Il mondo a Carnevale

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Paese che vai, carnevale che trovi: se la caratteristica principale di questa festa è divertirsi e travestirsi, è pur vero che ogni paese festeggia secondo usi e costumi del tutto propri. Nei paesi di tradizione cattolica è legato all'inizio della quaresima, ma altrove? Varrebbe la pena vederli tutti per scoprine i segreti e le stranezze. Ma se non ce la fate, vi proponiamo un viaggio tra i migliori e i più curiosi del mondo.

Carnevale metropolitano: un "gorilla" esce dal metrò di Mosca.
E nella vostra città com'è il carnevale... mandateci le foto che avete scattato in città o in altri luoghi durante il carnevale. Le più belle saranno pubblicate in questa galleria.

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Le sfilate dei carri erano già in uso anche tra i popoli pre cristiani e si chiamavano "carnavalis" cioè carri a forma di nave (da qui una delle possibili origini del termine). I carri, dedicati a Dionisio, dio dell'ebbrezza, venivano prima riempiti di vecchi oggetti e poi bruciati. Il rito era accompagnato da canti e balli e in questo modo si dava il benvenuto alla nuova stagione, la primavera. I preparativi per il Carnevale di Rio de Janeiro (nella foto) richiedono molto lavoro e durano un intero anno sia per i ballerini sia per gli artisti dei carri.

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Il successo del Carnevale di Rio si deve in gran parte alla popolarità della samba e la sfilata delle scuole di ballo rimane lo spettacolo più atteso. La scuola di samba non ha niente a che fare con le istituzioni scolastiche: è un'associazione di abitanti dello stesso quartiere che hanno in comune la passione per il ballo e che ogni anno si preparano per la sfilata con un tema diverso. In questo caso, i bambini vestiti da computer rappresentano il progresso del Brasile.
Ballare completamente nudi - anche durante il carnevale - è vietato, ma la regola viene spesso scavalcata ricoprendosi interamente il corpo di brillantini. Lo stratagemma ha il suo fascino con le ballerine... ma non funziona con gli uomini.

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Il mondo alla rovescia era lo slogan del carnevale romano, la festa dedicata a Saturno, dio agricolo dell'abbondanza, celebrata tra la semina e la raccolta. Durante i Saturnalia si esprimeva la rivolta verso il potere e tutto era permesso: gli schiavi potevano insultare e perfino percuotere i padroni; le case erano aperte e tutti potevano entrare a mangiare e bere; le mogli e le prostitute andavano a spasso insieme per le vie delle città; si stava a tavola ore e venivano organizzate orgie, spesso con maschere tratte dal teatro greco.
A fianco un indio boliviano travestito da schiavo africano.

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Il martedì grasso è l'ultimo giorno di carnevale ed è festeggiato nel mondo nei modi più disparati. Nella campagna della Louisiana (USA) viene messo in scena una rappresentazione tradizionale che affonda le sue radici in tradizioni del passato, il Grand Marais Mardi Gras.
Uomini vestiti con sacchi di tela e la faccia dipinta (soprattutto di nero) girano in gruppo per le case cantando e chiedendo ospitalità. Ogni tanto qualcuno del gruppo viene accusato di qualche misfatto (come non avere indossato il cappello!) e per questo viene frustato (veramente). Il "colpevole" è costretto a sopportare finché qualcuno del gruppo non decide di aiutarlo, ricevendo al suo posto le scudisciate. Per tutti è considerato un momento unico per dimostrare il proprio coraggio.

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Il carattere trasgressivo del carnevale degli antichi romani si è conservato anche col Cristianesimo. Per un certo periodo è esistita, per esempio, l'usanza di portare in sacrestia un asino vestito da prete, o far dire Messa a un bambino vestito da vescovo mentre i "fedeli" si scatenavano in balli e canti sfrenati che spesso finivano in orgie. Per questo motivo, molti vescovi furono costretti a proibire le riunioni in chiesa. La degenerazione poteva portare anche ad approfittare dell'occasione della festa... per "fare la festa" agli avversari politici, come avvenne nel 1580 a Romans in Francia. Nella foto un mimo durante il Mardi Gras (martedì grasso) di New Orleans, nel quale tutti si vestono con i colori ufficiali della festa, il porpora il verde e l'oro e indossano lunghe file di perline colorate.

