La magia del Palio

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Il 2 luglio si corre il Palio di Siena, un minuto e mezzo di adrenalina pura, una gara senza fiato che attira nella città toscana turisti da tutto il mondo.
La città si sveglia presto. Sa che la aspetta un giorno speciale. Non ci sono attenzioni per i curiosi e i turisti in gita. C'è il Palio e questo è tutto.
Focus.it ne racconta le curiosità, la storia e i preparativi con questa fotogallery. Sul prossimo numero in edicola a partire dal 10 luglio, invece, troverai un articolo sui palii più strani, corsi con oche e asini, con zoccoli o scalzi.

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L'origine del Palio, tra miti e leggende, si perde nella notte dei tempi. Il Palio è antico quanto Siena stessa, città etrusca. Prima del 1200 si correva per le strette e tortuose strade della città. Soltanto dal '600 si iniziò a correre in Piazza del Campo. Il più antico documento sul Palio risale al 1238 ed è una "multa". La giustizia paliesca imponeva al proprietario di un cavallo di pagare 40 soldi perché pur essendo giunto ultimo, non aveva preso il porco, il premio derisorio che per regolamento veniva assegnato all'ultimo arrivato, il perdente dei perdenti.

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Tre giorni prima del Palio, i cavalli vengono sorteggiati e assegnati alle contrade. I barberi, come vengono chiamati, sono già stati visitati dai veterinari per controllarne lo stato di salute e l'idoneità a una corsa massacrante: spazi stretti, salite e discese repentine, curve a 90 gradi, rapide frenate e brusche accelerate.
Il sorteggio, detta Tratta, è diventato un rito: gli animali entrano nella Piazza e corrono tre giri. Al termine i Capitani delle contrade si riuniscono per scegliere i più adatti. Su questi avviene il sorteggio. A ogni assegnazione, un contradaiolo - detto Barbaresco - prende in consegna il cavallo avuto in sorte e lo conduce alla stalla.

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Per i contradaioli, quelli veri, il Palio dura quattro giorni, dalla Tratta fino alla corsa vera e propria. Sono ore dense di emozioni, appuntamenti e soprattutto aspettative. Ogni contrada vive la vigilia in simbiosi con cavallo e fantino. Il primo viene vegliato giorno e notte dal Barbaresco: prende il cavallo in consegna e vive con lui, nella stalla, cercando di capirne fino in fondo le possibilità e di farlo rendere al massimo. Nelle strade e nelle case, invece, si stringono alleanze per aiutare le contrade amiche od ostacolare quelle nemiche.

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Prima del Palio vero e proprio si svolgono 6 prove. La quinta, il giorno prima della corsa, è detta prova generale e si conclude con la cena propiziatoria celebrata in ognuna delle 10 contrade in gara. L'ultima, la mattina del Palio, è detta "Provaccia", ritenuta tale perché nessun fantino si sognerebbe di sfiancare il proprio cavallo a poche ore dalla gara.
La prova è preceduta dalla Santa Messa, celebrata dal Vescovo per fantini, Capitani e accompagnatori delle contrade. Nel pomeriggio, invece, vengono benedetti i cavalli negli oratori delle contrade.

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Il giorno della corsa, in Piazza tutto è pronto: circa 400 metri cubi di tufo ricoprono l'anello dove correranno i barberi. Allo steccato misura 319 metri, ma il percorso ottimale dei cavalli per la Carriera sale a 339. In tutto tre giri, 90 secondi di corsa.
Le strade di Siena sono in fermento fin dal pomeriggio: una ragazza saluta il suo cavaliere che parteciperà al corteo storico. Le comparse delle contrade e i figuranti del comune attraversano il centro storico con uno spettacolo di sbandieratori e tamburini che accompagna fino alla Piazza il Carroccio su cui è issato il Palio.

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È il momento della partenza, detta Mossa. Nel punto di partenza sono stati tesi due canapi tra i quali i cavalli sono chiamati ad allinearsi. L'ordine di chiamata è estratto a sorte: il decimo cavallo entrerà di "rincorsa", soltanto quanto lo riterrà opportuno, decidendo così il momento della partenza. A quel punto il mossiere abbasserà il canape anteriore, dando inizio alla corsa.
Rivalità e amicizie hanno qui il loro momento più delicato, basti pensare all'elevato numero di false partenze che si verifica nel caso in cui due contrade rivali siano fianco a fianco o una delle due sia di rincorsa. I colpi proibiti non si risparmiano pur di ostacolare i nemici.

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La corsa ha inizio, ma non sempre è andata così. Il 2 luglio 1778 tre fantini si affrontarono alla Mossa a nerbate con tale furore che rovinarono a terra dove si azzuffarono cercando di uccidersi. Intervenne la forza pubblica per dividerli e arrestarli. Anche per questo motivo, prima della partenza i fantini vengono perquisiti. Sono famosi per la facilità con cui cambiano bandiera. Dorino, il più famoso del '700, è di esempio: preso per le briglie dalla Lupa, vi corse l'anno seguente; nerbato a sangue dalla Civetta, le vinse un Palio due anni dopo; vinto un Palio nella Tartuca, corse poi nell'arcirivale Chiocciola e benché assalito dalla Tartuca, due anni dopo tornò a corrervi.

