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Il re dei graffiti

Lui si firma Banksy, ma il suo vero nome è Robert Banks. Ha 35 anni (si dice sia nato nel 1974) ed è originario di Yate, vicino a Bristol.
Le sue opere tappezzano i muri delle strade londinesi, ma si trovano anche nei grandi musei come il British Museum e il Tate Modern. C’è chi lo chiama terrorista dell’arte, per la violenza con cui attacca le icone “sacre” della cultura occidentale. Quello che è certo è che oggi le sue opere sono diventate famose in tutto il mondo e valgono decine di migliaia di euro.

Questa giovane domestica, dipinta a grandezza naturale sul muro di Chalk Farm, periferia nord di Londra, è apparsa una mattina di primavera seminando curiosità e interrogativi: che ci fa una donna in grembiulino bianco in questo quartiere sporco, intenta a spazzare a lato della strada? Leita, questo il nome della donna, è il simbolo di chi ignora i grandi problemi dell’umanità, nascondendo - per così dire - la spazzatura sotto il tappeto.
Gira voce che sia stato dipinto su commissione di Bono Vox, cantante degli U2, ma l’unica dichiarazione in proposito dell’artista è stata: «La gente si lamenta che i graffiti sporcano i muri, chissà che ne diranno di un graffito che sta proprio facendo le pulizie su un muro!»

Li avete riconosciuti? Sono proprio loro, Vincent Vega e Jules Winnfield, ovvero John Travolta e Samuel L. Jackson, killer protagonisti di Pulp Fiction, cult movie del 1994, amatissimo dalle giovani generazioni.
Ma dove sono finite le loro inseparabili pistole? Quelle che tengono in mano sono infatti due banane, Il dipinto si trovava vicino a una fermata della metropolitana londinese, ma nell’aprile 2007 è stato letteralmente cancellato a colpi di pennellate nere dai netturbini dei trasporti pubblici, che credendo di fare il loro dovere hanno commesso lo sciagurato errore; il gesto ha scatenato le reazioni indignate di moltissimi appassionati, che l’avevano valutato circa 450 mila euro.

Volete togliervi la soddisfazione di vedere esposti i vostri lavori nelle gallerie più importanti del mondo? Andate e appendeteli! Banksy ha dimostrato che non è così difficile come potrebbe sembrare. Un giorno si è introdotto al Met Museum di New York, e, in barba ai custodi, ha incollato alla parete un suo quadro “speciale”, l’ironico ritratto di una donna dell’Ottocento con indosso una maschera antigas. Lo stesso, con altre opere, è riuscito a fare in tutti i più grandi musei di New York, come si può vedere nel video qui sotto.

Chi ha scritto “NO WAR” sulla parete? Questa volta non l’artista ma un distinto generale in uniforme, che sembra colto in flagrante mentre, tenendo in mano la bomboletta spray, ha appena imbrattato il muro con scritte contro la guerra. Il quadro ha fatto la sua apparizione durante uno dei “blitz” di Banksy nei musei newyorkesi. È rimasto appeso per ben 5 giorni nel Brooklyn Museum accanto agli austeri ritratti di aristocratici del settecento anglosassone, prima che i guardiani finalmente se ne accorgessero e rimuovessero la tela. Adesso il quadro vale decine di migliaia di euro.

Passeggiando per le strade di Londra, vi potrebbe capitare di vedere questo graffito replicato in varie zone della città. In particolare, quello nella foto si trova accanto al Blackfriar Bridge. Sembra che tra i fan di Banksy sia diventato di moda anche come tatuaggio. Qui, come in altre opere, Banksy usa la tecnica dello stencil, che prevede l’uso di mascherine di cartone per dare forma al disegno. Lui stesso dichiara, parlando di come questa sperimentazione tecnica è cominciata, «Non ero bravo come graffitista a mano libera, ero troppo lento»

Vietato sporgersi troppo, per evitare brutte sorprese.
Sul muro esterno della “Sexual Health Clinic” di Bristol - una clinica per la cura delle patologie di tipo sessuale - una notte ha fatto la sua apparizione questo murale, per l’appunto a sfondo sessuale. Per l’occasione, il consiglio comunale ha chiesto agli abitanti del quartiere di votare per decidere se mantenere o cancellare dal muro l’immagine, temendo potesse risultare troppo scandaloso. Il murale è rimasto, a quanto pare ai cittadini è piaciuto.

