Religione da spettacolo

Riti, processioni, funzioni e altre curiosità sulle religioni di tutto il mondo, dal gavettone santo al Buddha più grande del mondo.

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Ritualità, sacrificio, misticismo e sofferenza: è l'antico culto indù del Thaipusam, la festa degli indiani di etnia Tamil che si svolge ogni anno a fine gennaio in molti Paesi del Sudest asiatico. Le celebrazioni per onorare la vittoria sul male del dio della guerra Murugan coinvolgono una vera e propria marea umana, una folla che segue i devoti in pellegrinaggio mentre trasportano pesanti icone votive chiamate kavadi. In alcuni casi, come in Malesia, il fardello dei pellegrini va oltre la fatica: qui le kavadi vengono poste su piccoli carri agganciati poi a piercing rituali sulla schiena, sulla lingua o sulle labbra dei devoti. Questo aspetto particolarmente cruento viene spesso amplificato, complici le alte temperature, la musica martellante e gli effluvi di incensi, da visioni e spasmi causati dallo stato di trance di molti partecipanti.

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Saranno l'occasione in cui è stata scattata, o l'effetto della fotografia a lunga esposizione, a rendere questa istantanea del Vesak Day - la festività più importante del Buddismo che celebra la nascita, l'illuminazione e la dipartita di Buddha - così suggestiva. Le strisce luminose sono date dalle fiammelle delle candele portate in processione dai fedeli: durante questa festività, che cade generalmente in un plenilunio di maggio, i devoti portano nei templi candele, cibo e fiori da offrire ai monaci (qui siamo nella provincia di Nakhon Pathom, nei dintorni di Bangkok, Thailandia). Poi gettano acqua sulle spalle della statua di Buddha Bambino, pregando per la purificazione dell'umanità dalla cupidigia, dall'ignoranza e dall'odio.

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Interrompere il ciclo delle reincarnazioni e fondere la propria anima con la coscienza cosmica: per raggiungere più velocemente questi obiettivi, fulcro dell'Induismo, i sadhu (uomini di bene, sant'uomini, in sanscrito) rinunciano a casa, beni e legami e si mettono in viaggio per le strade di India e Nepal, vivendo delle offerte di cibo che ricevono dai devoti. Per raggiungere la totale comunione con il divino si astengono dal consumo di carne e alcol, rinunciano al sesso e praticano gesti di automortificazione a volte estremi: alcuni possono tenere un arto alzato per anni, fino a farlo atrofizzare, altri, come i Naga Baba (una particolare setta di santoni) desensibilizzano il loro pene usandolo per trascinare massi pesantissimi.

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Di solito simboleggiano una nazione, una squadra, un gruppo di appartenenza. In Tibet invece, le bandiere veicolano messaggi universali di pace, compassione, forza interiore e speranza. Le prayer flags (bandiere di preghiera) sono appese all'aperto, davanti a templi e luoghi sacri, sui tetti, sui ponti e sulle cime delle montagne. Ciascuna ha un colore che corrisponde a un singolo elemento, giallo per la terra, verde per l'acqua, rosso per il fuoco, bianco per le nuvole, blu per l'aria e il cielo, e alcune scritte sacre - i mantra - stampate sulla sommità. Si pensa che vento, pioggia e sole che le accarezzano e le fanno mano a mano scolorire, possano veicolare al mondo intero il messaggio positivo che questi vessilli portano in sé.

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Svariate ore di trucco, uno spesso cerone steso sulla pelle, pesanti costumi fatti con noci di cocco colorate, ingombranti copricapi alti anche 6-7 metri. Non sono poche le "torture" che gli esecutori del Theyyam, una danza rituale caratteristica dello stato indiano del Kerala, devono sopportare. Ma alla fine della lunga preparazione i loro sforzi sono ricompensati: durante il ballo gli artisti (qui un particolare del make-up della schiena) entrano in comunione profonda con la divinità (che varia a seconda delle modalità e della regione in cui si svolge il rito), sino a divenire un tutt'uno con essa. Curiosità: i balli più suggestivi del mondo.

