Curiosità

Corsetti vittoriani e macchine volanti: cos’è lo steampunk? Strano connubio tra futuro e atmosfere retrò

Lo steampunk è un movimento culturale in cui artisti e scrittori si sono immaginati come sarebbe il mondo oggi se fosse alimentato ancora a vapore, come nell'Ottocento.

Il successo del film Poor Things (premio Oscar 2024 per Emma Stone) rispolvera l'estetica steampunk, nata negli anni Ottanta-Novanta. Macchine volanti, navi retrò ma all'avanguardia, marchingegni a vapore e animali mutanti fanno parte di una Londra vittoriana "fantastica" immaginata dal regista Yorgos Lanthimos, ma "rubata" alle atmosfere futuristiche dei romanzi di Jules Vernes.

Fermi al vapore. Steampunk è una parola composta che in inglese suona letteralmente come "vapore da due soldi" ma che rimanda subito alla cultura giovanile punk, che dalla fine degli Anni '70 oltre a essere un fenomeno di moda si è interrogata proprio sul tema del futuro. Così, se il cyberpunk immagina un domani ipertecnologico e digitale, per lo steampunk tutto è fermo alla fine dell'Ottocento, l'epoca della regina Vittoria d'Inghilterra. Ma la mancata scoperta dell'energia elettrica o del motore a scoppio, secondo questo movimento culturale, non avrebbe fermato il progresso. Semplicemente, molti aspetti della modernità, dai trasporti al computer, si immaginano funzionare grazie al vapore.

Estetica vittoriana. Ottoni luccicanti, bulloni d'acciaio ingrassati, rigidi corsetti di velluto stringati, tonnellate di ghisa nera grondante olio e tante nuvole di vapore: ecco come sarebbero le città se la tecnologia degli ultimi cent'anni si fosse sviluppata intorno alle macchine a vapore. Un mondo dell'immaginario, una storia parallela alla nostra, una ucronia (letteralmente, "un tempo che non c'è"). Ma forse non impossibile.

Il rapporto uomo-energia. Il "motore" della civiltà, dalla preistoria fino alla seconda metà del '700, era stata la forza umana (o quella animale) con le uniche eccezioni del vento e dell'acqua usati per muovere macine e magli. Solo dopo le prime sperimentazioni del '600 il vapore, ottenuto da caldaie messe sotto pressione, riuscì a muovere macchine metalliche di peso e dimensioni fino ad allora inimmaginabili. E lo fece con una forza tale da investire l'intero pianeta con una rivoluzione: quella industriale.

La locomotiva. L'apice di quella tecnologia rivoluzionaria arrivò nella seconda meta del XIX secolo. Dalla prima automobile a vapore realizzata nel 1769 dal francese Nicolas-Joseph Cugnot, il fardier, che poteva trasportare quattro persone alla non eccitante velocita di 3,5 km/h si giunse negli Anni '90 dell'Ottocento a locomotive che raggiungevano record di 180 km/h (anche se la media non superava i 60-80 km/h). Magli e presse a vapore spingevano la produzione dell'industria pesante, piroscafi a pale solcavano i mari senza temere più le bonacce, l'industria tessile andava a gonfie vele.

Ispirazione letteraria. Gli scrittori che, alla fine degli Anni '80, hanno dato vita al genere steampunk (Kevin Jeter, Tim Powers, James Blaylock tra gli antesignani e Paul Di Filippo tra quelli di maggior successo) hanno attinto a piene mani alle opere degli scrittori dell'epoca del vapore: città invase dalle polveri del carbone (lo smog) usato per alimentare le caldaie si trovano nei romanzi di Arthur Conan Doyle (il creatore di Sherlock Holmes), nella saga fra cronaca e letteratura di Jack lo Squartatore e nelle anticipazioni del francese Jules Verne.

In nome del progresso. L'opinione pubblica del tempo era proiettata verso un ottimismo festoso dove il progresso, esaltato dai filosofi positivisti, era simboleggiato proprio dal vapore. Non stupisce quindi che la Londra vittoriana sia diventata lo sfondo ideale delle opere steampunk: la città è il luogo di una sorta di età dell'oro, dove fumare un sigaro non solo non faceva male, ma anzi era raccomandato dai medici, o dove le imponenti architetture di centrali a vapore e altoforni mettevano in ombra la dura realtà dello sfruttamento degli operai costretti a lavorare in quell'inferno.

Questo articolo è tratto da Focus Storia. Perché non ti abboni?

16 febbraio 2024 Focus.it
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