Hijab, niqab e burka: le differenze tra i veli delle donne musulmane

Rispettati, banditi, detestati, ma molto poco conosciuti: i centimetri di stoffa che ricoprono il capo, il corpo e talvolta il volto delle donne musulmane non sono tutti uguali. Guida essenziale alle loro diverse sfumature culturali, geografiche e religiose.

Per alcuni è un simbolo forte di identità religiosa e culturale; per altri una forma di modestia e protezione, per altri ancora, la quintessenza della sudditanza femminile. Ma il velo che spesso avvolge le donne di fede musulmana non è sempre uguale. Il modo in cui si porta, la sua foggia e le parti che copre cambiano moltissimo di paese in paese. Ecco una guida scientifica, con tanto di glossario, per imparare a distinguerne forma e significato. La differenza che passa dal guardarlo con sincera curiosità etnografica, e fissarlo con sospetto. Quando qualcuno dice "velo", si può intendere...

Hijab. Nei paesi occidentali è diventato un termine generico per indicare la copertura del capo. Nel Corano, l'hijab non è solo un capo di abbigliamento, ma anche un termine che indica qualcosa che separa e garantisce privacy, come una tenda. Dal punto di vista pratico, questa parola indica una sorta di sciarpa di vari stili e colori, che copre la testa e il collo, ma lascia il viso scoperto. È il velo più diffuso tra le donne musulmane che vivono in Europa.

Niqab. È un velo che copre il capo e il volto lasciando una striscia libera per gli occhi. Spesso usato insieme a una sciarpa per il capo e a un'ampia veste per il resto del corpo, è il tipo di abbigliamento più diffuso, in pubblico, tra le donne dell'Arabia Saudita. Sul retro si allunga fino a coprire i capelli, sul davanti arriva a nascondere completamente il petto. In Nord Africa se ne porta una versione "a metà", spesso legata o tenuta a mano, e con un diverso tipo di tessuto dagli occhi in giù.
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Burqa. Il più integrale dei veli islamici copre l'intero corpo, dalla testa a piedi, compresi gli occhi, schermati da una struttura di stoffa fatta "a griglia". Si indossa soprattutto in Afghanistan, dove fu imposto dai talebani, ed un'interpretazione assoluta che affonda le radici in motivi di ordine culturale e sociale: nel Corano non si menziona l'obbligo del Burqa. A Kabul, la maggior parte dei burqa è blu, mentre in altre parti dell'Afghanistan e del Pakistan se ne trovano di verdi, marroni o bianchi.
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Chador. In Iran, questi semicerchi di tessuto si indossano da secoli: passano sopra alla testa e avvolgono tutto il corpo, ma sono generalmente tenuti chiusi con la mano, come se fossero scialli o mantelli. Si usano fuori casa e sono in genere di colore nero.
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Jilbab. Il termine menzionato nel Corano si riferisce al generico atto di coprirsi e non a un indumento specifico. In Indonesia, il jilbab si riferisce a un tipo di abbigliamento castigato che copra dalla testa ai piedi, più spesso a una sciarpa per il capo come quella nella foto. Ma in altri paesi, come in Nord Africa o nella Penisola Araba, il jilbab è una tunica da indossare con il niqab o l'hijab.

Abaya. Diffuso in Arabia Saudita, Penisola Araba e in alcune parti del Nord Africa, questo tipo di abbigliamento prevede abiti larghi, non aderenti e in genere neri, come caftani, che lascino scoperti solo piedi, mani e volto. Si indossa in combinazione con il niqab o l'hijab.

Al-Amira. Questo velo in due pezzi prevede una stretta e aderente cuffia, in cotone o poliestere, nello stesso colore (come nella foto) o di un diverso modello, più uno scialle a forma di tubo attorno alla testa.

Shayla. È una lunga sciarpa rettangolare, popolare nella regione del Golfo. La si indossa attorno al capo fissandola a livello delle spalle, o poco al di sopra.

Khimar. Insieme a hijab e jilbab, è il terzo termine menzionato nel Corano. Si riferisce a qualunque indumento che promuova il pudore, proteggendo la donna dagli sguardi di sconosciuti. In termini pratici è un lungo velo che ricopre capelli, collo e spalle, e arriva fino a poco sopra al girovita. Viene indossato per lo più in Medio Oriente in diversi colori.

Paese che vai, velo che trovi. Non tutte le donne che indossano il velo sono costrette a farlo. Questo è particolarmente vero in Paesi occidentali come il Regno Unito, dove molte donne vestono l'hijab con uno stile moderno. E anche lo stesso capo, come si vede nel grafico, può assumere fogge molto diverse. Inoltre, nonostante le polemiche che ci sono state, la moda islamica vende parecchio, tanto che marchi come H&M e Dolce & Gabbana propongono articoli di moda islamica.

Ripassone finale. Abbiamo infine raccolto in un'unica immagine tutti gli indumenti che vi abbiamo raccontato.

Per alcuni è un simbolo forte di identità religiosa e culturale; per altri una forma di modestia e protezione, per altri ancora, la quintessenza della sudditanza femminile. Ma il velo che spesso avvolge le donne di fede musulmana non è sempre uguale. Il modo in cui si porta, la sua foggia e le parti che copre cambiano moltissimo di paese in paese. Ecco una guida scientifica, con tanto di glossario, per imparare a distinguerne forma e significato. La differenza che passa dal guardarlo con sincera curiosità etnografica, e fissarlo con sospetto. Quando qualcuno dice "velo", si può intendere...