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Dalla loro espressione si direbbe che qualcuno le ha fatte arrabbiare. Ed è proprio così: il nemico dei Dongria Kondh, una popolazione dell'India orientale, non ha un volto è una compagnia mineraria: la Vedanta Resources. La compagnia britannica vuole mettere le mani sui giacimenti di bauxite (il minerale da cui si estrae l'alluminio) presenti nel loro territorio e soprattutto nella montagna a loro sacra. Se la vicenda vi suona familiare non vi sbagliate: ricorda la battaglia degli abitanti di Pandora raccontata nel film Avatar (2009, James Cameron). Per questo i Dongria hanno lanciato - tramite l'organizzazione per i diritti degli indigeni Survival International - un appello al regista Cameron, invitandolo a interessarsi al loro caso.

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Una sposa indiana si è messa l'anello al dito... del piede: in Tamil Nadu le fedi nuziali (due) si mettono sul melluce, il secondo dito del piede. I due anelli d'argento, messi dallo sposo, sarebbero capaci, secondo la tradizione, di favorire una buona gravidanza. Da evitare sono le fedi d'oro: per gli indù il prezioso metallo è il simbolo della dea dell'abbondanza, Lakshmi. Metterlo ai piedi, considerati la parte più umile del corpo, sarebbe oltraggioso. Curiosità: le nozze più pazze del mondo.

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Molti calciatori sono osannati dai tifosi, ma solo uno può vantare un "culto" in suo onore: due fan sfegatati del Pibe de Oro, al secolo Diego Armando Maradona, hanno fondato nel 1998 a Rosario (Argentina) la chiesa di Maradona, che pare conti migliaia di adepti in tutto il mondo. I fedeli hanno i loro comandamenti, per esempio "ama il calcio sopra tutte le cose", e un regolare calendario di festività e ricorrenze. Non manca nemmeno il natale, che si festeggia il 30 ottobre (compleanno di Maradona) con la proiezione di vecchie partite del calciatore su maxi schermo, da vedere tutti insieme. Nel nome di Maradona c'è anche chi si sposa: ma la promessa d'amore fatta con la mano sulla sua biografia non ha valore legale...

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Questo masso nel Myanmar è in equilibrio per un pelo. Anzi, per un capello: si narra infatti che alla base si trovi un capello del Budda. La leggenda nacque probabilmente quando i primi uomini videro la gigantesca roccia, alta 20 metri, sospesa nel vuoto e pensarono che a tenerla in equilibrio dovesse essere qualcosa di miracoloso. Per questo circa 2.000 anni fa vi edificarono sopra una pagoda (la Kyaiktiyo). Ogni anno i buddisti si radunano qui a migliaia, e prima di pregare attaccano sottili foglie d'oro puro alla roccia: un gesto un po' costoso, ma comune nella tradizione buddista. Curiosità: scherzi della natura.

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La lingua di questo fachiro non finirà arrostita: è un devoto indù capace di "inghiottire" le fiamme senza rimetterci l'esofago o la pelle, grazie alla sua abilità e alla lunga esperienza. Nonostante questa, però, più spesso di quanto si creda i "mangiafuoco" si fanno male: i danni vanno dalle ustioni più o meno gravi sulla lingua e altre parti del corpo (è a rischio anche chi assiste all'esibizione troppo da vicino) fino all'avvelenamento causati dai combustibili, tipicamente cherosene o petrolio.

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Chissà se Hua Chi, monaco tibetano, lascerà la sua impronta anche nella storia: per ora ne ha lasciate due sul pavimento di un monastero di Tongren, in Cina. Duemila preghiere al giorno, per 20 anni, sempre nello stesso angolino, hanno "scavato" nel legno orme profonde tre centimetri. Un po' meno devoti, probabilmente, i proprietari di alcune impronte fossili rinvenute vicino a Ileret (Kenya): le orme preistoriche, datate a un milione e mezzo di anni fa, corrispondono a "passi moderni", perché lasciate dall'Homo erectus, nostro più immediato antenato, e sono molto più "umane" di quelle del più scimmiesco Australopithecus afarensis, rinvenute in Tanzania e datate a tre milioni e mezzo di anni fa.

