9 curiosità sui nativi americani

La scultura più grande del mondo, l'indiano svizzero e le virtù circensi di Toro Seduto: immagini e curiosità sugli indiani d'America.

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L'ultimo Sioux. Sulle Black Hills (South Dakota) il monumento a Cavallo Pazzo (Tashunka Uitko, Crazy Horse in inglese) è la risposta dei capi Lakota alle teste scolpite sul monte Rushmore (territorio sacro) di Washington, Jefferson, Roosvelt e Lincoln (1°, 3°, 26° e 16° presidente degli Stati Uniti). I presidenti misurano circa 18 metri in altezza, il memoriale a Cavallo Pazzo sarebbe stato largo 195 metri e alto 172.

L'impresa è però incompleta: la foto qui sopra mostra il modello del monumento equestre e, sullo sfondo, il promontorio scolpito da cui emerge solo il profilo di Cavallo Pazzo, capo di guerra dei Sioux Oglala, che, insieme a Toro Seduto (Tatanka Yotanka, Sitting Bull in inglese, dei Sioux Hunkpapa), guidò una grande coalizione nella battaglia del Little Bighorn (quella del generale Custer, nel 1876), l'unica vera grande vittoria delle Nazioni Indiane. Meno di un anno dopo, già costretto alla resa, fu ucciso in circostanze mai chiarite.

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Il popolo a cavallo. Fino all'arrivo degli spagnoli i nativi americani non conoscevano il cavallo, scomparso dalle Americhe in epoca preistorica. Fu però amore a prima vista: in meno di un secolo, tra la fine del '500 e l'inizio del '600 la simbiosi tra indiani e cavalli era totale, e l'animale era diventato fondamentale segno di ricchezza e simbolo di libertà. Durante un'altra epica battaglia, nel 1876 sul fiume Rosebud (Montana), il generale Crook - in difficoltà - li definì "i migliori soldati a cavallo della Terra".

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L'indiano svizzero. I mustang e i pony sono folclore: più comuni, oggi, sono le Bull o le Harley Davidson, come questa, magari montate sfoggiando un abbigliamento ad hoc. A dirla tutta, comunque, il personaggio nella foto non è un nativo americano: è Angelo Burri, nato vicino a Zurigo nel 1939 e "naturalizzato" Angy Burri quando, nel 1988, durante il suo primo viaggio negli States, è stato "adottato" dalla nazione Crow per il suo impegno di musicista e filmaker in difesa dei diritti degli indiani d'America.

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Piedi Neri. Nel Montana, lungo l'indefinito confine tra Stati Uniti e Canada, due Nitsitapi nei costumi tradizionali sono pronti ad accogliere i turisti. Quella dei Nitsitapi è una confederazione che riunisce diverse tribù e a cui ci si riferisce spesso con la denominazione inglese di Blackfoot (Piedi Neri). I Nitstitapi ebbero contatti tardivi con l'uomo bianco e, più che dalle guerre, furono sconfitti (e decimati) dalle tante malattie infettive portate dai pionieri.

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Il gioco. Insieme al turismo, i casinò sono un'importante fonte di reddito nei territori delle Nazioni Indiane, dove tasse, regole e, entro un certo limite, anche leggi sono gestite direttamente dalle autorità dei nativi americani. Nella foto: il casinò di Pine Ridge (South Dakota), nella riserva indiana dei Lakota Sioux.

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Scenografie. Un teschio di bisonte americano ai margini della prateria: si tratta in realtà di una messa in scena a uso e costume dei turisti. Secondo le tradizioni dei nativi americani, la Luna rosa più vicina all'equinozio d'autunno è la Luna del raccolto, perché illumina anche dopo il tramonto e permette di proseguire il lavoro nei campi. Il teschio, riempito di spighe di grano, è un'offerta agli Spiriti per chiedere un raccolto più ricco.

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Ricordini. Nel Montana, i Crow, storicamente impiegati dall'esercito U.S. come guide indigene, gestiscono un negozio di souvenir per turisti in ricordo della battaglia del Little Bighorn (1876): la volta in cui i grandi capi di guerra delle Nazioni Indiane, in particolare Toro Seduto (Tatanka Yotanka) e Cavallo Pazzo (Tashunka Uitko), riuscirono a coalizzare numerose tribù e a guidarle nell'unica grande battaglia vinta contro le giacche blu, in quell'occasione guidate dal "generale" Custer, che in effetti era solo tenente colonnello.

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I Creek. Uno scenario da favola nel Willamette National Forest, in Oregon, dove ha sede uno degli uffici del Bureau of Indian Affairs: il Cow Creek Band of Umpqua Tribe of Indians, ente di governo della federazione di tribù Umpqua. Gli Umpqua incontrarono l'uomo bianco molto tardi rispetto ad altre popolazioni indiane, addirittura attorno ai primi anni del 1800, e si mostrarono fin da subito decisamente ostili. Non furono però le guerre a sconfiggerli, in soli due anni, tra il 1837 e il '38, ma le malattie: furono decimati da vaiolo, malaria e altre malattie infettive portate dai bianchi.

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Il mito. Un bisonte americano (Bison bison) nel parco nazionale di Buffalo (Canada): un animale di importanza fondamentale nell'economia e nelle tradizioni dei nativi. Si stima che in America alla fine del 1700 ci fossero 60-70 milioni di bisonti: appena un secolo dopo si contarono poco più di 300 esemplari in tutto, sterminati per divertimento e per nutrire città e cantieri. Grazie però agli interventi promossi da Theodore Roosevelt (26° presidente degli Usa, dal 1901 al 1909) si evitò la totale estinzione del bisonte, la cui popolazione oggi è stimata in 350-500.000 individui.

A Toro seduto, (Tatanka Yotanka, che significa Bisonte Seduto), simbolo delle guerre indiane, fu imposto di venire in Europa al seguito del Wild West Circus di Buffalo Bill. Era solito parlare agli spettatori in lingua Lakota: raccoglieva sempre molti applausi, anche se nessuno capiva nulla. E i suoi discorsi erano lunghe invettive e insulti contro i bianchi.

L'ultimo Sioux. Sulle Black Hills (South Dakota) il monumento a Cavallo Pazzo (Tashunka Uitko, Crazy Horse in inglese) è la risposta dei capi Lakota alle teste scolpite sul monte Rushmore (territorio sacro) di Washington, Jefferson, Roosvelt e Lincoln (1°, 3°, 26° e 16° presidente degli Stati Uniti). I presidenti misurano circa 18 metri in altezza, il memoriale a Cavallo Pazzo sarebbe stato largo 195 metri e alto 172.

L'impresa è però incompleta: la foto qui sopra mostra il modello del monumento equestre e, sullo sfondo, il promontorio scolpito da cui emerge solo il profilo di Cavallo Pazzo, capo di guerra dei Sioux Oglala, che, insieme a Toro Seduto (Tatanka Yotanka, Sitting Bull in inglese, dei Sioux Hunkpapa), guidò una grande coalizione nella battaglia del Little Bighorn (quella del generale Custer, nel 1876), l'unica vera grande vittoria delle Nazioni Indiane. Meno di un anno dopo, già costretto alla resa, fu ucciso in circostanze mai chiarite.