Generali con i capelli tinti, sovrani con i tacchi e regine con velieri in testa: le bizzarrie più originali dei potenti per sembrare ancora più grandi.

Se ancora vi stupite dei comportamenti eccentrici di star dello spettacolo e della politica, sappiate che ci sono precedenti illustri: nella Storia, sono stati tanti i personaggi famosi che, a ragione o a torto, avevano di sé una considerazione così alta... da rasentare il ridicolo. Come Maria Antonietta, regina di Francia, che si presentò a un ballo con un veliero in testa, o come il Re Sole che passeggiava con i tacchi ed espletava le sue funzioni fisiologiche solo in compagnia. Ecco chi sono e cosa facevano i più narcisi della Storia.

Profumi, incenso e mirra: con queste insolite lozioni gli antichi Greci amavano trattare le loro chiome corvine. Alessandro Magno, ritratto nel busto, era solito usare fiori di zafferano ed acqua di potassio.

L'ossigenato. Il re macedone Alessandro Magno (356-323 a.C.) fu un campione indiscusso di strategia militare: col suo esercito giunse in India, Pakistan e Afganistan. Ma non sarebbe mai sceso in battaglia spettinato. Tingeva regolarmente di biondo la sua chioma utilizzando un mix di fiori di zafferano e acqua di potassio. Proprio nella Grecia antica d'altronde sono nati i primi negozi di parrucchieri, che in breve divennero punti di incontro maschili per scambiare confidenze e condividere opinioni politiche e filosofiche. Oltre alle creme, tra gli unguenti diffusi, c'erano la cera d'api e l'olio di oliva.

Ad Alessandro Magno si ispirò poi Giulio Cesare (I secolo a.C.) che, lungi dal tingersi i capelli, si teneva stretti i pochi che aveva: per fare fronte all'incipiente calvizie che lo affliggeva le provò tutte, dal "riporto" alla corona di alloro in testa.

Anche Cesare curava molto viso e corpo. Oltre ad avere un piercing sul capezzolo (ipotesi non confermata da tutti gli storici) si sottoponeva a trattamenti di bellezza imbarazzanti persino per l'epoca, come la depilazione, e teneva molto all'abbigliamento, che studiava nei dettagli. Tutto questo ce lo ha raccontato Svetonio (I-II sec.), lo storico più pettegolo di Roma, a cui dobbiamo la "smitizzazione" di molti personaggi di allora.

Cesare inoltre odiava che si parlasse di lui a sproposito e mise in atto una macchina di propaganda degna dei grandi regimi: durante le sue spedizioni (in Gallia, Spagna, Africa e Medioriente) incaricò i suoi luogotenenti di raccontare le sue imprese e diede il permesso a un solo scultore in tutta la Repubblica di riprodurre la sua effige su statue e monete.

Federico di Montefeltro immortalato da Piero della Francesca. Il duca di Urbino si fece “limare” il naso.

Ritoccati e sciroccati. Se ci fate caso, in tutti i dipinti – molti del maestro del Rinascimento Piero della Francesca – Federico II di Montefeltro (1422-1482), duca di Urbino, è ritratto di profilo, il sinistro. La ragione è semplice e non risponde a esigenze artistiche: durante una giostra a cavallo il duca fu infatti reso orbo da un occhio. I quadri dovevano quindi riprodurre il suo "lato buono".

 Per rimediare alla perdita, Federico si dice anche che abbia fatto una delle prime ricostruzioni "plastiche" della storia: si fece "limare" il naso per avere una visione più ampia, come se avesse ancora l'altro occhio. Escamotage utile soprattutto in battaglia.

François Clouet, Dama al bagno (circa 1571). Si pensa che la modella ritratta possa essere Diana di Poitiers © Wikimedia

Negli stessi anni la duchessa Diana de Poitiers (1499-1566) sperimentava le gioie - si fa per dire - di un botox ante litteram. L'amante del duca d'Orleans, il futuro Enrico II di Francia, per rincorrere il mito dell'eterna giovinezza accettò infatti di bere infusi d'oro e mercurio, assecondando i consigli degli alchimisti del tempo.

Davvero non ne aveva bisogno: era celebre per la sua bellezza, com'è testimoniato anche dai ritratti, e sulla forma del suo seno si dice che venne modellata la prima coppa per champagne.

Eppure, com'è ovvio, la duchessa finì per intossicarsi: nel 2009 una équipe guidata dal genetista Bertrand Ludes analizzò le sue spoglie e ipotizzò che la causa della morte, a 67 anni anni, fosse l'avvelenamento da oro.