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Se siete giù di corda prendete esempio da questi seguaci dello shintoismo, che insieme al buddismo è uno dei due culti più diffusi in Giappone, e fino a metà del '900 religione di Stato). Incuranti del gelo invernale, i temerari devoti pregano seminudi davanti a un tempio a Tokyo, e poi si versano addosso secchiate d'acqua ghiacciata per temprare lo spirito e fortificare il corpo. Sembra che il misogi - così si chiama questo rito "da brividi" che si celebra a gennaio - purifichi i fedeli e (adesso) faccia iniziare il nuovo anno con il giusto spirito. In origine, invece, la cerimonia segnava il passaggio dalla giovinezza all'età adulta. Curiosità: come nascono i brividi.

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Nonostante i quaranta sonagli agganciati alla pelle, pare che quest'uomo non senta dolore (o così dice). Chi ha provato il Kavadi - rituale induista che prevede la mortificazione del corpo come pratica purificatrice - è pronto a giurare che non si sente niente. I devoti, in trance, si conficcano nella carne spilloni e uncini, senza una goccia di sangue e (sembra) senza cicatrici. A cerimonia conclusa, sulla pelle si spalma una "cenere benedetta" capace, secondo i devoti, di rimarginare le ferite senza lasciare tracce.

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Mille giorni di pratica, più uno: è il tempo che, secondo la tradizione, occorre ai dervisci - seguaci di una corrente mistica dell'Islam - per rafforzare le dita del piede sinistro. Perché senza un alluce robusto non potrebbero cimentarsi nella loro specialità: la danza rotante. Una serie di giravolte su un piede solo che i fedeli praticano come forma di meditazione: accompagnati dal suono del flauto pregano e volteggiano fino a raggiungere uno stato di trance, che li metterebbe in contatto con Dio. La tradizione vuole che alcuni, al culmine dell'estasi, tra una piroetta e l'altra si sollevino da terra, continuando a danzare a mezz'aria. Curiosità: gli uomini scimmia.

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Voleva passare alla storia e ce l'ha fatta per un pelo, anzi, per tutti i peli della sua lunghissima barba: Sarwan Singh, insegnante canadese di 42 anni, è l'uomo con la barba più lunga del mondo. L'ha stabilito un'autorevole giuria davanti alla quale l'uomo ha srotolato un "pizzetto" di 2 metri e 30 centimetri, curato, pettinato e mai rasato. L'uomo, devoto alla religione sikh, è infatti convinto che il suo "ornamento facciale" sia un dono divino e, come gli altri sikh, non taglia barba e capelli per mantenersi più vicino possibile all'aspetto originario conferitogli da Dio. Curiosità: Paese che vai, barbiere che trovi.

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Indonesia: strane scimmie sono in realtà studenti che, lasciati da parte libri e quaderni, si apprestano a ballare. Non una recita, ma una danza indù in onore delle scimmie, considerate sacre perché - secondo la leggenda - aiutarono una delle divinità a sconfiggere un demone. Al suono delle percussioni, agitano le braccia e imitano il verso di alcuni primati. Una volta il rito si svolgeva di notte, in segreto, come forma di esorcismo. Oggi, invece, è uno spettacolo per turisti.

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"Quando esci da una stanza, ricordati di spegnere la luce": non è "la mamma" a chiederlo, ma il Dalai Lama, per invitare l'umanità a risparmiare energia e disintossicare il pianeta. Questo monaco di Ladakh (India), l'ha preso in parola: eccolo mentre scalda l'acqua per il tè sfruttando un pannello solare, nel modo piùfaticoso possibile. Molti chilometri più a est, in Thailandia, alcuni suoi confratelli hanno eretto un tempio buddista decisamente "verde": il colore delle bottiglia di birra vuote - più di un milione - usate per costruirlo. Curiosità: animali di spazzatura.

