Apprendimento e memoria: il ruolo della meraviglia

Perché ricordiamo alcuni avvenimenti e altri no? Quale filtro agisce alla base della memoria? Ecco come entrano in gioco lo stupore e la dopamina.

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| Maurizio Cogliandro / Contrasto

Una recente ricerca condotta dall'università di Edimburgo (Scozia) conferma che se un evento ci meraviglia o desta la nostra attenzione saremo in grado di ricordarlo meglio e scopre quali sono i meccanismi cerebrali coinvolti.

 

L'archiviazione di informazioni nel cervello risulta più efficace se l'evento è connesso a una nuova esperienza. L'esperimento dei ricercatori ha previsto l'inserimento di alcuni topi in un labirinto, dentro il quale si muovevano alla ricerca di cibo, la cui posizione cambiava ogni giorno. Il team ha rilevato che gli animali che si imbattevano in una nuova esperienza, entro 30 minuti dall'addestramento riuscivano a ricordare meglio la posizione del cibo il giorno successivo.

 

La nuova esperienza, che in questo caso poteva coincidere semplicemente con l'esplorazione di una superficie non familiare, provocherebbe infatti il rilascio di dopamina da un'area celebrale nota come locus coeruleus: i ricercatori sono riusciti a dimostrare l'elevata sensibilità di quest'area alle nuove esperienze. Da quella zona, la dopamina viene poi trasmessa all'ippocampo, l'area celebrale associata alla formazione dei ricordi. Questo è il primo studio a stabilire una connessione tra locus coeruleus e ippocampo.

 

«Le piccole sorprese di ogni giorno hanno riflessi importanti sulla vita e gli interessi delle persone. La meraviglia e lo stupore sono in grado di creare un alone migliore nei processi di memoria e permettono quindi la creazione di un ricordo, a differenza degli eventi banali che invece tendono a essere dimenticati», commenta Richard Morris, professore del Centro di sistemi cognitivi e neurali dell'università.

 

La ricerca conferma il valore delle strategie di apprendimento messe in atto dai migliori educatori.

 

11 settembre 2016 | Sara Moraca