“Darei dieci anni della mia vita per poter stare seduto di fronte a quest’opera per dieci giorni solo con una crosta di pane raffermo”. A dirlo fu il pittore olandese Van Gogh, riferendosi a uno degli ultimi dipinti di Rembrandt.

Il Re dei selfie. Mentre l'Olanda nel Seicento conosceva il suo Secolo d'Oro, ad Amsterdam lavorava Rembrandt (1606-1669). L'artista aveva un debole per i "selfie": in vita ha disegnato, dipinto e inciso la sua immagine più di 80 volte!

Secondo l'appassionato, pittore e studioso d'arte Francis O'Neill, Rembrant si ritraeva con un sofisticato sistema di specchi che proiettava la sua immagine su una superficie su cui potevano essere tracciati dei contorni. O'Neill ha esposto la sua teoria sul Journal of Optics, spiegando che nell'Olanda del XVII secolo erano disponibili i migliori specchi sul mercato, e che gli occhi del pittore non guardano quasi mai dritto, come invece sarebbe stato se Rembrandt avesse disegnato osservandosi soltanto in uno specchio.

Bello come il Sole. Quanto ad autostima Luigi XIV (1638-1715) ne aveva da vendere. Sotto il suo governo la corte di Francia divenne una delle più sfarzose d'Europa e il re si convinse di essere così importante da imporre a pochi privilegiati della sua corte di assistere a tutti i rituali della sua giornata, proprio tutti: c'era anche chi presenziava alle sue funzioni fisiologiche!

Eppure, nonostante l'impegno di apparire "bello come il sole", una malalingua del tempo lo descriveva così: "sembrava camminare sui trampoli, tanto alti erano i tacchi delle sue scarpe, sempre agghindato come una donna, pieno di anelli, bracciali, collane, con una parrucca nera e ciocche dappertutto”.

Una parrucca di Maria Antonietta a forma di veliero
Le acconciature erano ottenute mettendo sulla cima del capo cuscinetti di crine di cavallo coperti con capelli veri e finti pettinati in modo da formare una sorta di piramide. Il tutto era poi fissato da lunghi spilloni. © Wik

Cos'hai in testa? La regina di Francia Maria Antonietta, prima di perdere la testa (letteralmente: venne ghigliottinata nel 1793), invece amava andare in giro con acconciature tanto originali quanto inverosimili.

Si chiamavano pouf: erano formate da una struttura ondeggiante, nascosta dai capelli, su cui venivano inseriti numerosi oggetti (ciondoli, fiori, ninnoli...).

Una volta battè ogni record di decenza facendosi vedere in giro con in testa addirittura un veliero!

La leggenda vuole che in occasione di una festa mondana non riuscisse a entrare in carrozza, tanto era ingombrante l'acconciatura: chiese perciò che fosse smontata - l'acconciatura - per essere poi rimontata a destinazione.

La ricca ereditiera milanese Luisa Casati in un dipinto di Giovanni Boldini (1908).

La Paris Hilton degli Anni '20. Luisa Casati (1881-1957) era la seconda figlia di un ricco produttore di cotone. Salì agli onori della cronaca per la sua vita stravagante e i suoi rapporti con il mondo dell'arte.

Vestiva in maniera bizzarra e passeggiava con ghepardi al guinzaglio. Nel 1910, acquistò a Venezia palazzo Venier dei Leoni (oggi sede della Fondazione Guggenheim), dove visse in compagnia di corvi albini, pavoni e ghepardi, sempre immersa in eventi mondani.

Le uscite, economicamente parlando, superavano però di gran lunga le entrate: in breve tempo si trovò i creditori alle porte e dovette mettere all'asta le sue proprietà. Morì in povertà a Londra, mentre un'altra maestra di stile, Coco Chanel, acquistava alcuni dei suoi beni.

L'imaginifico. Amico e amante di Luisa Casati, Gabriele d'Annunzio (1863-1938) non fu da meno. Nella biografia di Hughes-Hallett il "Vate" è descritto come un uomo disgustoso, senza capelli, con denti verdognoli, alito cattivo, depravato, egoista, vanitoso...

Eppure sognava di vivere come un principe del Rinascimento. Ai suoi ospiti regalava gioielli disegnati da lui stesso e che faceva realizzare da un orafo, e per le sue amanti non badava a spese: per le più giovani, che allietavano le sue notti al Vittoriale, preparava lui stesso camicie di seta color cipria o scintillanti d'oro e d'argento, vestaglie di velluto e sottovesti in chiffon. Ad addobbare le signore per la notte era la cameriera: un'altra delle sue amanti che lui stesso definiva bruttina, ma con “una bocca meravigliosa” e “una mano donatrice d’oblio”.

1 febbraio 2018 Giuliana Rotondi
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