Come si può ballare spensierati, ignorando un disastro ecologico appena avvenuto? Questo dipinto è la rielaborazione di un celebre quadro del pittore scozzese Jack Vettriano intitolato “The singing butler” (letteralmente “il maggiordomo che canta”). Solo che Banksy vi ha inserito un molto meno romantico bidone di scorie tossiche. La tela “rivisitata” si intitola “Crude oil”, termine che indica due cose: la tecnica a olio usata da Banksy e il petrolio greggio. Un’ambiguità semantica voluta, utile a far riflettere sul problema ambientale.

L’attacco alle icone “sacre” questa volta prende di mira la regina Vittoria (1819 - 1901), protagonista incontrastata della cultura anglosassone dell’ottocento e nota per i suoi costumi rigidi e moralisti. La regina, che rifiutò di far passare una legge a favore degli omosessuali affermando: «Lesbiche? Queste cose non esistono!» è qui invece provocatoriamente rappresentata in una posa inequivocabile.
Il quadro - realizzato nel 2003 – è stato recentemente acquistato dalla cantante Christina Aguilera per la bella cifra di 25.000 sterline, cioè quasi 40.000 euro.

Quante volte vi siete trovati un elefante in salotto? Forse non così raramente come si potrebbe pensare. Questo in particolare si chiama Tai, e anche se sembra finto è vivo e vegeto. È stato colorato con vernice rossa e dorata, in occasione della mostra Barely Legal di Los Angeles nel settembre 2006, per dimostrare che a volte ci sono problemi enormi come elefanti - come la povertà e l’ingiustizia - che spesso facciamo finta di non vedere. E durante l’evento di certo l’animale non è passato inosservato!

Londra, quartiere Soho: la vittima è un esemplare accartocciato della celeberrima cabina telefonica rossa della British Telecom. La poverina si è accasciata su se stessa dopo aver ricevuto una picconata nel fianco e perde sangue dalla ferita.
La “scultura” potrebbe sembrare una critica alla recente decisione di rimuovere le cabine rosse, nate in epoca coloniale. Probabilmente Banksy però, con questa opera d’arte, intende protestare contro la privatizzazione della compagnia telefonica nazionale.

Per Banksy fare arte vuol dire inserire un elemento fuori dal suo contesto, in un posto dove naturalmente non si dovrebbe trovare.
Dopo aver messo la mitragliatrice in mano alla Gioconda, aver fatto fare un gestaccio a un rispettabile lord o avergli spalmato una torta in testa, ecco un altro dei suoi ritratti. Un dipinto in stile ottocentesco di un dama che indossa uno stravagante accessorio: una maschera antigas. Sotto la maschera si intravedono gli occhi, probabilmente bellissimi, come suggerisce il titolo.

Dopo l’attacco alla regina Vittoria e alle sue presunte abitudini sessuali, anche il severo mondo della polizia viene rappresentato in modo insolito. Due tipici “bobbies” inglesi, con tanto di caschetto e manganello, sono colti in flagrante nel momento in cui si baciano con grande passione.
Anche questa autorevole categoria viene rappresentata con ironia, per ricordarci che si tratta di persone comuni con i loro vizi, difetti e orientamenti sessuali.

Lui si firma Banksy, ma il suo vero nome è Robert Banks. Ha 35 anni (si dice sia nato nel 1974) ed è originario di Yate, vicino a Bristol.
Le sue opere tappezzano i muri delle strade londinesi, ma si trovano anche nei grandi musei come il British Museum e il Tate Modern. C’è chi lo chiama terrorista dell’arte, per la violenza con cui attacca le icone “sacre” della cultura occidentale. Quello che è certo è che oggi le sue opere sono diventate famose in tutto il mondo e valgono decine di migliaia di euro.