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Un monaco buddista in trance, con un copricapo tradizionale: si appresta a danzare tra migliaia di persone, senza sbagliare un passo perché per coloro lo guarderanno lui, in quel momento, sarà Tsechu, una divinità protettrice. In Buthan, dov'è stata scattata la foto, la danza è considerata un'espressione religiosa, una forma di meditazione che segue da millenni lo stesso rituale. Al Tsechu partecipano anche monaci armati di bastoni di forma fallica, che percuotono il pubblico per scacciare il male dalla mente degli spettatori. Curiosità: la danza dei cappelli neri.

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Vietato litigare, mentire, calunniare: i musulmani osservanti, durante il mese del Ramadan, devono astenersi non solo dal cibo, ma anche dai cattivi pensieri, dalle azioni malvagie, dal fumo, dai rapporti sessuali. Almeno fino al calare del sole: al tramonto il digiuno viene rotto, e prima di cenare si deve mangiare un dattero - perché così faceva Maometto - o bere un bicchiere d'acqua. Un metodo che secondo i musulmani abitua all'autocontrollo e all'autodisciplina. Nella foto: islamici raccolti in preghiera a Mathura (India) durante l'Eid-al-Fitr, la festa per la fine del Ramadan, che cade nel primo giorno del decimo mese lunare dell'anno (il calendario musulmano si basa sulla luna e non sul sole come il nostro).

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Zampe giunte in segno di preghiera... Il devoto cagnolino di nome Conan - qui nel monastero zen di Naha (Giappone) - dicono che abbia imparato a "pregare" imitando il suo padrone, un monaco. La religione buddista prevede il massimo rispetto per tutti gli animali: una leggenda narra che alla morte di Budda, tutti gli animali, addolorati, si raccolsero in segno di devozione. Gli unici a non versare lacrime furono i gatti e i serpenti, che si mostrarono sprezzanti e si attirarono così le ire dei buddisti. In realtà, però, i gatti sono sempre stati amati in Giappone, anche dai buddisti, perché cacciavano i topi che minacciavano gli allevamenti di baco da seta.

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Un'acconciatura speciale per un'occasione speciale: la festa di Onam, una cerimonia vivace e colorata che celebra la quinta reincarnazione del dio Visnu e si svolge a Kermala, in India. Per gli induisti il dio unico Brama ha tre aspetti (Brama, Visnu e Shiva), ciascuno con diverse incarnazioni, dette avatar (che in sanscrito vuol dire "disceso"): queste divinità dalle sembianze umane vengono festeggiate come dei. I fedeli sempre pronti a far festa sono decisamente molti: oltre 900 milioni in tutto il mondo - l'induismo è infatti la terza religione più diffusa, dopo il cristianesimo e l'islam.

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Lo scambio di gesti sacri che coinvolge questi shamani avviene in occasione della "Inti Raymi fiesta", la solennità che si svolge sulla catena andina dell'Ecuador ma che coinvolge l'intero Paese. Questa antica celebrazione in onore del Sole, inaugurata dagli Incas, coincide con il solstizio d'estate e con la raccolta del mais. Durante le cerimonie, gli uomini ballano per giorni, quasi senza sosta, e si inscenano battaglie rituali tra tribù che diventano nemiche per l'occasione - con conseguenze che di festante spesso hanno poco.

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Un pergolato di lanterne di carta addobba una strada di Seoul, in Corea, nel bel mezzo del Lotus Lantern Festival - la più importante festa locale: il compleanno di Buddha. Protagoniste indiscusse dell'evento sono le migliaia di lampade dalle più svariate forme e colori appese o portate in processione per le vie della città. Bisogna accenderne una ed esprimere un desiderio: quella a forma di dragone porterà raccolti abbondanti; per vivere a lungo, invece, bisogna chiedere alla lanterna-anguria.

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Un naso lungo 2,29 metri, un'altezza di 54,88 metri: queste sono alcune delle impressionanti misure del Buddha rappresentato nell'atto di riposare, nel tempio (costruito ad hoc) di Pegu in Myanmar.

