Nessuno era più interessato ad acquistarlo, e la stessa Hodges finì per usarlo come fermaporta (prima di donarlo all’Alabama Museum of Natural History, dove è ancora oggi conservato).

 

Con meno clamore, un vicino di casa era invece riuscito a fare del meteorite una piccola fortuna: con il ricavato della vendita di un frammento più piccolo, caduto in una proprietà poco distante, aveva comprato casa e auto.

 

 

Finale amaro. La storia finisce ancora più tristemente per la Hodges. Pare che i problemi legali e la delusione per non aver potuto sfruttare in qualche modo l’evento eccezionale che le era capitato siano stati causa di problemi fisici e psicologici: divorziò poco dopo dal marito e morì nel 1972 di insufficienza renale.

 

Incredibile, ma vero. Che la sua vicenda sia una rarità non si può mettere in dubbio. Le probabilità di essere colpiti da un meteorite, e più ancora di sopravviverne, sono davvero minime: 1 su 1.600.000, peraltro più alte che fare sei al Superenalotto. Però, per la legge dei grandi numeri, del tutto impossibile non è.

 

Si parla di un incidente in India, nel 1825, in cui sarebbe rimasto ucciso un uomo e ferita una donna, ma non c’è mai stato modo di confermare la veridicità della storia. E anche senza uccidere o ferire persone, capita che le pietre cadano in zone popolate.

 

 

Nel 1992, nello stato di New York, un meteorite si è abbattuto su una macchina parcheggiata. Nel 2003, un altro è piombato su una casa a New Orleans (senza ferire nessuno). In Perù, nel 2007, sei persone sono rimaste intossicate dai fumi di arsenico rilasciati dal terreno dopo l’impatto. Infine, in Russia, nel 2013 l’onda d’urto di un meteorite esploso a bassa quota in prossimità di Chelyabinsk ha causato milioni di dollari di danni e ferito indirettamente un migliaio di persone.

 

04 Settembre 2017 | Chiara Palmerini