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Il Palio si corre due volte l'anno, il 2 luglio (in onore della Madonna di Provenzano) e il 16 agosto. Fu la Contrada dell'Oca che nel 1701, per la gioia della vittoria di luglio, invitò le altre contrade a correre anche il giorno seguente la festa dell'Assunzione.
In passato correvano tutte le 17 contrade, ma dal Palio del 2 luglio 1720, sono soltanto 10, le 7 che non hanno corso nello stesso mese dell'anno precedente e 3 estratte a sorte. Durante quel famigerato Palio, il padrone del cavallo vincente fu travolto e ucciso dagli animali mentre correva incontro al suo. E le regole furono cambiate.

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I cavalli sono i veri protagonisti. Montati "a pelo", cioè senza sella, costretti a scontrarsi e ad azzopparsi, incalzati dal nerbo del frustino, rischiano a ogni curva. Amati, coccolati, desiderati e compianti, sono loro a vincere. Anche il cavallo "scosso" ossia senza fantino può riportare la vittoria per la sua contrada.Su di loro non mancano le polemiche, antico rituale che si celebra dopo ogni incidente. Come per calcio e ciclismo, recentemente anche sul Palio è scesa l'ombra del doping. Non è una novità: già dal 1852 era proibito somministrare ai cavalli sostanze alcoliche. Era il cosidetto "Beverone", metà pozione magica e metà ricostituente.

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Il palio è stato definito l'antiolimpiade: l'importante è vincere, non partecipare. Arrivare secondi è peggio che ultimi. Se però la sorte ha baciato la contrada nemica con un cavallo nettamente migliore, la strategia potrebbe essere quella di trovare il modo e le alleanze per "mettere il bastone tra le zampe". È questo il compito del capitano di ogni contrada: deve vincere - a tutti i costi - e in caso di vittoria viene portato in trionfo con il fantino dalla propria gente. Anzi, spesso gli onori della contrada piovono più su di lui che sul fantino, visto come un professionista pagato (e spesso venduto o comperato) per fare il suo dovere.

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Aceto, Bastiano, Bazza, Bazzino, Massimino, Pess, Veleno. Sono i soprannomi di alcuni dei fantini più famosi e vittoriosi degli ultimi decenni, in rigoroso ordine alfabetico. Non ce ne vogliano gli appassionati, non è una classifica. Osannati e maledetti dai senesi, possono "vendersi" alle contrade nemiche. Gli esempi in centinaia di anni, non mancano, tanto che nelle contrade, accanto a Capitano e Barbaresco, esiste anche la figura del guardiano del fantino: lo protegge dalle lusinghe o dai coltelli delle altre contrade. E le donne? Praticamente assenti. L'ultima amazzone vista a Siena risale al 1956, quella precedente addirittura al 1581.

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I cavalli lanciati sull'anello di tufo come biglie colorate, si schiantano contro la curva di San Martino, la più pericolosa, a 90 gradi. I fantini devono mantenere il sangue freddo per evitare errori, sfruttare quelli degli altri ed evitare di subire colpi scorretti. A farne le spese sono però i cavalli. Dal 1841, un muro di materassi lungo 50 metri attutisce l'eventuale impatto di cavalli e fantini. Ma spesso è inutile e le drammatiche cadute trasformano Piazza del Campo e la curva di San Martino in un mattatoio a cielo aperto.

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Dopo 3 giri e 90 secondi di orgasmo, Piazza del Campo si tinge di bianco, nero, rosso e turchino, i colori dell'Istrice. È il 2 luglio del 2002: il Palio si risolve in un arrivo al fotofinish, con l'ultimo, disperato tentativo del fantino dell'Onda di agguantare l'avversario. Scoppia la gioia dei contradaioli dell'Istrice. Agli altri soltanto la disperazione di non aver vissuto un sogno.

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Esplode la gioia dei contradaioli che ricevono il Palio e lo portano in porcessione fino alla chieda della Madonna di Porvenzano (per il Palio di luglio) o al Duomo (ad agosto) per cantare un Te Deum di ringraziamento.
La festa della contrada prosegue, moderatamente, fino all'autunno quando nel rione addobbato a festa si svolge la "cena della vittoria" cui parteciperanno migliaia di contradaioli. E al posto d'onore ci sarà... il cavallo vittorioso.
Un ultimo dato, per i più curiosi. Qual è la contrada che ha vinto più Palii? Quella dell'Oca, con 62 vittorie seguita da Chiocciola e Tartuca con 51 e 45 vittorie rispettivamente.

Il 2 luglio si corre il Palio di Siena, un minuto e mezzo di adrenalina pura, una gara senza fiato che attira nella città toscana turisti da tutto il mondo.
La città si sveglia presto. Sa che la aspetta un giorno speciale. Non ci sono attenzioni per i curiosi e i turisti in gita. C'è il Palio e questo è tutto.
Focus.it ne racconta le curiosità, la storia e i preparativi con questa fotogallery. Sul prossimo numero in edicola a partire dal 10 luglio, invece, troverai un articolo sui palii più strani, corsi con oche e asini, con zoccoli o scalzi.