L'effetto Sandy sulle presidenziali americane

La gestione di emergenze e catastrofi naturali ha sempre giocato un ruolo chiave nella costruzione del consenso intorno ai candidati delle elezioni USA. Quali sono stati gli effetti politici dell'uragano?

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La stretta di mano tra Barack Obama e il governatore repubblicano del New Jersey Chris Christie, che ha elogiato l'operato del Presidente durante l'emergenza Sandy. Photo Credit: REUTERS/Larry Downing

Dopo aver bruscamente interrotto la campagna elettorale di entrambi i candidati (sia Obama che Romney, tra domenica e lunedì hanno cancellato le ultime tappe del loro tour negli stati indecisi per seguire l'arrivo dell'uragano), Sandy sta iniziando a far sentire i suoi effetti politici a medio termine. E anche se il suo impatto sui risultati elettorali è un aspetto marginale di fronte alla devastazione che il suo passaggio ha provocato, sono in molti ora a chiedersi, al di là dell'Atlantico, se questo evento possa in qualche modo influire sugli esiti delle Presidenziali di martedì 6 novembre.

La necessità di far fronte alle conseguenze dell'uragano, negli ultimi giorni della legislatura, ha dato a Barack Obama un'occasione per agire da protagonista: per tutta la settimana i media l'hanno fotografato mentre monitorava gli avvenimenti dalla Situation Room, la stanza della Casa Bianca da dove vengono gestite le emergenze (e la stessa dove il Presidente era stato immortalato nelle ore della cattura e dell'uccisione di Bin Laden), mentre visitava i luoghi più colpiti dall'uragano o mentre invitava personalmente i gestori della rete elettrica a restituire corrente alle 8 milioni di case in cui era mancata a causa della tempesta.

Mitt Romney, nella difficile posizione di sfidante, ha dovuto accontentarsi di ritagliarsi un ruolo marginale, sospendendo la campagna elettorale fino a martedì «in segno di rispetto per i milioni di americani» salvo poi continuare la sua corsa, per il resto della settimana appena passata, in tema "Sandy", organizzando raccolte di cibo e fondi, per esempio, in Ohio, uno degli stati più indecisi sul voto, ma non tra i maggiormente colpiti dall'uragano.

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È la prima volta che una campagna elettorale viene sospesa a una settimana dal voto a causa di una catastrofe naturale e ancora non si conoscono le conseguenze di un simile evento sulle intenzioni di voto. Quel che è certo è che, anche in passato, la capacità di rispondere alle situazioni di emergenza ha costituito uno degli aghi della bilancia fondamentali nel corso delle Presidenziali. La gestione dell'uragano Katrina - ben più catastrofico, a dire il vero -  nel 2005, considerata lenta e inadeguata dall'opinione pubblica, fece toccare a George W. Bush uno dei minimi storici della sua popolarità, con solo il 38% degli americani ad approvare il suo operato.

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Memore dell'accaduto, Obama ha preferito cancellare ogni impegno presidenziale prefissato per (come quello di lunedì in Florida, uno degli stati in bilico) per visitare le zone colpite da Sandy. Si è così recato in New Jersey, per il quale (insieme a New York) ha proclamato lo stato di grave calamità, stanziando ulteriori fondi per la ricostruzione delle infrastrutture. Qui ha incassato gli elogi preziosi di Chris Christie, il governatore repubblicano dello stato che ha lodato l'operato dell'amministrazione Obama e dell'agenzia federale che si occupa di disastri naturali, la FEMA, criticata da Mitt Romney come fonte di debito pubblico durante tutta la campagna elettorale.

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E gli elettori sembrano aver apprezzato: secondo un sondaggio lanciato da ABC il 78% degli americani giudica in modo positivo la gestione di questa emergenza da parte del Presidente, e solo l'8% in modo negativo. Romney, che suo malgrado ha avuto una parte meno di spicco in questa situazione, viene valutato positivamente per la sua risposta dal 44% degli americani, negativamente dal 21%, mentre il 35% non esprime alcuna opinione. Inoltre, il 63% degli elettori repubblicani approva il comportamento di Obama nel corso del disastro.

Insomma per Obama, che nelle ultime ore ha guadagnato anche l'appoggio del sindaco di New York Bloomberg (il quale, nel 2008, non aveva espresso alcuna preferenza di voto) la gestione delle conseguenze dell'uragano sembrerebbe aver rappresentato un momento di sprint alla fiacca campagna elettorale delle ultime settimane. Ma i due candidati rimangono, fino all'ultimo, impegnati in un serrato testa a testa: i sondaggi li danno entrambi, momentaneamente al 49%. Per saperne di più dovremo attendere ancora qualche giorno. 

02 Novembre 2012 | Elisabetta Intini