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La più grande statua di Buddha del mondo è stata scoperta in una lontana provincia cinese, lo Jiangxi: nella foto si vede solo la testa, ma il corpo misura ben 416 metri in lunghezza e si presenta mollemente adagiato su un fianco. Per raggiungerne l'estremità più alta è necessario sollevarsi fino a 68 metri. Il Buddha è spesso stato soggetto di tentativi di sfida "verso l'alto": a Tokyo (Giappone) nel 1993 è stata eretta una statua di bronzo alta 120 metri, e per mettere assieme le 984 tonnellate di materiale necessario ci sono voluti ben 7 anni - per una scultura alta tre volte la Statua della Libertà di New York.

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Così il patriarca Abuna Paulos, nel 2010 a capo della chiesa ortodossa etiope, battezzava i fedeli alla fonte battesimale della capitale, Addis Abeba. L'occasione era la celebrazione dell'Epifania, la più grande festa etiope, chiamata Timket, durante la quale si commemora il battesimo di Gesù Cristo nel fiume Giordano per mano di Giovanni Battista. Nelle varie chiese cristiane e nei vari periodi storici il rito del battesimo ha subito delle variazioni: può avvenire per immersione nell'acqua (totale, come nel rito antico, o parziale, come da usanza ambrosiana), per infusione, cioè versando l'acqua sul battezzando, o per aspersione. In ogni caso l'acqua, benedetta nella notte di Pasqua, deve toccare il corpo del battezzando.

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Un sacerdote induista passa davanti alla bocca spalancata di una statua del tempio dedicato al dio Hanuman, a Nuova Delhi. Nonostante l'aspetto un po' inquietante delle sue "fauci", Hanuman, spirito dalle sembianze di scimmia, simboleggia l'onestà, la forza, la fede e la devozione al proprio signore, Rama. Secondo la tradizione, la divinità dall'aspetto scimmiesco avrebbe aiutato Rama a liberare la moglie Sita, imprigionata da un re nemico: per proteggere il suo signore e aiutarlo a superare gli ostacoli che lo dividevano dalla consorte, Hanuman assunse dimensioni gigantesche. La tradizione vuole che la sua effige tenga alla larga gli spiriti maligni.

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Chissà se il cobra apprezza la doccia di latte a cui lo sottopongono durante una festività in suo onore, il Nag Panchami, che cade ogni anno tra luglio e agosto. In questa occasione i serpenti sono venerati con modalità che vanno dalle preghiere, alle libagioni e al cibo - latte e miele - nei campi "frequentati" dai rettili o versati direttamente sulla loro pelle, come in questo caso. Il rituale celebra la vittoria del divino Krishna contro Kaliya, il dio serpente, ma è anche un modo per esorcizzare il timore di questi animali, che nei mesi estivi, a causa delle frequenti piogge, escono dalle loro tane e si rifugiano spesso nelle abitazioni. Curiosità: fotografie a sangue freddo.

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I musulmani sciiti, durante i riti per la celebrazione dell'Ashoura, si flagellano schiena e petto con pesanti e affilatissime fruste metalliche. Il gesto celebra il sacrificio dell'Imam Hussein, nipote di Maometto, che nel 680 d.C. fu ucciso nella battaglia di Kerbela.

Ritualità, sacrificio, misticismo e sofferenza: è l'antico culto indù del Thaipusam, la festa degli indiani di etnia Tamil che si svolge ogni anno a fine gennaio in molti Paesi del Sudest asiatico. Le celebrazioni per onorare la vittoria sul male del dio della guerra Murugan coinvolgono una vera e propria marea umana, una folla che segue i devoti in pellegrinaggio mentre trasportano pesanti icone votive chiamate kavadi. In alcuni casi, come in Malesia, il fardello dei pellegrini va oltre la fatica: qui le kavadi vengono poste su piccoli carri agganciati poi a piercing rituali sulla schiena, sulla lingua o sulle labbra dei devoti. Questo aspetto particolarmente cruento viene spesso amplificato, complici le alte temperature, la musica martellante e gli effluvi di incensi, da visioni e spasmi causati dallo stato di trance di molti partecipanti.