Che film è? Il cult in versione minimal

Una carrellata di alcuni dei film più famosi in versione minimalista. È l'opera del graphic designer Michal Krasnopolski che introduce la cinematografia nel regno della grafica minimalista: dai la tua interpretazione ai disegni e confrontala con le nostre didascalie. Che cosa pensi delle astrazioni minimaliste come Philographics: la filosofia all'osso, Il bigino illustrato della scienza e L'abbecedario per genitori nerd?

Cosa penserebbe Kazimir Malevi?, il creatore della prima vera opera minimalista europea (Il Quadrato Nero, 1915), di fronte ai disegni dei graphic designer dei giorni nostri? Difficile a dirsi, anche perché se volesse farsi un'idea di quello che è stato prodotto negli ultimi dieci anni dovrebbe sfogliare centinaia e centinaia di poster, dai più ingegnosi e pregni di significato, ai più vuoti e banali.

Si troverebbe a guardare anche quelli del polacco Michal Krasnopolski, classe 1980, che ha voluto sbizzarrirsi per ridisegnare le locandine di alcuni dei film più celebri all'interno di uno schema geometrico (vedi il poster qui sopra).

L'art director e graphic designer spiega così la sua simpatica trovata: «ho avuto l'idea di creare una serie modernista e minimalista per cinefili, basandomi su un reticolo molto semplice: un cerchio e due diagonali inscritte in un quadrato».

Questo cerchio diviso a metà rappresenta la Morte Nera, la stazione spaziale dell'Impero Galattico che compare nella saga di Guerre Stellari.

«Mi ha sorpreso quanti poster ho potuto creare. Le possibilità sono teoricamente illimitate» ha dichiarato Michal Krasnopolski.

Non sono fuochi d'artificio, ma la rappresentazione semplificata del viaggio nell'iperspazio, più veloce della luce. Dov'è finito tutto il resto del film? Anche questo è il "lato oscuro" del minimalismo.

Due spade laser incrociate. Più semplice di così!

Michal Krasnopolski vive a Varsavia. Si è laureato all'Accademia Belle Arti di Lodz. Lavora nella pubblicità dal 2002 ed è vincitore dei premi pubblicitari polacchi Zlote Orly (2008, 2009) e Kreatura (2008).

Una linea rossa che sfuma su uno sfondo blu. Ecco Superman, il supereroe per eccellenza, che sfreccia nel cielo.

Il testo in fondo a ogni poster cita il regista e gli attori principali, alla maniera delle vere locandine dei film.

Il famoso film a episodi di Woody Allen è raffigurato attraverso la stilizzazione di un rapporto sessuale.

Krasnopolski ha dichiarato che potrebbe continuare a produrre locandine di questo tipo, ma si è reso conto che alcune idee cominciavano a diventare ridondanti.

Una linea bianca su sfondo rosso. Michal Krasnopolski ha scelto la striscia di eroina presa da Uma Thurman per disegnare la locandina di Pulp Fiction.

Come illustrare il giro del mondo? Sembra facile, ma un cerchio di per sé non dà l'idea di movimento. È bastato sfumarlo!

Ecco il sonar utilizzato nel sottomarino del film di spionaggio con l'affascinante Sean Connery.

L'autore ha voluto giocare facile qui: un anello è quello che ci vuole per rappresentare questo film.

Due linee separate simulano le due torri del film.

Una corona dorata composta da cinque linee e il gioco è fatto: ecco il ritorno del re.

Il film sulla guerra in Iraq presentato nel 2010 alla Mostra di Venezia e vincitore di 6 premi Oscar è riassunto nell'esplosione di una bomba, creata con otto linee.

Il film di Steven Spielberg del 1987 diventa un cerchio rosso che tocca una linea gialla: è il sole al tramonto.

La mente di Michal Krasnopolski riesce a racchiudere il musical dei musical con Gene Kelly e Debbie Reynolds in due linee, che formano un ombrello.

Non poteva mancare un omaggio al regista di origini polacche Roman Pola?ski. Utilizzando tre quarti di un cerchio e qualche linea l'autore riesce a simulare una culla, quella del figlio di Rosemary.

Eccoci ancora alle prese con Woody Allen. Questa volta il regista si concentra sul titolo, più che sul contenuto: un orologio che segna la mezzanotte.

Un poster meno semplice da decifrare. Rappresenta il film di Alfred Hitchcock in cui il protagonista, interpretato da Cary Grant, viene inseguito e perseguitato a causa di uno scambio di identità. Nell'immagine, l'autore cerca di sintetizzare la scena cruciale del suo inseguimento da parte di un aeroplano.

Un amico, credendo che il reticolo disegnato da Krasnopolski fosse troppo rigido, l'ha sfidato a creare il poster per «La carica dei 101». Sfida raccolta e vinta, no?

La pinna a fior d'acqua diventa un triangolo rettangolo su una linea. Poco originale, ma comunque efficace.

La locandina originale di Full Metal Jacket è un elmetto da soldato. Krasnopolski la riproduce in maniera più geometrica ma fedele.

L'inquietantissimo film di David Lynch è riassunto in tre linee sfumate, a rappresentare una strada nella notte. Anche in questo caso l'autore non si discosta dalla locandina originale, che è una fotografia mossa delle linee che delimitano una carreggiata nel buio.

Cosa penserebbe Kazimir Malevi?, il creatore della prima vera opera minimalista europea (Il Quadrato Nero, 1915), di fronte ai disegni dei graphic designer dei giorni nostri? Difficile a dirsi, anche perché se volesse farsi un'idea di quello che è stato prodotto negli ultimi dieci anni dovrebbe sfogliare centinaia e centinaia di poster, dai più ingegnosi e pregni di significato, ai più vuoti e banali.

Si troverebbe a guardare anche quelli del polacco Michal Krasnopolski, classe 1980, che ha voluto sbizzarrirsi per ridisegnare le locandine di alcuni dei film più celebri all'interno di uno schema geometrico (vedi il poster qui sopra).

L'art director e graphic designer spiega così la sua simpatica trovata: «ho avuto l'idea di creare una serie modernista e minimalista per cinefili, basandomi su un reticolo molto semplice: un cerchio e due diagonali inscritte in un quadrato».