Non solo bella: divina

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La dea vivente Kumari partecipa al festival di Changu Narayan a Kathmandu, in Nepal (9 gennaio 2012).|Navesh Chitrakar/Reuters
Non siamo a una sfilata in costume anche se oggi è sabato grasso: quella che vedete in fotografia è una Kumari, la dea bambina venerata da buddisti e induisti del Nepal. Ma c'è davvero poco da invidiarla.
La Kumari viene scelta tra le bambine appartenenti a una determinata casta buddista, di età compresa tra i 4 anni e la pubertà e in possesso di ben 32 caratteristiche fisiche (tra cui ciglia “come quelle di una mucca”, corpo “come un albero di banano”, una “bella ombra” e nessuna cicatrice). La bambina-dea trascorre gli anni della sua infanzia nel tempio di Taleju, venerata come una dea ma isolata dal resto del mondo; esce solo 12 volte all'anno in occasione di particolari feste religiose, trasportata su una portantina dorata. I piedi sacri della Kumari infatti non possono mai toccare terra né indossare scarpe. L'occhio di chakchuu, o “occhio di fuoco”, posto al centro della fronte simboleggia i suoi poteri di percezione e divinazione, considerati talmente potenti da far assumere a ogni suo gesto un determinato significato: un suo sorriso porta fortuna, la sua impassibilità è segno che le richieste dei devoti saranno esaudite e una sua lacrima è premonitrice di malattia o morte.
Ecco cosa cosa significa essere una dea, almeno fino al 2008 quando la Corte suprema nepalese ha stabilito che anche la Kumari deve avere gli stessi diritti di tutti gli altri bambini: oggi può andare a scuola, stare con i suoi genitori e mangiare quello che vuole. E quando anche l'attuale Kumari sarà deposta, per l'arrivo del primo ciclo mestruale o a seguito di perdite di sangue (anche solo un piccolo graffio) o malattie, tornerà a essere una persona normale in un mondo un po' meno estraneo.

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25 Febbraio 2012 | Rebecca Mantovani