Dove osano i bambini

In alcuni Paesi ci sono enormi discariche abitate da migliaia di persone che si guadagnano da vivere frugando nella spazzatura. Spesso i "cercatori" sono i bambini, in questa gallery fotografati nei loro giochi tra fumi tossici e immondizia. È più sorprendente vedere dove vivono o vederli giocare persino dove vivono?
 
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Fa più male a vedere dove vivono o a vederli sorridere persino dove vivono? Persino in una discarica strapiena di immondizia di ogni tipo, tra odori nauseabondi ed esalazioni tossiche, persino in luoghi come questi ci sono bimbi che ridono e giocano come fossero al parco giochi sotto casa. Come i due piccoli afgani della foto, che giocano con le bottiglie di plastica sopra una pozza di acqua inquinata dal percolato vicino a Kabul, in Afghanistan.
 


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Non è un gioco quello della sopravvivenza, ma anche in mezzo a una immensa discarica di immondizia questo bambino trova la voglia di saltare e giocare.
 
Vicino al porto di Manila, nelle Filippine, sorge Tondo, una gigantesca bidonville, una sorta di città nata sui rifiuti di una delle più grandi discariche a cielo aperto del mondo intero, la Smoky Mountain, ovvero la montagna che fuma, così chiamata per via dei vapori che si sollevano dai rifiuti. Su questa montagna di immondizia dal fetore nauseabondo vivono oltre un milione di persone in baracche fatte con materiali di recupero, senza acqua né fognature né elettricità. Per queste persone la discarica è l'unica fonte di sopravvivenza possibile: è qui infatti che trovano quel poco che serve loro per vivere, ravanando tra l'immondizia scaricata ogni giorno da centinaia di camion, alla ricerca di metalli e plastica, i rifiuti più redditizi, e di carta, cartone, vetro e lattine.
 
I diversi materiali vengono separati e raccolti in sacchi che sono poi portati a spalla "giù", ai villaggi: è la materia prima che va ad alimentare la catena di compratori e rivenditori che inizia dai piccoli scavenger, i bimbi-scavatori, e prosegue in una vera e propria industria.
 


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L'unico commento possibile per questa immagine è il racconto crudo del fatto: il ragazzo è uno dei tanti che nuotano nelle acque inquinate del fiume indiano Yamuna per raccogliere le offerte lanciate dai fedeli. C'è però, in questo caso, una "curiosità" da aggiungere: lo scatto è datato 5 giugno (era il 2010), ossia la giornata che buona parte del mondo dedica all'ambiente (vedi la Giornata Mondiale dell'Ambiente su Focus.it).
 
L'avvelenamento delle acque è uno problemi più seri che affligge la maggioranza povera della popolazione indiana che, in molti casi, ancora oggi, non ha accesso all'acqua potabile. La mancanza di un sistema fognario in gran parte del Paese e la totale assenza di leggi che proibiscano alle aziende di scaricare i loro rifiuti nel più vicino corso d'acqua fa sì che ogni ruscello, lago o fiume sia una discarica di liquami a cielo aperto.
 
Una delle situazioni più critiche riguarda il Gange, il grande fiume sacro agli induisti: secondo il Ministero indiano per l'ambiente ogni giorno vi finiscono dentro quasi 3 miliardi di litri di acque reflue, di cui poco meno di un terzo trattate dai depuratori. In più, le grandi dighe idroelettriche costruite lungo il suo corso favoriscono la crescita di organismi vegetali (eutrofizzazione) mutando definitivamente l'ecosistema del fiume.
 


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In un mondo capovolto anche questa bambina che si dondola su un'altalena appesa a un ponte avrebbe una casa, del cibo, servizi igienici, una scuola dove andare, un medico per curarla quando si ammala. Ma quando si vive in una baraccopoli di Kathmandu tutto questo è solo un sogno.

I bambini che vivono nelle baraccopoli e nelle strade in Nepal sono in costante aumento e rappresentano un serio problema per quello che è uno dei Paesi più poveri del mondo.

Per saltare da un muro di immondizia ci vuole coraggio, soprattutto quando al di sotto scorre un rivolo di liquido tossico (il percolato). I bambini della foto vivono in una baraccopoli nell'area di Ghazipur, nella zona orientale della capitale indiana New Delhi. Hanno solo 11 anni ma sono già esperti raccoglitori di rifiuti in questa immensa discarica a cielo aperto (a pochi chilometri dal maestoso tempio di Akshardham), dov'è operativo anche un centro di recupero e riciclaggio.
 