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Fino alla prima metà dell'800, nell'isola caraibica di Trinidad era proibita qualsiasi forma di festeggiamento per gli schiavi deportati dall'Africa. Quando la schiavitù fu abolita, gli afro-caraibici scesero in strada a ballare e cantare secondo le proprie antiche tradizioni e cominciarono a sbeffeggiare i loro ex padroni. Da qui è nata l'usanza, che ancora oggi esiste, di travestirsi da "bianchi" cospargendosi il corpo con oli, fango e tinta bianca. Gli immigrati caraibici hanno dato origine in seguito al Carnevale di Notting Hill che si svolge a Londra alla fine di agosto e dove diverse tradizioni si uniscono in una grande e colorata festa.

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Fin dall'antichità, il massimo della libertà durante le feste era mangiare in modo eccessivo. L'usanza si è raffinata col Cristianesimo, quando si è cominciato a festeggiare il carnevale prima della quaresima. In alcuni dei 40 giorni di digiuno e penitenza che precedono la Pasqua, la Chiesa impone di astenersi dalle carni (in latino "carnem levare", togliere la carne da cui carnevale). E i fedeli ne approfittavano prima. Durante le parate il cibo veniva addirittura lanciato dalle finestre. Si trattava soprattutto di dolciumi e semi di coriandolo ricoperti di zucchero che sono gli antenati degli odierni coriandoli di carta colorata.
Durante la tradizionale Battaglia dei fiori di Carnevale a Nizza (nella foto), oltre ai coriandoli vengono lanciati anche fiori.

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Anche gli animali hanno diritto alla loro riscossa a carnevale. Così una volta alcuni si travestivano da buoi e frustavano i contadini ai quali spettava, per una volta, di trainare l'aratro. In altri luoghi, invece, "cervi" e "lepri" facevano il funerale al cacciatore. Tuttora a Oruru in Bolivia, durante la sfilata di carnevale chiamata Diablada, viene simulata una corrida che si prende gioco dei conquistadores spagnoli: alcuni uomini vestiti da tori si scontrano con altri che impersonano i toreri e nella lotta l'animale ha sempre la meglio.
Nella foto, alcuni "gatti" spaventano un cane affacciato alla finestra, durante il festival dei gatti che si tiene ogni anno a maggio a Ypres in Belgio.

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Nel carnevale si esprimono da sempre i due grandi tabù dell'umanità: il sesso e la morte. Vestirsi da scheletri e fantasmi, da anime inquiete e non da spiriti buoni secondo la tradizione, servirebbe ad allontanare gli spiriti maligni. Per gli psicologi mani mozzate, sangue finto e teschi sarebbero un modo per esorcizzare la paura della morte, mentre la larga diffusione del macabro tra i più giovani si spiegherebbe con la rappresentazione di un disagio sociale tipico della condizione indefinita, come un corpo "mozzato", dell'adolescenza.
"Mummie" al bar sorseggiano birra… Riusciranno a tenere lontano gli spiriti cattivi?

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Dopo giorni di festeggiamenti e processioni che si svolgono a ritmo dei tamburi e ballando la conga (tradizionale danza africana con influenze spagnole) il carnevale dell'Avana, viene chiuso da una sfilata di carri che ospitano i pazienti dell'ospedale psichiatrico della città. Ogni anno volontari e operatori organizzano una grande festa per i loro circa 3.000 pazienti, che vivono dentro e fuori la clinica. La tradizione del carnevale a Cuba è molto antica e il più famoso dell'isola si svolge in estate, a luglio a Santiago.

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"Le maschere non girino di notte" così recitava una delle prime leggi sul carnevale a Venezia nel Medioevo. Molte altre leggi seguirono dopo, nel tentativo di mettere un freno alla trasgressione e agli illeciti compiuti grazie al travestimento, come l'assalto ai pulpiti in preparazione per le predicazioni della Quaresima. Controllare le marachelle dei veneziani in maschera non era compito facile anche perché in alcune epoche nella città lagunare il carnevale durava quasi due mesi (iniziava il giorno dopo Natale) ed era permesso travestirsi anche in altre occasioni: per l'apertura dei teatri, per le feste private e per alcune cerimonie.
Nella foto una maschera veneziana ritratta da Nazarena, una lettrice di Focus.it.

"Le maschere non girino di notte" così recitava una delle prime leggi sul carnevale a Venezia nel Medioevo. Molte altre leggi seguirono dopo, nel tentativo di mettere un freno alla trasgressione e agli illeciti compiuti grazie al travestimento, come l'assalto ai pulpiti in preparazione per le predicazioni della Quaresima. Controllare le marachelle dei veneziani in maschera non era compito facile anche perché in alcune epoche nella città lagunare il carnevale durava quasi due mesi (iniziava il giorno dopo Natale) ed era permesso travestirsi anche in altre occasioni: per l'apertura dei teatri, per le feste private e per alcune cerimonie.
Nella foto una maschera veneziana ritratta da Nazarena, una lettrice di Focus.it.