Curiosità

Gli “ornitotteri” di Dune sarebbero davvero in grado di volare?

I velivoli con le ali da libellula del film di fantascienza Dune volano grazie agli effetti speciali. Ma sarebbe possibile realizzare un vero e proprio ornitottero?

Spesso la tecnologia prende spunto dalla natura e, quando lo fa, a volte si rivela anche più efficace. Non è questo il caso degli "ornitotteri", un avanzatissimo tipo di velivolo che si libra in volo imitando il battito d'ali di una libellula, ma che riesce a farlo solo grazie agli effetti speciali del cinema, in questo caso di quelli sorprendenti, realizzati dal team CGI diretto da Paul Lambert per il film Dune – Parte due, nelle sale da inizio marzo.

 

Miracoli digitali. Due di questi scenografici cugini degli elicotteri, sono stati progettati e costruiti veramente dalle maestranze del film in questione, ma le ali sono state aggiunte tramite computer-grafica e il loro movimento è stato ottenuto con braccia meccaniche, fatte poi sparire in post-produzione. Ma è solo difficile, oppure è del tutto impossibile realizzare un vero e proprio ornitottero?

In passato c'è chi ci ha provato. Il primo a occuparsi della materia fu addirittura Leonardo Da Vinci, a cui si deve, tra l'altro, il nome di questi avveniristici mezzi di trasporto. Il congegno disegnato dal genio toscano era progettato per sfruttare la forza umana e le ali non erano altro che un prolungamento degli arti del pilota, ma forse – se costruito – sarebbe riuscito a sollevarsi per qualche metro appena. Studi successivi, dovuti all'aviatore inglese Edward Purkis Frost e all'inventore tedesco Alexander Lippisch, risalgono all'inizio del XX secolo, ma per trovare analogie con il mezzo volante di Dune bisogna balzare direttamente al 1937.

Fu l'ingegnere francese René Riout, infatti, a realizzare in quell'anno il prototipo Riout 102T Alérion, un mezzo simile a un piccolo aereo da turismo ma con due ali metalliche a V che avrebbero dovuto farlo sollevare verticalmente con il loro battito. Purtroppo il velivolo non passò i test in galleria del vento e nessun investitore fu interessato a sviluppare un mezzo che sarebbe stato ben più dispendioso da produrre rispetto ai già esistenti e sufficientemente affidabili elicotteri. In realtà, rispetto a questi ultimi, un ornitottero funzionante risulterebbe, sulla carta, più dinamico e manovrabile, soprattutto in condizioni di vento forte, ma sarebbe incredibilmente complesso da realizzare anche utilizzando le tecnologie più avanzate, figuriamoci con quella di quasi un secolo fa.

Questione di fisica. Per sollevarsi in volo, gli elicotteri contrappongono alla forza di gravità la spinta pressoché costante generata sull'aria dalla rotazione delle pale.

In un ornitottero, invece il movimento su e giù delle ali risulterebbe discontinuo e dovrebbe essere rapidissimo per raggiungere la portanza necessaria. Sarebbe inoltre molto complesso studiare l'aerodinamica delle parti in movimento a una tale velocità, senza considerare che, per realizzarle, servirebbe un materiale che probabilmente ancora non esiste, tanto robusto quanto flessibile e leggero. Ma anche riuscendo a trovare una lega idonea, questa sarebbe sottoposta a un enorme stress meccanico, con imprevedibili conseguenze sulla sicurezza. 

 

Ciò che è possibile fare, invece, è realizzare dei piccoli ornitotteri-robot in miniatura che resistano a sollecitazioni ben minori, come i RoboBee costruiti da un team dell'Università di Harvard. Per vedere un mezzo di trasporto simile a quello con il quale nel film ci si muove sul pianeta Arrakis, occorrerà, insomma, attendere ancora un bel po' di tempo.

17 marzo 2024 Simone Valtieri
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