La povertà a New Delhi affligge circa la metà dei suoi 15 milioni di abitanti.
 


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Una bimba gioca con il suo fratellino tra i rifiuti nella discarica di Danyingtone, alla periferia di Yangon (Rangoon), in Birmania (Myanmar).
 
In Birmania è in corso un conflitto armato e a farne le spese sono in primo luogo i bambini, vittime di violenze, uccisioni, decapitazioni, stupri, mine anti-uomo, resi orfani e profughi da quella che è considerata la più lunga guerra civile del mondo. In questo clima, anche una discarica può rappresentare un luogo sicuro.
 


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I bambini, si sa, giocano con poco, ma in questo caso il poco che hanno è anche pericoloso. Saltare e tuffarsi può essere molto divertente, ma le montagne bianche che nell'immaginazione di questa bimba chissà in quale meraviglioso mondo si sono trasformate, sono prodotti di scarto di una conceria e presto diventeranno mangime per polli.
 
Siamo a Dhaka, la capitale del Bangladesh, in una baraccopoli a Hazaribagh: è qui che nasce la pelletteria di lusso venduta in tutto il mondo, esponendo i lavoratori - bambini compresi - alle pericolose sostanze chimiche utilizzate in processi produttivi tossici svolti senza alcuna precauzione.
 
Nessuna delle concerie di questo tristemente famoso e inquinato quartiere tratta in alcun modo le acque reflue, che contengono residui di carne, acido solforico, cromo e piombo: sono lasciate fluire in canali di scolo aperti e finiscono poi nel fiume principale della città, il Buriganga.
 


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La colazione è importante. Soprattutto quando potrebbe essere l'unico pasto della giornata, come sembra sapere questo piccolo, che la gusta senza fretta accomodato su un divano logoro nel mezzo della discarica di Tondo, nelle Filippine. Qui migliaia di persone si guadagnano da vivere raccogliendo i rifiuti che poi rivendono.
 


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Anche un filo e una scatola vecchia possono trasformarsi in un bel gioco per un bambino haitiano che nella sua vita non ha visto altro che terremoti, uragani, povertà, malattie... Quando in un pomeriggio del 2010 la terra ha tremato tanto da rovesciare le case come fossero castelli di carte, uccidendo 250.000 persone e lasciandone altri 2,3 milioni senzatetto, sembrava che l'apocalisse fosse giunta in quest'isola caraibica.

A distanza di 3 anni la situazione sembra ancora peggiore: gli aiuti promessi faticano ad arrivare, mentre 350.000 persone vivono ancora nei 496 campi distribuiti in tutto il Paese senza servizi igienici, acqua e raccolta dei rifiuti, situazione questa che ha contribuito alla diffusione di malattie infettive come il colera.

Con una "banca" improvvisata di polistirolo un bambino filippino affronta le gigantesche onde che si infrangono durante l'alta marea nella baia di Manila. Le bancas sono le imbarcazioni tradizionali utilizzate nelle isole Flippine; dal design molto semplice, uno scafo con due stabilizzatori ai lati, vengono costruite con materiali di recupero.
 


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Alcuni bambini giocano con la schiuma di un fiume inquinato di Jakarta. Secondo recenti studi, il 71% delle acque fluviali della capitale indonesiana risulta fortemente inquinato a causa degli scarichi industriali e domestici.
 


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Un'altalena improvvisata, appesa a un palo: non ci sarebbe niente di pericoloso se non fosse all'interno di una discarica dislocata lungo la ferrovia di Mumbai, in India, tra percolato ed esalazioni tossiche.
 


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Il sogno di ogni bambino è una casetta tutta sua, che sia sull'albero o in giardino. Non fanno eccezione i piccoli abitanti della discarica di Tondo (Manila), che accontentandosi dei materiali di scarto a loro disposizione ne hanno costruita una in cui giocare.

Tondo è un quartiere della capitale filippina noto per essere uno dei luoghi più poveri del Paese: qui sorge una gigantesca discarica a cielo aperto contenente oltre 2 milioni di tonnellate di rifiuti di tutti i tipi e in cui vivono decine di migliaia di famiglie, le più povere tra i poveri.

Anche una montagna di pneumatici usati può diventare un'affascinante mondo immaginario in cui vivere fantastiche avventure, come accade in questo deposito a Dhaka, in Bangladesh.
 


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