Il monaco-robot che predica il Buddismo

Dispensa aforismi e risponde alle domande, anche con una certa dose di umorismo: l'evoluzione spirituale, adesso, è artificiale.

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Il robot Xian'er, tablet in mano, appare all'ingresso del tempio dietro a vapori d'incenso. Nel dialetto di Beijing (Pechino) la desinenza "er" equivale a "sciocco, stupido", parole che tuttavia in quella lingua manifestano affetto.|Kim Kyung Hoon / Reuters

Può intrattenere conversazioni elementari, dare consigli, recitare preghiere: è Xian’er, il monaco-robot buddista creato da un gruppo di ingegneri di università e aziende tecnologiche cinesi su richiesta di un tempio buddista appena fuori Pechino, il tempio di Longquan.

 

Prima di “incarnarsi” in un robot, Xian’er era un personaggio disegnato, inventato da uno dei monaci del tempio, il maestro Xian Fan. Era già apparso in libri e fumetti che hanno avuto un certo successo in Cina e che saranno probabilmente tradotti in inglese, mentre in versione robotica i suoi creatori non prevedono di metterlo in vendita. «Non lo facciamo per guadagnarci, ma solo perché vogliamo usare metodi più moderni per diffondere gli insegnamenti buddisti», ha dichiarato Xian Fan a un giornale di Pechino.

 

Saggezza su appuntamento. Il robot, alto sessanta centimetri, può rispondere alle domande dei visitatori del tempio ma non è sempre a disposizione di visitatori e curiosi, che ormai accorrono numerosi. Il New York Times riporta per esempio che a un gruppo di persone è stato negato l’incontro in quanto Xian’er si stava “ricaricando” in vista della visita, quello stesso giorno, di una delegazione di funzionari del governo.

 

 

Per ora il repertorio delle risposte e degli insegnamenti è limitato, ma i ricercatori stanno lavorando a una versione aggiornata per renderlo "più intelligente e saggio", benché le sue performance siano già notevoli. Per esempio, a un visitatore che ha chiesto “chi sono i tuoi genitori?” Xian’er ha risposto “ridicolo, come fanno i robot ad avere genitori?”. A un altro che gli si è rivolto affermando “non sono felice”, ha ribattuto “se non sei felice, che cosa mai ci possono fare gli altri?”. Mentre alla giornalista del New York Times che via chat ha domandato se “potrebbe esserci un’altra rivoluzione culturale in Cina” ha risposto “aspetta, devo chiederlo al mio maestro”. Niente affatto stupido, dopo tutto.

 

04 Maggio 2016 | Chiara Palmerini